Muna Saleh Zakka, 44 anni, è la candidata di Hamas per la
zona di Nablus. Moglie di Jabal Mansoor, considerato un “martire” da quando è
stato ucciso
dall’esercito israeliano nel 2002, dopo 25 anni di attivismo sociale a favore
dei detenuti e delle famiglie di persone arrestate o uccise dalle forze di
occupazione, ha scelto di candidarsi alle elezioni per il Consiglio Legislativo
Palestinese, sotto l’insegna del gruppo islamico armato, Hamas.
L'intervista
è stata fatta via mail, senza dunque possibilità di contraddittorio. Ci
scusiamo per questo con i lettori. Perché non siamo riusciti a chiedere alla signora
Zakka cosa si prova, essendo per di
più donna, quando qualcuno, magari giovanissimo, si fa esplodere in mezzo alla
folla,
provocando l'insensata morte di civili innocenti, spesso donne e
ragazzini. E questa è solo una delle domande che avremmo voluto farle dopo aver letto le
sue affermazioni.
Ci è sembrato comunque importante pubblicarla, per conoscere
un po' di più una realtà difficile come quella palestinese.
(Maso Notarianni)
Quali ragioni l’hanno spinta a entrare in politica con
Hamas?
Ho scelto Hamas perché ritengo possa essere la speranza per
il futuro di questo paese. Credo nello slogan “L’Islam è la soluzione” e penso
che altre ideologie in Palestina abbiano causato solo sofferenze e problemi.
L’ingiustizia è in aumento, la disoccupazione pure, si vanno diffondendo il
caos, la corruzione e l’insicurezza.
Scelgo Hamas, perché è un partito organizzato, leale e
responsabile. Dentro Hamas io mi sento parte della mia gente e in grado di
aiutarla ad affrontare fatiche e sofferenze. É un movimento che con la sua
onestà ha dimostrato di volere solo aiutare la gente e compiacere Dio.
Essere una donna é un problema per un politico in un
paese arabo?
Certo che sì, la nostra è una società al maschile, con le
sue tradizioni e la sua prospettiva particolare sull’universo femminile, che
inquadra le donne soprattutto come angeli del focolare. Ma l’Islam onora le
donne, è la fonte dei loro diritti e ha speciali prescrizioni dedicate a loro.
La fiducia delle donne nella società è qualcosa che deve essere ricostruito nel
modo giusto, cioè attraverso l’educazione alla consapevolezza del loro ruolo,
dei loro diritti, e dei diritti di tutti.
Quali sono state le richieste più pressanti
dalle donne
che ha incontrato nei dibattiti pubblici?
Principalmente sono state richieste di aiuto economico:
trovare un lavoro per i loro mariti o per se stesse, per sostenere le famiglie
in un momento di difficoltà economica. Soldi per pagare le rette universitarie
a tutti i figli (oggi normalmente ci si può permettere di mandare
all’università solo un figlio) o richieste per un adeguamento dei salari per le
donne impiegate.

Una donna che sta con Hamas, per un italiano medio, può
sembrare un paradosso. Come pensa di migliorare la condizione delle donne
palestinesi secondo le norme islamiche?
Pare strano a me piuttosto. Chiunque conosca Hamas sa che si
tratta di un movimento civile e aperto
di mente che si adegua alle circostanze, nel rispetto del Corano e nel solco
della tradizione islamica. Una tradizione che onora la donna, la rispetta e
provvede per i suoi diritti in campo sociale, politico, economico ed educativo.
Questo significa che alle donne viene riconosciuto il diritto ad esprimere le
proprie opinioni, a votare o essere votate. L’Islam prescrive per le donne dei
diritti anche in materia di lavoro, eredità, educazione. A devastare i diritti
delle donne non è stato l’Islam, bensì la società in cui viviamo. Per migliorare
la condizione delle donne occorre
innanzitutto che possano essere partecipi dello sviluppo e della costruzione
della società, delle lotte e della resistenza, essere compagne ad ogni livello
insomma. Poi è necessario che questa posizione di parità sia fissata nei
diritti costituzionali e bisogna anche creare le condizioni per irrobustire il
loro ruolo economico, politico e sociale. Altro fattore importante sarebbe
aumentare il numero donne impegnate in ruoli istituzionali che diano loro la
possibilità di raggiungere alte posizioni di lavoro e stabilizzare le
condizioni delle loro famiglie. Per questo occorre assicurare loro il diritto
alla maternità, indennizzi per le famiglie con un elemento arrestato o vittima
delle forze di occupazione, assistenza medica adeguata e protezione dagli abusi
dei loro corpi e della loro dignità.
Quali sono per lei gli errori più gravi delle recenti
politiche di Abu Mazen e Fatah?
