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I fatti. Grida di disappunto e parole grosse sono volate nel bel mezzo del palazzo presidenziale boliviano,
mentre il neo eletto presidente della Repubblica, Evo Morales, stava nominando
le nuove alte cariche militari dello Stato. A inscenare la protesta, che per qualche
minuto ha tenuto alta la tensione nella sala, sono state la moglie e la figlia
di Marco Antonio Vásquez, generale dell’esercito boliviano non inserito dal presidente
nella lista delle alte cariche militari. La protesta, plateale, non è piaciuta
agli uomini della sicurezza presidenziale, costretti ad allontanare, con l’uso
della forza le due donne, cacciate via dalla cerimonia. Dal canto suo il generale
Marco Antonio Vásquez, dimenandosi con vigore fra le grinfie dei robusti uomini
della scorta di Morales, cercava in tutti i modi di evitare che le sue familiari
fossero allontanate in malo modo e ha ingaggiato una breve colluttazione che fortunatamente
non ha però sortito effetti dannosi per nessuno.
Dalla parte del presidente. Non sono stati tutti d’accordo con le proteste dei generali. Marcelo Antezana,
fino a pochi giorni fa una delle maggiori cariche militari boliviane, e ora dimissionario
sostituito da Wilfredo Vargas, ha fatto sapere che è nella natura degli stati
democratici che le forze militari siano soggette alle decisioni politiche. “Per
vivere bene in democrazia- dice- si deve arrivare a subordinare il potere militare
al potere politico. E’ la classe politica che ha il compito di governare”. Ma
questo, vista la sua posizione, potrebbe essere un timido tentativo di ingraziarsi
il presidente. Lo stesso Antezana è stato fra i protagonisti che hanno dato il
via alle indagini sulla distruzione dei missili. Secondo alcune dichiarazioni
dell’ex presidente Rodriguez, i razzi (considerati materiale in disuso e potenzialmente
pericoloso), sarebbero stati disattivati, nel mese di ottobre scorso, con l’aiuto
delle forze Usa, ma lui non avrebbe mai e poi mai acconsentito ad un loro viaggio
verso Washington. Di diverso avviso le dichiarazioni del generale Antezana, che
ha tenuto a precisare che sarebbe stata l’ambasciata degli Stati Uniti ad imporre
la distruzione degli NH5 (missili terra-aria), preoccupata dalle elezioni e dalla
possibile vittoria di Evo Morales. Il militare ha anche sottolineato che l’ambasciata
Usa sosteneva vi fosse un imminente pericolo per la sicurezza mondiale e per la
lotta al terrorismo, considerando la Bolivia una nazione di sinistra. La Bolivia
dunque deve fare i conti con le vecchie abitudini politiche anche adesso che il
vento è cambiato: “E’ tempo di capire che stiamo assistendo a un cambio strutturale
imponente che modificherà in modo totale il corso della storia del nostro paese”
conclude il generale. Staremo a vedere.
Alessandro Grandi