31/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un’ondata di attentati colpisce lo Swaziland. E l’opposizione paga per tutti
Re Mswati IIIAlmeno ora Mswati III, l’eccentrico re dello Swaziland famoso per essere rimasto l’ultimo sovrano assoluto africano, avrà qualcosa da fare oltre che trascorrere il tempo a scegliere mogli e macchine. Da alcuni mesi infatti il piccolo regno sud-africano è stato investito da un’ondata di attacchi a colpi di bombe incendiarie, che non hanno provocato vittime ma hanno colpito uffici governativi e pubblici ufficiali. Le autorità swazi ne hanno approfittato per dare un ulteriore giro di vite alla già scarsa libertà politica del Paese. Il regime comincia a vacillare?
 
Bombe e arresti. L’ultimo attacco a colpi di molotov è avvenuto martedì 24 gennaio quando, alla vigilia dell’inizio dell’anno accademico, due scuole sono state prese di mira dagli attentatori: la Lubulini High School e la Swazi National High School di Manzini sono state pesantemente danneggiate, ma non si sono registrati feriti. Magra consolazione per la polizia locale, che ha visto gli attentati salire a diciassette dall’estate scorsa. Le autorità hanno risposto con un’ondata di arresti che nelle ultime settimane hanno colpito sedici membri del Pudemo (People’s Democratic Movement), un partito politico fuorilegge da quando, nel 1973, il re Sobhuza II (padre di Mswati) con un decreto proclamò lo stato di emergenza sospendendo la Costituzione e avocando tutti i poteri alla monarchia. Il prossimo 7 marzo gli attivisti del Pudemo compariranno in tribunale per rispondere di alto tradimento. Tra di loro anche il leader del movimento, Mario Masuku.
 
Il leader del Pudemo Mario MasukuLa repressione. L’ondata di arresti, che molte associazioni per i diritti umani hanno contestato, ha provocato la fuga di numerosi esponenti del Pudemo che hanno preferito rifugiarsi all’estero piuttosto che cadere nelle maglie della giustizia locale. Anche perché il fatto che i giudici siano nominati dallo stesso re non è precisamente garanzia di equità in un eventuale processo. Convinzione rafforzata dal fatto che la polizia non sembra andare tanto per il sottile durante gli interrogatori, a cui sono state sottoposte anche le mogli degli attivisti arrestati. Una di queste è morta mentre era in custodia. Attacco di cuore secondo le autorità swazi, ferite interne causate da torture per il Pudemo. Quale che sia la verità, l’episodio ha esacerbato ancora di più gli animi e messo a nudo le difficoltà di un regime il cui credito politico si è ormai esaurito, ammesso che sia stato mai concesso.
 
I capricci del re. Le stravaganze del re sono ormai note da tempo, ma stanno raggiungendo livelli di sfacciataggine sempre più alta se paragonati alle condizioni di vita di una tra le popolazioni più povere del continente. Il sovrano trascorre il suo tempo organizzando la danza delle vergini, ricorrenza annuale dove sceglie le nuove mogli (al momento ne ha tredici), o soddisfacendo inconcepibili capricci. Come quando decise di dotare la Royal Swazi, la compagnia aerea di bandiera, di un modernissimo aeromobile il cui acquisto gravò pesantemente sul bilancio statale e che fu rivenduto poco dopo perché volava sempre vuoto; o quando comprò una Maybach, un’automobile prodotta dalla Daimler-Chrysler, classificata come una delle dieci macchine più costose al mondo (il prezzo è di circa 500 mila dollari). Il tutto in un Paese dove il tasso di Hiv è del 38 percento e dove un quarto della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari. Problema quest’ultimo risolto in maniera brillante dalle autorità swazi, specializzate ormai nel proclamare periodicamente lo stato di emergenza per mobilitare la comunità internazionale.
 
Polizia swazi in assetto antisommossaUna scelta scomoda. La popolazione sta però perdendo la pazienza. L’adozione della nuova Costituzione ha migliorato il quadro dei diritti umani, accrescendo però ancor di più i poteri del sovrano e di fatto esautorando a tempo indeterminato i partiti dalla gestione politica. Fino a quando gli Swazi accetteranno di farsi governare da un re capriccioso e irresponsabile, anche dal punto di vista giuridico? Intanto le autorità avranno un bel daffare nello spiegare come mai gli attentati stanno continuando anche ora che i presunti responsabili sono in carcere. PeaceReporter ha provato a contattare il Ministro degli Interni per chiederglielo, ma senza fortuna. L’emarginazione dell’opposizione rischia di portare il Paese in un vicolo cieco, e di costringerlo a una scelta scomoda. O il re, o le bombe.

Matteo Fagotto

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