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Almeno ora Mswati III,
l’eccentrico re dello Swaziland famoso per essere rimasto l’ultimo sovrano
assoluto africano, avrà qualcosa da fare oltre che trascorrere il tempo a
scegliere mogli e macchine. Da alcuni mesi infatti il piccolo regno
sud-africano è stato investito da un’ondata di attacchi a colpi di bombe
incendiarie, che non hanno provocato vittime ma hanno colpito uffici
governativi e pubblici ufficiali. Le autorità swazi ne hanno approfittato per
dare un ulteriore giro di vite alla già scarsa libertà politica del Paese. Il
regime comincia a vacillare?
La repressione. L’ondata di arresti, che molte associazioni per i
diritti umani hanno contestato, ha provocato la fuga di numerosi esponenti del
Pudemo che hanno preferito rifugiarsi
all’estero piuttosto che cadere nelle maglie della giustizia locale. Anche
perché il fatto che i giudici siano nominati dallo stesso re non è precisamente
garanzia di equità in un eventuale processo. Convinzione rafforzata dal fatto
che la polizia non sembra andare tanto per il sottile durante gli
interrogatori, a cui sono state sottoposte anche le mogli degli attivisti
arrestati. Una di queste è morta mentre era in custodia. Attacco di cuore
secondo le autorità swazi, ferite interne causate da torture per il Pudemo. Quale che sia la verità,
l’episodio ha esacerbato ancora di più gli animi e messo a nudo le difficoltà
di un regime il cui credito politico si è ormai esaurito, ammesso che sia stato
mai concesso.
Una
scelta scomoda. La popolazione sta però perdendo la pazienza. L’adozione
della nuova Costituzione ha migliorato il quadro dei diritti umani, accrescendo
però ancor di più i poteri del sovrano e di fatto esautorando a tempo
indeterminato i partiti dalla gestione politica. Fino a quando gli Swazi
accetteranno di farsi governare da un re capriccioso e irresponsabile, anche
dal punto di vista giuridico? Intanto le autorità avranno un bel daffare nello
spiegare come mai gli attentati stanno continuando anche ora che i presunti
responsabili sono in carcere. PeaceReporter
ha provato a contattare il Ministro degli Interni per chiederglielo, ma
senza fortuna. L’emarginazione dell’opposizione rischia di portare il Paese in
un vicolo cieco, e di costringerlo a una scelta scomoda. O il re, o le bombe.Matteo Fagotto