26/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Trionfo di Hamas alle elezioni palestinesi
Si potrebbe dire, non senza qualche ragione, che il governo israeliano ha lavorato per anni a questo risultato elettorale. Sia il Likud che i laburisti non hanno mai voluto fino in fondo compiere l’unico atto che avrebbe consolidato la dirigenza del Fatah, e cioè riconoscere il sacrosanto diritto all’esistenza di uno stato palestinese.
 
Anzi, il governo israeliano ha costruito questo risultato elettorale rendendo sempre più aspro lo scontro militare. La differenza tra la prima e la seconda intifada nel numero dei morti e dei feriti è impressionante.
Rendendo sempre più difficile la vita civile dei palestinesi, impedendo agli studenti di andare a scuola, impedendo ai feriti, ai malati, e alle donne partorienti di arrivare vivi in ospedale, sostenendo fino a pochi mesi fa la politica della colonizzazione dei Territori.
Prima il governo israeliano ha massacrato la classe dirigente palestinese. Lo ha fatto mettendo sotto assedio militare Arafat, chiudendo in carcere, sepolti di ergastoli, i principali e più amati (e più vicini alla linea del dialogo) dirigenti politici della Autorità nazionale palestinese.
Poi, dopo essersi assicurati la tabula rasa, hanno abbandonato in modo unilaterale la Striscia di Gaza costruendo una delle più impressionanti operazioni mediatiche della storia recente, subito strumentalizzata come grande vittoria da Hamas. Quasi che ci fosse un accordo.
Hanno scacciato i coloni, e hanno lasciato ai palestinesi l'onere e l'onore di gestire i “loro” lembi di terra. Ma solo dopo essersi assicurati che il futuro Stato palestinese non avesse più gerarchie civili o militari che potessero realmente tenere sotto controllo la situazione.

Il risultato è questa specie di plebiscito. Non tanto per i 70 seggi su 132, che pure sono un’enormità, ma perché la vittoria di Hamas è il simbolo della fine di un’era. Quella dei ‘vecchi leoni’, quella della vecchia politica del Fatah e della Palestina laica.
 
“Non riconosceremo Israele”, tuonano i vertici del partito islamista appena è stata annunciata la loro vittoria, come se il ‘nuovo’ potesse essere rappresentato da qualcuno che si rifiuta di vedere la realtà e di prendere atto di una situazione ormai immodificabile.
 
Ma se questo è accaduto, se una società laica, cosmopolita e progressista vota in massa un’organizzazione che manda le ronde sulle spiagge di Gaza per bastonare i giovani che fanno il bagno se non sono abbastanza coperti, dei colpevoli ci sono.
Sono colpevoli i governi israeliani, ma sono colpevoli anche gli stessi dirigenti di Fatah.
Fino a quando è stato vivo Arafat nessuno ha osato protestare contro il vecchio padre un po’ burbero, ma quando il rais è morto la pazienza dei palestinesi era allo stremo, dopo decenni di promesse non mantenute e dopo una seconda intifada che ha massacrato le anime e i corpi di un popolo.
 
Fatah non l’ha capito, e basta passeggiare per i quartieri residenziali di Ramallah, guardare le ville dei dirigenti di Fatah, per cogliere l’errore politico (e forse anche penale) di una classe dirigente che non ha saputo utilizzare il sostegno internazionale per fare scuole e ospedali.
Coma invece ha fatto Hamas.
E oggi ognuno raccoglie quello che ha seminato.
 
Christian Elia 
Maso Notarianni
 

Categoria: Politica
Luogo: Israele - Palestina
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