23/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista uzbeko, incarcerato per aver condannato la corruzione
“Mi hanno infilato la testa in una maschera a gas, subito dopo avermi spruzzato in gola una sostanza chimica che mi ha quasi soffocato. Poi hanno minacciato di iniettarmi nella vene il virus dell’HIV, se non avessi rispettato dettagliatamente i loro ordini”.
A raccontarlo è Ruslan Sharimov, venticinquenne giornalista e attivista per i diritti umani uzbeko, dalla prigione della capitale Tashkent, dove si trova dal maggio di quest’anno. La dichiarazione è contenuta in una lettera indirizzata allo Human Rights Watch, nella quale il giornalista si appella al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, sollevando il problema della libertà di stampa nell’ex repubblica sovietica e dei metodi repressivi con i quali viene spesso negata.
 
Ruslan Sharimov è noto nel Paese per aver ripetutamente condannato la corruzione nelle alte sfere politiche e burocratiche della repubblica centro-asiatica. Arrestato con l’accusa – non provata – di aver violato la legge numero 120 del codice penale uzbeko (che proibisce i rapporti omosessuali nel paese), Sharimov ha espressamente chiesto di restare nella sua cella nel carcere di Tashkent, dove la sua vita sarebbe più al sicuro. "Vogliono mandarmi in una colonia penale lontano da qui”, sostiene il giornalista, “ma io so già che laggiù c’è chi mi aspetta per farmi fuori. Sono un personaggio scomodo”.
 
L’Uzbekistan, dove la censura degli organi di comunicazione è ufficialmente vietata, non è nuovo alle accuse da parte di organizzazioni internazionali che si battono per la libertà di stampa. Tra il 1997 e il 2001, secondo l’associazione Reporters sans Frontières, altri quattro giornalisti, Jusuf Ruzimuradov, Mohammed Bekjanov, Majid Abdurahimov e Shadi Mardiev, sono stati arrestati, incriminati, processati e condannati a diversi anni di reclusione in circostanze poco chiare. Nel marzo di quest’anno, Ismat Kushev ha ricevuto ripetute minacce di morte dopo aver pubblicamente protestato per la chiusura del settimanale culturale Milliy Talim, nel quale lavorava come editore. Benché nel maggio dello scorso anno, appena dieci giorni dopo la giornata mondiale per la libertà di stampa, i giornali uzbeki siano usciti per la prima volta senza censura, la realtà continua ad essere diversa. “Io e i miei colleghi", dichiara dal carcere Ruslan Sharimov, "confidiamo negli sforzi fatti dalla comunità internazionale per ridarci giustizia e per riportare la libertà di stampa in un nuovo Uzbekistan”.
Pablo Trincia
Categoria: Diritti
Luogo: Uzbekistan