scritto per noi da
Yael Artom
La prima cosa che si nota
nell’atteggiamento degli israeliani verso le elezioni palestinesi è quella che
sembrerebbe una forte indifferenza.
Poi, insistendo, parlando, ci si rende conto che non è indifferenza, ma
una sorta di fatalismo e disillusione.

Anni di conflitto e
fallimenti del processo di pace hanno amareggiato gli israeliani e li hanno
resi diffidenti per quel che riguarda possibili passi avanti. Insomma, se non vedono non credono.
Ma c’è anche un’altra
componente in questa specie di fatalismo: l’impressione che qualsiasi partito
vinca le elezioni palestinesi sarà effettivamente la stessa cosa, nei
fatti. Molti degli israeliani credono
che Fatah non abbia possibilità di vincere, e che se anche vincesse la vera
vittoria sarebbe comunque di Hamas, il cui militarismo e i cui atteggiamenti
intransigenti attirano molti e che sembra avere una presa molto forte sul
popolo. Inoltre, il vero leader di
Fatah, Marwan Barguti, è in prigione con una condanna a più di cinquanta
ergastoli per atti terroristici e la sua assenza è fortemente sentita dal suo
partito.
E se vincesse Hamas? Qui
le risposte cambiano. Liat, una ragazza
di circa vent’anni mi risponde che se vincesse Hamas le cose cambierebbero, ma
solo per un breve periodo. Secondo lei,
Hamas sarebbe costretto ad ammorbidire le proprie posizioni per le pressioni della comunità
internazionale. Così, Hamas dovrebbe
moderare i toni e almeno riconoscere il diritto di Israele ad esistere per il
proseguimento del processo di pace. Ma
dopo poco, Hamas perderebbe il proprio appoggio popolare. “E’ l’immagine forte del guerriero che rende
Hamas così popolare. Se Hamas dovesse
ammorbidirsi, qualcuno prenderà il suo posto nel consenso del popolo
palestinesi. Le idee di compromesso che
hanno gli israeliani e le idee di compromesso che hanno i palestinesi sono
ancora troppo lontane”.

Ran invece pensa che, se
Hamas vincesse, Gaza si trasformerebbe in una seconda Iran. Secondo lui, Hamas non si piegherebbe alle
pressioni della comunità internazionale, e sostituirebbe i finanziamenti
americani e della comunità europea con finanziamenti siriani e iraniani. Daniel gli da parzialmente ragione, ma pensa
che tutto sommato forse la vittoria di Hamas non sarebbe così negativa. “Almeno si potrebbe trattare con qualcuno
che ha davvero il controllo su ciò che succede nei territori”.
Quasi tutti credono che
qualche broglio elettorale ci sarà, e che qualche lite ci sarà, ma che alla
fine la situazione si potrà stabilizzare.
C’è quasi ostentazione nell’atteggiamento di pessimismo di coloro ai quali
ho parlato, come un bambino che ha imparato che Babbo Natale non esiste, e
insiste a ripeterlo a tutti più volte.
E’ un atteggiamento comprensibile dopo tutti gli anni di fallimento del
processo di pace e sfiducia nella buona fede o forza della classe politica
palestinese. Starà ai palestinesi e ai
loro leader dimostrare che questa volta c’è una ragione per crederci.