26/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Due nuovi vaccini contro la diarrea da rotavirus: una buona notizia, con riserva
Scritto per noi da
Roberto Satolli*

Bambini in Cambogia. Foto di Emergency. Ci sono due nuovi vaccini contro i rotavirus. E’ una buona notizia, perché questi piccolissimi virus sono ovunque nel mondo, infettano praticamente tutti i bambini nei primi anni di vita, ne mandano due milioni in ospedale con grave diarrea e vomito e ne uccidono mezzo milione ogni anno per disidratazione:
ogni minuto un bambino muore per colpa loro. Dopo la malaria sono la più grave piaga infantile e la prima causa di morte per disturbi gastrointestinali.Però, prima di esultare all’idea che tutto questo peso di sofferenze possa essere spazzato via in un batter d’occhio, è bene conoscere ogni aspetto della vicenda.
 
Bambini in una scuola di Haiti. Foto di Alessandro Grandi.La lezione del passato. I vaccini che stanno per arrivare non sono i primi. Sette anni fa ne venne messo sul mercato un altro, ma incappò subito in un grave incidente. Era efficace contro l’infezione, ma purtroppo in una minoranza di bambini provocava una rara complicazione intestinale, detta invaginazione, per cui un tratto di intestino si rivolta come un guanto sul successivo, come in un telescopio; ne derivano ostruzioni, perforazioni, peritoniti, talvolta morte. Il guaio riguardava al più un bambino su 10mila, ma per prudenza, nell’ottobre del 1999, il vaccino venne ritirato dal commercio negli Stati Uniti, dove era già stato somministrato a quasi due milioni di bambini. Fu un duro colpo, che sembrò mandare all’aria una prospettiva coltivata per un quarto di secolo con pazienti ricerche, condotte soprattutto dai National Health Institutes di Bethesda.Per non rinunciare, le prove negli ultimi anni sono proseguite, con investimenti da parte di due colossi farmaceutici: Merck e GlaxoSmithKline. Entrambi hanno ora concluso le sperimentazioni su larga scala (circa 60mila bambini ciascuna), che hanno confermato l’efficacia di due nuovi preparati e che sembrano rimuovere i timori di complicazioni: le sporadiche invaginazioni intestinali non risultano più frequenti tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Questa rassicurazione non può essere considerata definitiva: data la rarità della cosa, occorrono altre centinaia di migliaia di verifiche per essere ragionevolmente certi delle conclusioni.

Gruppo di bambini brasiliani. Foto di Lucio Cavicchioni.Prospettive diverse. D’altra parte questo aspetto della faccenda riguarda soprattutto i paesi ricchi, dove quasi nessun bambino muore di diarrea da rotavirus, mentre molti si ammalano, anche abbastanza gravemente da finire in ospedale. Qui il vantaggio della vaccinazione si manifesta soprattutto sulla qualità della vita e sull’economia, comprendendo in questo anche la perdita di giorni di lavoro dei genitori. Con obiettivi di questo genere, anche un minimo rischio di complicazioni mortali risulta inaccettabile. Nei paesi poveri, invece, un azzardo molto piccolo sarebbe sovrastato dall’enorme risparmio di vite infantili che il vaccino potrebbe procurare. Questa valutazione dipende però da due condizioni, tutt’altro che scontate. La prima è che l’efficacia si confermi sul campo. Nelle prove i due preparati si sono mostrati capaci di ridurre dell’85-90 percento i gravi episodi di diarrea da rotavirus, però soltanto in Paesi ricchi (Stati Uniti ed Europa) o non troppo svantaggiati (come l’America latina). Nessuno ha ancora fatto la prova in Africa o nei Paesi asiatici dove la mortalità è più alta, ma dove è anche più difficile che il vaccino funzioni bene, per via della malnutrizione e della presenza di molti altri microrganismi nell’intestino dei lattanti.
 
Bambini in Tanzania. Foto di Maria Serena Lunghi.Vittime della logica di mercato. La seconda è che i preparati siano venduti a prezzi sostenibili. In fondo, la contraddizione vera su cui si è sinora incartata tutta la vicenda è questa: il vaccino servirebbe soprattutto nei paesi che non se lo possono permettere dal punto di vista economico, perché hanno a disposizione solo pochi dollari l'anno a testa per la sanità. Se avessero più mezzi, paradossalmente, non avrebbero molto bisogno del vaccino, perché i lattanti colpiti da diarrea si salverebbero con l'idratazione. Non è una novità: gli interventi che la scienza medica mette a punto sono sempre più costosi e si distribuiscono secondo una logica di mercato e non di giustizia, finendo sempre a coprire proprio chi ne ha meno bisogno, anche all'interno di uno stesso paese.
Nel caso specifico, i segnali per ora sono ambivalenti. Merck ha chiesto l’autorizzazione per gli Stati Uniti, poi si rivolgerà all’Europa e infine a Paesi in via di sviluppo. Glaxo ha già messo in commercio il suo vaccino  in Messico a 100 dollari, mentre ha concordato in Brasile un prezzo di 15 dollari per neonato. Che cosa potrà fare per esempio l’India, dove il rotavirus uccide 100mila bambini l’anno, se non riuscirà a mettere a punto un proprio preparato a costi più bassi? Molti contano sull’intervento di enti “caritatevoli”, come Global Alliance for Vaccines o la fondazione di Bill Gates, altri preferiscono  insistere perché vengano applicati gli accordi internazionali che prevedono eccezioni ai brevetti di fronte alle necessità della salute pubblica.

 
Categoria: Bambini, Salute
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