26/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, il malcontento di alcuni ufficiali accantonati dal nuovo governo di Evo Morales
Momenti difficili per Evo Morales, neo presidente boliviano, alle prese con una crisi militare che rischia di far sprofondare la politica nazionale ancora prima che inizi.
 
Evo MoralesI fatti. Grida di disappunto e parole grosse sono volate nel bel mezzo del palazzo presidenziale boliviano, mentre il neo eletto presidente della Repubblica, Evo Morales, stava nominando le nuove alte cariche militari dello Stato. A inscenare la protesta, che per qualche minuto ha tenuto alta la tensione nella sala, sono state la moglie e la figlia di Marco Antonio Vásquez, generale dell’esercito boliviano non inserito dal presidente nella lista delle alte cariche militari. La protesta, plateale, non è piaciuta agli uomini della sicurezza presidenziale, costretti ad allontanare, con l’uso della forza le due donne, cacciate via dalla cerimonia. Dal canto suo il generale Marco Antonio Vásquez, dimenandosi con vigore fra le grinfie dei robusti uomini della scorta di Morales, cercava in tutti i modi di evitare che le sue familiari fossero allontanate in malo modo e ha ingaggiato una breve colluttazione che fortunatamente non ha però sortito effetti dannosi per nessuno.
Durante la cerimonia di insediamento Morales ha fatto sapere che sarà necessaria una indagine sui fatti accaduti la scorsa settimana che vedono protagonisti i militari boliviani:secondo quanto detto da Morales, alcuni missili di proprietà boliviana sarebbero stati consegnati agli uomini dell’esercito degli Stati Uniti affinché li disattivassero. “Mi dispiace molto dover dire che abbiamo ricevuto alcune segnalazioni sul disarmo delle forze armate, che sarebbe avvenuto senza rispettare i procedimenti militari stabiliti. Adesso abbiamo la possibilità di fare delle indagini e lo faremo”, ha detto Morales visibilmente serio in volto, che ha continuato con un minaccioso “e nessuno si deve sentire disturbato da queste ricerche. Se un militare non ha nulla da nascondere, non deve temere nulla”.
Alcuni uomini dell'esercito, che forse credevano di riuscire a entrare nelle alte gerarchie militari, hanno fatto sapere che a loro parere Morales avrebbe interrotto bruscamente la carriera di una trentina di generali e che quelli da lui scelti non sarebbero in grado di adempiere ai loro compiti, non essendo adeguatamente preparati e non avendo nemmeno, a loro dire, i requisiti necessari a svolgere quei compiti. “Credo che sia un affronto alle forze armate” ha detto l’ex capo di stato maggiore Delfin Mesa.
 
Un carro armato bolivianoDalla parte del presidente. Non sono stati tutti d’accordo con le proteste dei generali. Marcelo Antezana, fino a pochi giorni fa una delle maggiori cariche militari boliviane, e ora dimissionario sostituito da Wilfredo Vargas, ha fatto sapere che è nella natura degli stati democratici che le forze militari siano soggette alle decisioni politiche. “Per vivere bene in democrazia- dice- si deve arrivare a subordinare il potere militare al potere politico. E’ la classe politica che ha il compito di governare”. Ma questo, vista la sua posizione, potrebbe essere un timido tentativo di ingraziarsi il presidente. Lo stesso Antezana è stato fra i protagonisti che hanno dato il via alle indagini sulla distruzione dei missili. Secondo alcune dichiarazioni dell’ex presidente Rodriguez, i razzi (considerati materiale in disuso e potenzialmente pericoloso), sarebbero stati disattivati, nel mese di ottobre scorso, con l’aiuto delle forze Usa, ma lui non avrebbe mai e poi mai acconsentito ad un loro viaggio verso Washington. Di diverso avviso le dichiarazioni del generale Antezana, che ha tenuto a precisare che sarebbe stata l’ambasciata degli Stati Uniti ad imporre la distruzione degli NH5 (missili terra-aria), preoccupata dalle  elezioni e dalla possibile vittoria di Evo Morales. Il militare ha anche sottolineato che l’ambasciata Usa sosteneva vi fosse un imminente pericolo per la sicurezza mondiale e per la lotta al terrorismo, considerando la Bolivia una nazione di sinistra. La Bolivia dunque deve fare i conti con le vecchie abitudini politiche anche adesso che il vento è cambiato: “E’ tempo di capire che stiamo assistendo a un cambio strutturale imponente che modificherà in modo totale il corso della storia del nostro paese” conclude il generale. Staremo a vedere.
 
 

Alessandro Grandi

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