“Mi hanno infilato la testa in una maschera a gas, subito dopo avermi spruzzato
in gola una sostanza chimica che mi ha quasi soffocato. Poi hanno minacciato di
iniettarmi nella vene il virus dell’HIV, se non avessi rispettato dettagliatamente
i loro ordini”.
A raccontarlo è Ruslan Sharimov, venticinquenne giornalista e attivista per i
diritti umani uzbeko, dalla prigione della capitale Tashkent, dove si trova dal
maggio di quest’anno. La dichiarazione è contenuta in una lettera indirizzata
allo Human Rights Watch, nella quale il giornalista si appella al Segretario Generale
delle Nazioni Unite, Kofi Annan, sollevando il problema della libertà di stampa
nell’ex repubblica sovietica e dei metodi repressivi con i quali viene spesso
negata.
Ruslan Sharimov è noto nel Paese per aver ripetutamente condannato la corruzione
nelle alte sfere politiche e burocratiche della repubblica centro-asiatica. Arrestato
con l’accusa – non provata – di aver violato la legge numero 120 del codice penale
uzbeko (che proibisce i rapporti omosessuali nel paese), Sharimov ha espressamente
chiesto di restare nella sua cella nel carcere di Tashkent, dove la sua vita sarebbe
più al sicuro. "Vogliono mandarmi in una colonia penale lontano da qui”, sostiene
il giornalista, “ma io so già che laggiù c’è chi mi aspetta per farmi fuori. Sono
un personaggio scomodo”.
L’Uzbekistan, dove la censura degli organi di comunicazione è ufficialmente vietata,
non è nuovo alle accuse da parte di organizzazioni internazionali che si battono
per la libertà di stampa. Tra il 1997 e il 2001, secondo l’associazione Reporters
sans Frontières, altri quattro giornalisti, Jusuf Ruzimuradov, Mohammed Bekjanov,
Majid Abdurahimov e Shadi Mardiev, sono stati arrestati, incriminati, processati
e condannati a diversi anni di reclusione in circostanze poco chiare. Nel marzo
di quest’anno, Ismat Kushev ha ricevuto ripetute minacce di morte dopo aver pubblicamente
protestato per la chiusura del settimanale culturale Milliy Talim, nel quale lavorava
come editore. Benché nel maggio dello scorso anno, appena dieci giorni dopo la
giornata mondiale per la libertà di stampa, i giornali uzbeki siano usciti per
la prima volta senza censura, la realtà continua ad essere diversa. “Io e i miei
colleghi", dichiara dal carcere Ruslan Sharimov, "confidiamo negli sforzi fatti
dalla comunità internazionale per ridarci giustizia e per riportare la libertà
di stampa in un nuovo Uzbekistan”.
Pablo Trincia