24/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal Katanga al confine con il Sudan il Congo torna a infiammarsi
Caschi blu della Monuc in azioneMancano solo quattro mesi alle prime elezioni del dopoguerra e nell’est del Congo continuano gli scontri. Nel fine settimana gli ormai famosi “dissidenti” del colonnello Laurent Nkunda sono tornati a colpire in Kivu, occupando sei centri attorno alla città di Rushturu e scontrandosi con i caschi blu della Monuc (la missione Onu nel paese). Tre giorni di pesanti combattimenti che lasciano in eredità almeno 50mila sfollati, mentre nel nord del Paese otto caschi blu muoiono in scontri con i ribelli ugandesi. Un quadro preoccupante, che rischia di ritardare ancora il processo elettorale.
 
Mordi e fuggi. I “dissidenti” di Nkunda, ex-ribelli integrati nelle nuove Forze Armate a séguito del processo di pace, sono tristemente conosciuti nella regione del Kivu. Dopo essersi ammutinati, nel 2004 assalirono la città di Bukavu occupandola per pochi giorni prima di venire scacciati dalle forze della Monuc e dell’esercito congolese. L’occupazione fu accompagnata da un campionario di violenze contro la popolazione: stupri, saccheggi e esecuzioni sommarie. Scomparsi nel nulla assieme al loro comandante, sono tornati in azione giovedì scorso, quando hanno lanciato un’offensiva nella zona di Rushturu. Respinti dopo aver lasciato sul campo almeno una ventina di uomini, non sono stati però catturati. Il che significa che il prossimo attacco sarà solo questione di tempo.
 
Miliziani congolesiLa questione ruandese. Il problema dei “dissidenti” è legato al sostegno che si sospetta abbiano dai paesi confinanti. “Non è un mistero che gli uomini di Nkunda siano vicini al Ruanda”, riferisce una fonte missionaria a PeaceReporter, “nell’ultimo attacco sembra abbiano usato anche l’artiglieria pesante trasportata via elicottero fino a Rushturu”. Un’organizzazione logistica che i “dissidenti” possono ricevere solo da un esercito regolare. Senza contare i lunghi mesi trascorsi da Nkunda in Ruanda, dopo la fallita offensiva del 2004, e la fuga dei suoi uomini oltre confine. Una tattica più volte utilizzata che impedisce all’esercito congolese di risolvere la questione una volta per tutte. Stavolta però i “dissidenti” sarebbero andati oltre, nascondendosi tra gli sfollati che hanno abbandonato la zona. Circa 7mila avrebbero trovato rifugio in Uganda; tra questi, le autorità ugandesi avrebbero scoperto 36 uomini armati, subito consegnati all’esercito congolese secondo la Reuters.
 
Ribelli e milizie. Negli ultimi giorni è tornata d’attualità anche la questione dei ribelli ugandesi del Lra (Lord’s Resistance Army). Messi in difficoltà dalle offensive dell’esercito di Kampala, gli uomini guidati da Joseph Kony hanno allargato le loro operazioni al Sudan meridionale, sconfinando anche nel Congo. Ieri otto caschi blu sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco durato alcune ore nel Parco Nazionale Garamba. Mentre nel Kivu stazionano ancora 10mila ribelli Hutu che attendono di essere disarmati e di rientrare in Ruanda, anche se la presunta partecipazione di una parte del gruppo al genocidio del 1994 complica le trattative per il loro rimpatrio. Per finire, in Katanga le milizie Mayi-Mayi sono tornate in attività, impegnando severamente l’esercito congolese negli ultimi mesi. Tutte questioni pressanti per il futuro del Paese, ma che in due anni di transizione non sono state risolte nonostante il programma di disarmo si sia concluso. Difficile che il quadro possa cambiare in appena quattro mesi.
 
Congolesi alle urne per il referendum costituzionaleIl problema elezioni. Da Kinshasa le autorità continuano a sostenere che in aprile le elezioni si svolgeranno regolarmente. Dopo l’approvazione della nuova Costituzione e i miliardi spesi per mantenere la Monuc, è impensabile “bucare” la data delle elezioni, che sono state già ritardate di un anno (si sarebbero dovute svolgere a giugno 2005). Una loro cancellazione o un altro slittamento significherebbero il fallimento del processo di pace. Ma è altrettanto sicuro che il risultato delle consultazioni verrebbe influenzato dai continui scontri nell’est. Organizzare le elezioni in una regione dove ogni mese migliaia di persone fuggono dagli scontri sarà un’impresa veramente difficile. 

Matteo Fagotto

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