scritto per noi da
Eugenio Roscini Vitali
Il 24 gennaio, il presidente congolese Denis Sassou-Nguesso è stato nominato
al vertice dell’Unione Africana. Ecco il profilo di uno dei leader più longevi
del continente, chiamato a affrontare sfide molto impegnative per il futuro del
continente: dai conflitti irrisolti in Darfur e Costa d’Avorio, ai rapporti economici
e politici con le istituzioni internazionali e l’Occidente

Presidente del Congo-Brazzaville e già a capo dell’Organizzazione dell’Unità
Africana (Oua) dal 1986 al 1987, Denis Sassou-Nguesso appare oggi il personaggio
politico più adatto ad affrontare le molteplici crisi del continente. Nato politicamente
come marxista, Nguesso ha saputo cogliere le trasformazioni di fine secolo, uniformando
la politica congolese ai princìpi di democrazia e risolvendo le innumerevoli crisi
che hanno agitato la sua carriera politica. Grazie ai legami con l’occidente e
alle doti di comunicazione, Nguesso potrebbe dare all’Ua la visibilità e il peso
necessari alla risoluzione dei più scottanti problemi africani. Senza però dimenticare
i lati oscuri della sua carriera politico-militare, che l’ha portato a prendere parte a due guerre civili costate la vita a decine
di migliaia di persone e che hanno ridotto in ginocchio l’economia del paese.
Gli esordi. Nguesso nasce nel 1943 a Edou, 400 chilometri a nord della capitale Brazzaville.
Entra nelle Forze Armate nel 1960, poco dopo l’indipendenza del Paese. Distintosi
per le sue qualità e per la spiccata inclinazione alla vita militare, nel 1968
prende parte al colpo di stato militare che porta al potere Marien Ngouabi e nel
dicembre dell’anno successivo esordisce in politica fondando il Pct (Partito Congolese
dei Lavoratori). Chiamato a dirigere l’apparato di sicurezza, nel 1975, all’età
di 32 anni, viene nominato Ministro della Difesa. Dopo l’assassinio di Ngouabi,
avvenuto nel marzo del 1977, Nguesso gioca un ruolo chiave nel mantenere il controllo
del Paese, tanto che dopo l’ascesa al potere di Joachim Yhombi-Opango viene nominato
vice-presidente del Comitato Militare di Partito e promosso al grado di colonnello.
Nel 1979 la consacrazione: in gennaio, accusato di corruzione, Yhomby-Opango lascia,
e l’8 febbraio Nguesso viene nominato presidente del Pct e scelto dal Cmp a guida
del paese.
La transizione. Pur essendo considerato un rigido militare non incline ai cambiamenti, Nguesso
passa da una visione marxista dello stato ad una più moderata politica filo-occidentale.
Nel 1982 mette in piedi un piano quinquennale di sviluppo, che viene però ostacolato
dalla simultanea discesa del prezzo del petrolio (il Congo è paese produttore)
e dal crollo del dollaro. Per salvare il paese dalla bancarotta, Nguesso negozia
un prestito con il Fondo Monetario Internazionale e apre le porte ai paesi stranieri,
agevolando gli investimenti di Stati Uniti e Francia e mantenendo ottimi rapporti
con
l’Unione Sovietica di Breznev. Rieletto presidente, nel 1986 viene chiamato a
dirigere l’Oua e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (Cesac).
Con il crollo dei governi comunisti e
sotto la pressione della comunità internazionale, Nguesso favorisce l’apertura
alla democrazia, al multipartitismo e alla liberalizzazione delle imprese statali.
Il 25 febbraio del 1991 convoca una Conferenza Nazionale e fissa la data delle
elezioni presidenziali al 2 giugno dell’anno successivo. Candidato alla sua stessa
successione, Nguesso viene però sconfitto al primo turno e al ballottaggio appoggia
Pascal Lissouba, che con il 61 percento dei voti diventa il nuovo presidente.
La guerra civile. Sfortunatamente rapporti tra i due uomini politici si deteriorano presto, e tra
il 1992 ed il 1997 il paese viene sconvolto dalla guerra civile, costata la vita
a migliaia di persone. Per sfuggire alla morte, Nguesso si ritira in Francia,
dove trascorrerà due anni. Dopo aver deciso di partecipare alle elezioni del luglio
1997, rientra in patria e grazie all’intervento delle milizie a lui fedeli e all’appoggio
dell’Angola, il 14 ottobre entra da vincitore a Brazzaville e poco dopo viene
dichiarato presidente. Dopo la fuga di Lissouba dal paese e l’approvazione della
nuova Costituzione, che garantisce al capo dello stato un mandato di sette anni,
il 10 marzo del 2002 Nguesso vince le elezioni con il 90 percento delle preferenze.
I problemi interni. L’elezione di Nguesso a presidente dell’Ua non deve però far dimenticare i problemi
interni del Congo-Brazzaville, tra cui la difficile situazione nella regione del
Pool, teatro di una seconda guerra civile che è costata la vita a migliaia di
persone. L’insicurezza nella regione è ancora diffusa, come confermano la Croce
Rossa Internazionale e Medici Senza Frontiere che, dopo essere stati bersaglio
di attacchi da parte di gruppi armati, hanno deciso di ritirare parte dei loro
operatori. Durante il conflitto, la regione di Pool è stata la principale roccaforte
dei
guerriglieri antigovernativi ‘Ninja’ guidati da Pasteur Ntubi, che malgrado la firma della pace non sono stati ancora
disarmati e si danno a frequenti razzie nei confronti della popolazione civile.