scritto per noi da
Matteo Colombi

A pochi passi da casa si trova un supermercato. Tra le riviste in mostra, Time,
Newsweek, donne e motori, settimanali di sport e salute e anche, immancabili,
un paio di riviste sulle armi da fuoco. Queste riviste sono veri e propri cataloghi,
con alcuni articoli sulle avventure dei ‘nostri’ in Iraq, analisi ed esaltazione
di questa o quella arma. Come è possibile constatare, sfogliando pagina dopo pagina,
esiste a disposizione del consumatore americano un arsenale impressionante, facilmente
e legalmente reperibile, a pagamento. Questi cataloghi vendono armi che possono
solo servire a fare la guerra. Non si fanno operazioni di polizia con mitragliatori
equipaggiati con lanciagranate, obiettivo dotato di puntatore laser, occhiali
per facilitare la visione notturna, silenziatori. Né ci si difende dagli scippatori
o dagli intrusi in casa con tale potenza di fuoco.
L’Fbi ha passato gli ultimi anni a spiare e infiltrare vari gruppi che manifestano
pacificamente contro la guerra in Iraq, ma sarebbe in grado di dire a chi vengono
vendute tutte queste armi? E chi le compra le ammassa per quale scopo? Con quale
ideologia della patria, della democrazia? Vorrei capire come mai non si parla
più delle ‘milizie’ americane; da cui scaturì l’attacco terroristico di Oklahoma
City, sotto la presidenza Clinton. Sono scomparse, hanno smesso di odiare il governo
federale, oppure si sentono meglio rappresentate? Insomma, come è possibile che
io possa andare a comprarmi l’aspirina al supermercato e volendo potrei uscirne
con un catalogo d’armi con cui costruire un piccolo esercito!?

Avendo studiato economia, devo supporre che per stare in piedi tutte queste ditte
d’armi devono avere un volume di vendite di almeno qualche decina di migliaia
di pezzi. Di nuovo, chi si sta armando in questo paese grande quanto un continente?
Per quale futuro conflitto? Posso dirvi che dalla retorica delle riviste i consumatori
non sono dei rivoluzionari di sinistra; ma piuttosto delle persone con una certa
propensione per la forza e la violenza come misura della virilità, come strumento
per temprare gli animi. Chi aspettano al varco?
E’ ovvio che oggi il governo ufficiale, le polizie locali, sono un freno; ed
è probabile che chi le compra non sia fortemente inquadrato, ma piuttosto ideologicamente
contiguo. Queste armi per ora vengono stoccate, ma non sono utilizzate. Tuttavia
non è impensabile che in un momento di crisi sociale, in un momento di difficoltà
nel sopprimere il dissenso con le attuali tecniche (silenzio stampa, cooptazione
dell’opposizione ‘ufficiale’, licenziamenti, atti di intimidazione volti a demoralizzare
i dissenzienti) non sorga uno squadrismo americano per difendere la patria dai
‘devianti’ indicati dai potenti che traballano; o peggio ancora, da chi cercherà
di sostituirsi da destra alla fine del regime di cui ormai il partito repubblicano
e buona parte del partito democratico sono partecipi.

Forme di ‘squadrismo’ americano sono esistite, dal basso e parallele al maccartismo
che oggi di nuovo regna imperante ai livelli alti del potere. Lo squadrismo americano
si è chiamato Ku Klux Klan e con altri nomi e altre organizzazioni più o meno
formali, volte a mantenere l’apartheid americano con il ricorso al terrore; ma
è esistito anche alla frontiera, sotto forma del
posse comitatus con cui si organizzavano bande per punire od estirpare gli indiani, o altri,
che erano d’ostacolo. Ripeto...cosa si preparano a fare quelli che comprano armi
d’assalto? Quale guerra preparano?
E’ importante ricordarsi che i repubblicani vicini a Bush e i suoi famigli non
hanno avuto remore a ‘prendersi’ la presidenza nel 2000, in un colpo di mano istituzionalizzato
ex post facto, e che non hanno certo avuto remore nel versare il sangue di decine e decine
di migliaia di americani e iracheni per calcoli di potere e ambizione. Hanno già
violato molti degli aspetti procedurali della democrazia e del ‘
rule of law’ che contrassegna le repubbliche, anche quelle non democratiche; e hanno già
messo in atto la tortura, il sequestro di persona, la guerra, tutto all’interno
di una teoria di potere presidenziale al di sopra ed al di fuori della legge.
Siamo già in un contesto fortemente degradato dal punto di vista delle garanzie
democratiche e liberali; e ancor di più degradato ideologicamente nell’accettazione
di dottrine politiche sempre più affini a un autoritarismo violento. Il modello
di uomo, di maschio, di patriota promosso da questa amministrazione; l’idea dello
stato d’emergenza permanente, sono in sé corrosivi, in sé ammiccano alle logiche
aggressive su cui fanno leva i mercanti d’armi da guerra al dettaglio. Basta andare
al supermercato per vedere!