30/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La vera storia di John Walker Lindh, che gli Usa definiscono un traditore
Né terrorista, né traditore della patria. Solo un giovane confuso al posto sbagliato nel momento sbagliato, e che per colpe non sue è diventato il catalizzatore dell’odio di una nazione, subendo un trattamento “indegno per questo Paese”. Il padre di John Walker Lindh, il “talebano americano” arrestato quattro anni fa a Kunduz dalle forze dell’Alleanza del nord, dopo quattro anni di discrezione ha detto la sua verità. Nel tentativo di ridare dignità al figlio, attualmente in un carcere della California con 20 anni di pena da scontare e una richiesta di clemenza appena presentata al presidente Bush.
 
Frank Lindh ricostruisce la storia del figlio al Commonwealth ClubAlla ricerca di sé. “Se non fosse stato per l’11 settembre, la storia di John sarebbe stata trattata con indifferenza, forse curiosità, negli Stati Uniti”, ha detto Frank Lindh intervendo a una riunione del Commonwealth Club della California. La storia di “Johnny Taliban” è nota: il ragazzo, oggi 25enne, si converte all’Islam nel 1997. Va a studiare l’arabo e a imparare il Corano nello Yemen e poi, per problemi di visto, in Pakistan. Nell’aprile 2001 dice ai suoi genitori di voler andare sulle montagne del Pakistan “per sfuggire al caldo”. Solo al momento del suo arresto la sua famiglia scopre in realtà che è andato in Afghanistan, arruolandosi come volontario nell’esercito talebano. Viene addestrato nei campi che scopre essere finanziati da Osama bin Laden, e incontra una volta lo sceicco saudita. Che però “lo lascia molto scettico, perché John capì subito che bin Laden non era un vero musulmano”, dice il padre.
 
John LindhLa guerra. In quei mesi prima dell’11 settembre 2001, ricorda Frank Lindh, gli Usa non erano in guerra con il governo talebano. Anzi: ancora a luglio parlavano di collaborare con esso per eradicare i campi di oppio. Poi, gli attentati di New York e Washington ribaltano lo scenario: i talebani diventano terroristi nemici, i signori della guerra dell’Alleanza del nord sono le truppe sul campo della guerra dichiarata dagli Usa al regime di Kabul. John viene mandato al fronte con un’arma che non userà mai. Viene catturato dai miliziani di Rashid Dostum, uno dei signori della guerra più spietati. Viene tenuto prigioniero insieme ad altri 400 combattenti in un carcere di Kunduz, dove una rivolta provoca il massacro indiscriminato dei detenuti. John, ferito a una gamba, viene poi trovato vivo insieme ad altri 86 superstiti. E viene dato in pasto, accusa il padre, a un Paese desideroso di vendetta.
 
Rashid Dostum, signore della guerra afghanoIl trattamento in patria. “La copertura dei media è stata dall’inizio completamente negativa e piena di pregiudizi”, sostiene Frank Lindh. La Cnn trasmette un’intervista a John agonizzante sulla barella e intontito dalla morfina. I giornali, dai tabloid a quelli più autorevoli, scrivono che è un traditore. E i politici non calmano gli animi. Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, dichiara che John “è stato catturato dalle forze americane con un kalashnikov in mano”. Una colossale bugia, secondo il padre di John. L’ex presidente George Bush propone in sostanza di metterlo alla gogna, portandolo in giro per gli Usa lercio e coi capelli lunghi “per vedere come lo riceveranno gli americani”. Il senatore repubblicano John McCain, aspirante candidato repubblicano nel 2008, dice che vorrebbe portarlo a Ground Zero “per vedere come si sente”. Il sindaco di New York, Rudy Giuliani, propone la pena di morte per alto tradimento.
 
John Lindh è stato torturato dalle forze americane, accusa il padreLe accuse di torture. Infine, accusa il padre, John Lindh è stato torturato dalle forze americane. “E’ stato trattato in un modo vergognoso per la nostra nazione e i suoi ideali”, ha detto. “La sua ferita è stata lasciata marcire. E’ stato bendato e legato a mani e piedi con delle strisce di plastica che gli hanno causato un dolore fortissimo. E’ stato spogliato e imbavagliato, poi lasciato nudo al freddo in un container nel deserto dell’Afghanistan. E quello che trovo più preoccupante è il fatto che questi abusi erano completamente gratuiti. John non aveva bisogno di essere torturato per dire ai soldati americani cosa sapeva e cosa aveva fatto. Era semplicemente contento di essere stato salvato, non aveva niente da nascondere. Non riesco a capire perché i militari hanno creduto necessario umiliarlo così”. 

Alessandro Ursic

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