23/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Arresti sommari, libertà di stampa negata: il dilemma di un intero continente
L’Africa sub-sahariana è un terreno poco fertile per lo sviluppo di una stampa libera e indipendente.
Lo confermano i dati diffusi dall’ultimo rapporto (2003) dell’organizzazione Reporters sans frontières(Rsf), che enumera - in ordine dal primo all’ultimo -  tutti i paesi del mondo e la rispettiva situazione della libertà di stampa.
In questa lista, a parte l’eccezione del Sudafrica, non si vede un paese africano fino alla 42esima posizione (Namibia), mentre la maggior parte si concentra tra la 56esima e la 163esima (quintultima).
 
In tutto il continente, l’etichetta di “inferno dei giornalisti” spetta all’Eritrea.
La più giovane nazione africana (ha ottenuto l’indipendenza solo nel 1993), è l’unico paese in Africa a non avere un organo di stampa privato o indipendente, segno che il suo cammino verso la democrazia è ancora molto lungo.

A confermare questo dato c’è un fatto di cronaca, avvenuto nel 2001, sul quale non si è ancora fatta chiarezza.
Nel settembre di quell’anno ben dieci tra editori e giornalisti di diverse testate indipendenti furono arrestati.  Da quel momento, nel Paese, tutte le notizie vengono filtrate dagli organi di stampa governativa. Delle persone arrestate, il cui numero nei mesi successivi arrivò a quattordici, non si ha avuto più notizia.
 
L’unica prova che fossero ancora vive è arrivata nell’aprile 2002 e nella maniera meno confortante: avevano cominciato uno sciopero della fame, richiedendo di ottenere informazioni sul proprio capo d’imputazione, oltre a un processo equo.
”E’ l’unico fatto di cui siamo certi da quando sono spariti”, spiega dagli uffici dell’organizzazione, Vincent Leonard, capo della sezione Africa di Rsf. “Dopo sei mesi di detenzione nessuno aveva ancora detto loro perché erano stati incriminati. Il governo avrebbe addotto scuse vaghe e improvvisate, tra le quali il fatto che alcuni di loro non avessero svolto il servizio militare. I prigionieri, non disponendo di assistenza legale, hanno pensato che l’unico modo di smuovere la comunità internazionale era organizzare uno sciopero della fame. Le autorità eritree non hanno gradito l’iniziativa e li hanno portati in una località segreta. Tutti tranne uno, le cui condizioni di salute dopo il digiuno erano critiche. Attendiamo di conoscere la sua sorte e quella dei suoi compagni. Il governo non può continuare a tacere”.
 
Ma l’Eritrea non è sola tra le terre dannate per i taccuini indipendenti. Lo Zimbabwe del dittatore Robert Mugabe è anch’esso stretto in una morsa da cui i giornalisti critici nei confronti del governo rischiano di pagare caro il tentativo di divulgare informazioni sgradite. Nel mese di novembre di quest’anno, sempre secondo Rsf, le restrizioni alla stampa sarebbero aumentate con l’ultimo emendamento emesso dal parlamento, che dà maggiori poteri al cosiddetto Aippa (Atto di accesso all’informazione e alla protezione della privacy). In base a questo atto, chiunque intraprenda un’attività giornalistica senza essere accreditato presso la Commissione per i media e l’informazione rischia una multa o un periodo di detenzione che può arrivare fino a due anni.

Pablo Trincia

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