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La miglior difesa è l’attacco, dice una vecchia regola non scritta. Da oggi,
in Italia, questa norma è diventata legge: per legittima difesa si può sparare
a un ladro che entra in casa o in un negozio, e non si rischia il carcere neanche
se si uccide l’intruso. La Camera ha approvato in tarda mattinata – negli ultimi
giorni prima dello scioglimento – il testo definitivo del provvedimento, parcheggiato
da tre anni in Parlamento. Cambia così l’articolo 52 del codice penale e la Lega
Nord esulta: il Carroccio aveva fortemente voluto questa legge, cara al suo elettorato,
fatto soprattutto di piccoli imprenditori. I presupposti della legge sono la violazione
di domicilio (esteso ai luoghi dove si svolgono attività commerciali e imprenditoriali),
il pericolo d’aggressione e la mancata desistenza del malvivente. Sparisce il
concetto di proporzione tra difesa e offesa: chi spara all’intruso o lo colpisce
con un coltello, se sussistono queste tre condizioni, non sarà più punibile.
Grilletto facile. In Florida, per dire, è meglio evitare di litigare con la gente del posto, o
gironzolare con fare sospetto intorno a un’auto parcheggiata. Men che meno simulare
una rapina. Tutte queste cose potrebbero costare una palla in fronte e chi ha
sparato verrebbe probabilmente assolto. Casi estremi, certo. Ma tecnicamente possibili.
Prima della shoot first, le cose in Florida funzionavano più o meno come nel resto degli States. E cioè:
il diritto di proprietà è sacro, se un ladro entra in casa e il padrone spara,
il più delle volte in sede giudiziale gli verrà data ragione. Ma in luogo pubblico
no: l’uso delle armi in tal caso era concesso solo come risorsa estrema, se tutte
le altre possibilità (scappare, per esempio) non erano possibili. Con la shoot first law queste distinzioni cadono. Anche per strada, chiunque si senta minacciato mortalmente
o voglia impedire un crimine può sparare per uccidere. “Se prima il caso sarebbe
comunque finito davanti al giudice”, spiega Zach Ragbourn della Brady Campaign to Prevent Gun Violence, un gruppo contro l’uso delle armi, “con la nuova legge la vittima che ha sparato
perché credeva di essere in pericolo non comparirebbe neanche davanti al giudice”.
I casi dubbi. E’ come il Far West, chi spara per primo sopravvive? Alcuni la pensano così,
altri – come la National Rifle Association, l’associazione pro-armi più famosa d’America – invece gongolano perché la nuova
legge tutela le vittime più di prima. Di sicuro, da quando è entrata in vigore,
per ogni episodio violento uno si domanda: prima della legge, nella stessa circostanza
quel tale avrebbe sparato? Due sono in particolare i casi dubbi. Uno è avvenuto
a Tampa: un ragazzo a cui era stata rimossa la macchina mentre lui era al pub
è andato al deposito, si è ripreso di forza l’auto imprecando contro il gestore
e se ne stava andando, quando il gestore gli ha sparato al petto uccidendolo.
In un altro episodio, a Sarasota, un uomo ha sparato – ferendolo a una gamba –
al giovane che credeva avesse tagliato con un coltello i pneumatici dell’auto
della sorella. In entrambi i casi le versioni delle liti sono diverse: chi ha
sparato sostiene che l’altro stava venendo verso di lui alla guida dell’auto,
per esempio. Ma il padre dell’accusato di Sarasota ha ammesso: “Se non fosse stato
per la nuova legge, non credo che mio figlio avrebbe sparato così facilmente”.
Al primo caso dubbio in Italia, forse qualcuno potrà dire la stessa cosa. Alessandro Ursic