25/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Una candidata alle elezioni palestinesi racconta Hamas
Muna Saleh Zakka
Muna Saleh Zakka, 44 anni, è la candidata di Hamas per la zona di Nablus. Moglie di Jabal Mansoor, considerato un “martire” da quando è stato ucciso dall’esercito israeliano nel 2002, dopo 25 anni di attivismo sociale a favore dei detenuti e delle famiglie di persone arrestate o uccise dalle forze di occupazione, ha scelto di candidarsi alle elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese, sotto l’insegna del gruppo islamico armato, Hamas.
 
L'intervista è stata fatta via mail, senza dunque possibilità di contraddittorio. Ci scusiamo per questo con i lettori. Perché non siamo riusciti a chiedere alla signora Zakka cosa si prova, essendo per di più donna, quando qualcuno, magari giovanissimo, si fa esplodere in mezzo alla folla, provocando l'insensata morte di civili innocenti, spesso donne e ragazzini. E questa è solo una delle domande che avremmo voluto farle dopo aver letto le sue affermazioni.
Ci è sembrato comunque importante pubblicarla, per conoscere un po' di più una realtà difficile come quella palestinese.
(Maso Notarianni)
 
Quali ragioni l’hanno spinta a entrare in politica con Hamas?
Ho scelto Hamas perché ritengo possa essere la speranza per il futuro di questo paese. Credo nello slogan “L’Islam è la soluzione” e penso che altre ideologie in Palestina abbiano causato solo sofferenze e problemi. L’ingiustizia è in aumento, la disoccupazione pure, si vanno diffondendo il caos, la corruzione e l’insicurezza.
Scelgo Hamas, perché è un partito organizzato, leale e responsabile. Dentro Hamas io mi sento parte della mia gente e in grado di aiutarla ad affrontare fatiche e sofferenze. É un movimento che con la sua onestà ha dimostrato di volere solo aiutare la gente e compiacere Dio.
  Tutti i candidati di Hamas
Essere una donna é un problema per un politico in un paese arabo?
Certo che sì, la nostra è una società al maschile, con le sue tradizioni e la sua prospettiva particolare sull’universo femminile, che inquadra le donne soprattutto come angeli del focolare. Ma l’Islam onora le donne, è la fonte dei loro diritti e ha speciali prescrizioni dedicate a loro. La fiducia delle donne nella società è qualcosa che deve essere ricostruito nel modo giusto, cioè attraverso l’educazione alla consapevolezza del loro ruolo, dei loro diritti, e dei diritti di tutti.

Quali sono state le richieste più pressanti dalle donne che ha incontrato nei dibattiti pubblici?
Principalmente sono state richieste di aiuto economico: trovare un lavoro per i loro mariti o per se stesse, per sostenere le famiglie in un momento di difficoltà economica. Soldi per pagare le rette universitarie a tutti i figli (oggi normalmente ci si può permettere di mandare all’università solo un figlio) o richieste per un adeguamento dei salari per le donne impiegate.
  Divieto di portare armi nei seggi
Una donna che sta con Hamas, per un italiano medio, può sembrare un paradosso. Come pensa di migliorare la condizione delle donne palestinesi secondo le norme islamiche?
Pare strano a me piuttosto. Chiunque conosca Hamas sa che si tratta di un  movimento civile e aperto di mente che si adegua alle circostanze, nel rispetto del Corano e nel solco della tradizione islamica. Una tradizione che onora la donna, la rispetta e provvede per i suoi diritti in campo sociale, politico, economico ed educativo. Questo significa che alle donne viene riconosciuto il diritto ad esprimere le proprie opinioni, a votare o essere votate. L’Islam prescrive per le donne dei diritti anche in materia di lavoro, eredità, educazione. A devastare i diritti delle donne non è stato l’Islam, bensì la società in cui viviamo. Per migliorare la condizione delle donne occorre innanzitutto che possano essere partecipi dello sviluppo e della costruzione della società, delle lotte e della resistenza, essere compagne ad ogni livello insomma. Poi è necessario che questa posizione di parità sia fissata nei diritti costituzionali e bisogna anche creare le condizioni per irrobustire il loro ruolo economico, politico e sociale. Altro fattore importante sarebbe aumentare il numero donne impegnate in ruoli istituzionali che diano loro la possibilità di raggiungere alte posizioni di lavoro e stabilizzare le condizioni delle loro famiglie. Per questo occorre assicurare loro il diritto alla maternità, indennizzi per le famiglie con un elemento arrestato o vittima delle forze di occupazione, assistenza medica adeguata e protezione dagli abusi dei loro corpi e della loro dignità.
 