Come cittadina palestinese ho vissuto in una società che ha
sofferto molto per via dell’occupazione: per questo considero un mio diritto
quello di essere coinvolta nei processi decisionali, cosa che specialmente
nel precedente governo - che era dominato da una sola fazione - non è accaduta.
A mio avviso Fatah
ha creato una frattura tra la gente palestinese, soprattutto
per aver accettato le ingerenze e le promesse di israeliani e
statunitensi, che
sono estremamente inferiori alle nostre aspettative.
Pensa che Hamas
abbia guadagnato sostenitori per la
spaccatura di Fatah o piuttosto per il suo sostegno concreto verso la
gente? Hamas non si arricchisce sulla debolezza degli altri
movimenti. Ha guadagnato popolarità per le sue posizioni nette e
coraggiose,
per il suo nobile atteggiamento verso la gente comune, ma anche per il
sacrificio dei suoi leader. Hamas ha sempre guardato ai problemi senza
distinzione di colore politico. Ha guadagnato popolarità per la
testardaggine
tenuta sui principi e i diritti palestinesi. La gente ha iniziato a
capire che
il cambiamento e lo sviluppo si possono ottenere solo così.

Come descriverebbe la situazione delle forze di sicurezza
nella Striscia di Gaza?
Penso che la situazione di insicurezza che si respira a Gaza
e gli ultimi attentati vandalici siano in parte fatti di proposito per
invalidare o fare saltare del tutto le prossime elezioni. Immagini che il caos
a Gaza sia causato da Hamas, pensa che l’Ap e il governo resterebbero in
silenzio senza fare nulla? Al contrario, userebbero ogni mezzo per fermarli. È
evidente che le forze di sicurezza sono in netta maggioranza, se ne avessero
intenzione, l’insicurezza a Gaza potrebbe essere tranquillamente fermata.
Che
risposta si attende da Israele e dalla Comunità
Internazionale nel caso Hamas abbia un buon risultato alle prossime elezioni?
Potrebbe abbandonare la lotta armata? Il rifiuto di Israele di accettare un ruolo
politico per
Hamas è stato chiaro sin da quando il gruppo ha partecipato con successo alle scorse elezioni
amministrative, ma anche allora Israele non ha potuto opporsi poi tanto. Se
vincessimo le elezioni dovrebbero accettarci all’interno del Consiglio
Legislativo. Dopotutto si tratta di una questione interna palestinese e nessuno
ha il diritto di interferire. Per quanto concerne la resistenza, Hamas è stata
chiara: la lotta armata non si fermerà finché non finirà l’occupazione e i
palestinesi vedranno riconosciuti i propri diritti. Siamo dunque fedeli allo
slogan: “Una mano per costruire, l’altra per combattere”.
Qual è l’atteggiamento di Hamas verso la Road Map?
Hamas ritiene che gli accordi con Israele porteranno solo
distruzione, oppressione, nuovi furti di terra e dei diritti palestinesi. É
noto che negli ultimi dieci anni l’Ap si è impegnata a rispettare gli accordi,
mentre Israele non ne ha rispettato nessuno. Israele comprende solo il
linguaggio che lo ha spinto fuori dal Libano, da Gaza e, si spera presto, dalla
Cisgiordania.
I palestinesi vogliono ancora uno stato secolare o Hamas
guadagna sostegno perché cresce la componente religiosa della società?
Quelli
che chiedono uno stato secolare sono pochi, un
ristretto gruppo di palestinesi, ma non rappresentano la gente di questa terra.
Hamas è un gruppo islamico molto seguito perché i palestinesi sono islamici nel
credo e nell’identità, la gente trova naturale votare per Hamas perché
rappresenta le loro abitudini, le loro usanze, la loro morale.
Pensa che i palestinesi siano rassegnati all’occupazione o
che abbiano perduto fiducia nel potere della politica di cambiare le cose?
Quando chiedevano a mio marito se avesse paura di essere assassinato,
lui rispondeva: ”non ho paura di essere ucciso, temo di rassegnarmi
all’occupazione”. I palestinesi in questo senso non possono accettare
l’occupazione come qualcosa che c’è e non può essere cambiato: ma hanno perso
la fiducia nella capacità dell’Ap di cambiare le cose attraverso soluzioni
pacifiche. La gente si avvicina ad Hamas perché crede che oggi rappresenti la
salvezza, e ci sostiene tanto più, quanto meno noi siamo disposti a trattare
sui loro diritti. Le politiche insufficienti adottate fino ad ora hanno solo
arricchito Israele e i politici, anche palestinesi. Hamas significa credere che
i nostri diritti li otterremo solo con la resistenza.