La
vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi sconvolge il Medio
Oriente. Cambiano lo scenario, le alleanze, gli equilibri dell'intera
regione.
Il rischio è che, se continuerà la politica americana di dominio di
quest'area, si saldino le componenti sciita e sunnita oggi divise. E'
significativo che lo sciita Iran abbia espresso la sua soddisfazione
per la vittoria del movimento sunnita palestinese.
Tutti si aspettavano una forte affermazione del movimento integralista
ma tutti pensavano che, comunque, avrebbe vinto il partito di Yasser
Arafat.
La stessa intelligence israeliana sosteneva che avrebbe vinto, anche se di misura,
Al Fatah.
La
prima osservazione è che sono state elezioni democratiche. Gli
osservatori stranieri hanno giudicato corretto l'andamento del voto.
Coloro che dicono di voler esportare la democrazia nel mondo dovrebbero
rallegrarsene. E, invece, non è così, eppure con questa nuova realtà
tutti dovremo fare i conti. Nel nuovo parlamento palestinese Hamas ha
ottenuto 76 seggi contro i 43 di Al Fatah e, dunque, la maggioranza
assoluta.
La politica israeliana di delegittimazione dell'Autorità Nazionale
Palestinese ha, nei fatti, aiutato il partito degli integralisti
islamici. Quando si radicalizza lo scontro prevalgono sempre le due
estreme. Sembra passato un secolo dagli accordi di pace di Oslo eppure,
dodici anni fa, il sogno di una soluzione al conflitto
israelo-palestinese sembrava realizzarsi.
L'Europa, la
Russia e gli Stati Uniti che oggi esprimono preoccupazione, e che
sottoscrissero gli accordi di Oslo, sono respoonsabili di non aver
"imposto" la pace. Più si registringevano gli spazi di sopravvivenza
per i palestinesi e più si affermava Hamas. Certo, c'è stata
un'Autorità Nazionale Palestinese che ha abusato del suo potere,
ignorando le necessità reali della sua gente mentre in tutti questi
anni Hamas ha assunto un ruolo anche di assistenzialismo che Al Fatah
non ha svolto.
Ma Sharon sapeva benissimo che la sua politica di "aggressione"
comportava una dura e sbagliata reazione. Agli insediamenti,
all'occupazione, all'umiliazione gli altri rispondevano con i kamikaze
in un circolo vizioso di violenza e sopraffazione. Sharon sapeva
benessimo che il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza avrebbe
rafforzato chi a Gaza contava di più e cioè Hamas mentre l'Anp,
umiliata e delegittimata nei territori occupati della Cisgiordania, si
è presentata alla sua gente con le mani vuote.
Israele ha già
detto che non tratterà con i terroristi. Gli Usa idem, l'Europa
sollecita invece "tutte le fazioni a disarmarsi, a rinunciare alla
violenza e riconoscere il diritto d'Israele ad esistere".
E'
giusto l'appello al disarmo ma quello che vale per Hamas deve valere
anche per Israele. Oggi il diritto e la legalità internazionale sono
violati.Hamas deve riconoscere Israele ma anche Israele deve
riconoscere lo Stato palestinese.
Hamas deve disarmarsi ma
anche Israele deve smetterla di usare violenza. C'è un'unica strada
percorribile ed è quella della soluzione politica che accontenti
isrealiani e palestinesi, nello stesso modo, partendo dalle risoluzioni
dell'Onu.
La pace, prima di tutto.
Sandro Ruotolo