Manifestazione pro HamasQuali sono per lei gli errori più gravi delle recenti politiche di Abu Mazen e Fatah?
Come cittadina palestinese ho vissuto in una società che ha sofferto molto per via dell’occupazione: per questo considero un mio diritto quello di essere coinvolta nei processi decisionali, cosa che specialmente nel precedente governo - che era dominato da una sola fazione - non è accaduta. A mio avviso Fatah ha creato una frattura tra la gente palestinese, soprattutto per aver accettato le ingerenze e le promesse di israeliani e statunitensi, che sono estremamente inferiori alle nostre aspettative.

Pensa che Hamas abbia guadagnato sostenitori per la spaccatura di Fatah o piuttosto per il suo sostegno concreto verso la gente? Hamas non si arricchisce sulla debolezza degli altri movimenti. Ha guadagnato popolarità per le sue posizioni nette e coraggiose, per il suo nobile atteggiamento verso la gente comune, ma anche per il sacrificio dei suoi leader. Hamas ha sempre guardato ai problemi senza distinzione di colore politico. Ha guadagnato popolarità per la testardaggine tenuta sui principi e i diritti palestinesi. La gente ha iniziato a capire che il cambiamento e lo sviluppo si possono ottenere solo così.
  Giovani attivisti di Fatah
Come descriverebbe la situazione delle forze di sicurezza nella Striscia di Gaza?
Penso che la situazione di insicurezza che si respira a Gaza e gli ultimi attentati vandalici siano in parte fatti di proposito per invalidare o fare saltare del tutto le prossime elezioni. Immagini che il caos a Gaza sia causato da Hamas, pensa che l’Ap e il governo resterebbero in silenzio senza fare nulla? Al contrario, userebbero ogni mezzo per fermarli. È evidente che le forze di sicurezza sono in netta maggioranza, se ne avessero intenzione, l’insicurezza a Gaza potrebbe essere tranquillamente fermata.

Che risposta si attende da Israele e dalla Comunità Internazionale nel caso Hamas abbia un buon risultato alle prossime elezioni? Potrebbe abbandonare la lotta armata? Il rifiuto di Israele di accettare un ruolo politico per Hamas è stato chiaro sin da quando il gruppo ha partecipato  con successo alle scorse elezioni amministrative, ma anche allora Israele non ha potuto opporsi poi tanto. Se vincessimo le elezioni dovrebbero accettarci all’interno del Consiglio Legislativo. Dopotutto si tratta di una questione interna palestinese e nessuno ha il diritto di interferire. Per quanto concerne la resistenza, Hamas è stata chiara: la lotta armata non si fermerà finché non finirà l’occupazione e i palestinesi vedranno riconosciuti i propri diritti. Siamo dunque fedeli allo slogan: “Una mano per costruire, l’altra per combattere”.
 
Miliziani senza divisa a GazaQual è l’atteggiamento di Hamas verso la Road Map?
Hamas ritiene che gli accordi con Israele porteranno solo distruzione, oppressione, nuovi furti di terra e dei diritti palestinesi. É noto che negli ultimi dieci anni l’Ap si è impegnata a rispettare gli accordi, mentre Israele non ne ha rispettato nessuno. Israele comprende solo il linguaggio che lo ha spinto fuori dal Libano, da Gaza e, si spera presto, dalla Cisgiordania.

I palestinesi vogliono ancora uno stato secolare o Hamas guadagna sostegno perché cresce la componente religiosa della società?

Quelli che chiedono uno stato secolare sono pochi, un ristretto gruppo di palestinesi, ma non rappresentano la gente di questa terra. Hamas è un gruppo islamico molto seguito perché i palestinesi sono islamici nel credo e nell’identità, la gente trova naturale votare per Hamas perché rappresenta le loro abitudini, le loro usanze, la loro morale.
 
Pensa che i palestinesi siano rassegnati all’occupazione o che abbiano perduto fiducia nel potere della politica di cambiare le cose?
Quando chiedevano a mio marito se avesse paura di essere assassinato, lui rispondeva: ”non ho paura di essere ucciso, temo di rassegnarmi all’occupazione”. I palestinesi in questo senso non possono accettare l’occupazione come qualcosa che c’è e non può essere cambiato: ma hanno perso la fiducia nella capacità dell’Ap di cambiare le cose attraverso soluzioni pacifiche. La gente si avvicina ad Hamas perché crede che oggi rappresenti la salvezza, e ci sostiene tanto più, quanto meno noi siamo disposti a trattare sui loro diritti. Le politiche insufficienti adottate fino ad ora hanno solo arricchito Israele e i politici, anche palestinesi. Hamas significa credere che i nostri diritti li otterremo solo con la resistenza. 

Naoki Tomasini

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