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Alla ricerca di sé. “Se non fosse stato per l’11 settembre, la storia di John sarebbe stata trattata
con indifferenza, forse curiosità, negli Stati Uniti”, ha detto Frank Lindh intervendo
a una riunione del Commonwealth Club della California. La storia di “Johnny Taliban”
è nota: il ragazzo, oggi 25enne, si converte all’Islam nel 1997. Va a studiare
l’arabo e a imparare il Corano nello Yemen e poi, per problemi di visto, in Pakistan.
Nell’aprile 2001 dice ai suoi genitori di voler andare sulle montagne del Pakistan
“per sfuggire al caldo”. Solo al momento del suo arresto la sua famiglia scopre
in realtà che è andato in Afghanistan, arruolandosi come volontario nell’esercito
talebano. Viene addestrato nei campi che scopre essere finanziati da Osama bin
Laden, e incontra una volta lo sceicco saudita. Che però “lo lascia molto scettico,
perché John capì subito che bin Laden non era un vero musulmano”, dice il padre.
La guerra. In quei mesi prima dell’11 settembre 2001, ricorda Frank Lindh, gli Usa non
erano in guerra con il governo talebano. Anzi: ancora a luglio parlavano di collaborare
con esso per eradicare i campi di oppio. Poi, gli attentati di New York e Washington
ribaltano lo scenario: i talebani diventano terroristi nemici, i signori della
guerra dell’Alleanza del nord sono le truppe sul campo della guerra dichiarata
dagli Usa al regime di Kabul. John viene mandato al fronte con un’arma che non
userà mai. Viene catturato dai miliziani di Rashid Dostum, uno dei signori della
guerra più spietati. Viene tenuto prigioniero insieme ad altri 400 combattenti
in un carcere di Kunduz, dove una rivolta provoca il massacro indiscriminato dei
detenuti. John, ferito a una gamba, viene poi trovato vivo insieme ad altri 86
superstiti. E viene dato in pasto, accusa il padre, a un Paese desideroso di vendetta.
Il trattamento in patria. “La copertura dei media è stata dall’inizio completamente negativa e piena di
pregiudizi”, sostiene Frank Lindh. La Cnn trasmette un’intervista a John agonizzante
sulla barella e intontito dalla morfina. I giornali, dai tabloid a quelli più
autorevoli, scrivono che è un traditore. E i politici non calmano gli animi. Il
segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, dichiara che John “è stato catturato
dalle forze americane con un kalashnikov in mano”. Una colossale bugia, secondo
il padre di John. L’ex presidente George Bush propone in sostanza di metterlo
alla gogna, portandolo in giro per gli Usa lercio e coi capelli lunghi “per vedere
come lo riceveranno gli americani”. Il senatore repubblicano John McCain, aspirante
candidato repubblicano nel 2008, dice che vorrebbe portarlo a Ground Zero “per
vedere come si sente”. Il sindaco di New York, Rudy Giuliani, propone la pena
di morte per alto tradimento.
Le accuse di torture. Infine, accusa il padre, John Lindh è stato torturato dalle forze americane.
“E’ stato trattato in un modo vergognoso per la nostra nazione e i suoi ideali”,
ha detto. “La sua ferita è stata lasciata marcire. E’ stato bendato e legato a
mani e piedi con delle strisce di plastica che gli hanno causato un dolore fortissimo.
E’ stato spogliato e imbavagliato, poi lasciato nudo al freddo in un container
nel deserto dell’Afghanistan. E quello che trovo più preoccupante è il fatto che
questi abusi erano completamente gratuiti. John non aveva bisogno di essere torturato
per dire ai soldati americani cosa sapeva e cosa aveva fatto. Era semplicemente
contento di essere stato salvato, non aveva niente da nascondere. Non riesco a
capire perché i militari hanno creduto necessario umiliarlo così”. Alessandro Ursic