26/01/2006
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Due nuovi vaccini contro la diarrea da rotavirus: una buona notizia, con riserva
Scritto per noi da
Ci sono due nuovi vaccini contro i rotavirus. E’ una buona notizia,
perché questi piccolissimi virus sono ovunque nel mondo, infettano
praticamente tutti i bambini nei primi anni di vita, ne mandano due
milioni in ospedale con grave diarrea e vomito e ne uccidono mezzo
milione ogni anno per disidratazione: ogni minuto un bambino muore per
colpa loro. Dopo la malaria sono la più grave piaga infantile e la
prima causa di morte per disturbi gastrointestinali.Però, prima di esultare all’idea
che tutto questo peso di sofferenze
possa essere spazzato via in un batter d’occhio, è bene conoscere ogni
aspetto della vicenda.
La lezione del passato. I vaccini che stanno per arrivare non sono i primi. Sette anni fa ne
venne messo sul mercato un altro, ma incappò subito in un grave
incidente. Era efficace contro l’infezione, ma purtroppo in una
minoranza di bambini provocava una rara complicazione intestinale,
detta invaginazione, per cui un tratto di intestino si rivolta come un
guanto sul successivo, come in un telescopio; ne derivano ostruzioni,
perforazioni, peritoniti, talvolta morte. Il guaio riguardava al più un
bambino su 10mila, ma per prudenza, nell’ottobre del 1999, il vaccino
venne ritirato dal commercio negli Stati Uniti, dove era già stato
somministrato a quasi due milioni di bambini. Fu un duro colpo, che sembrò mandare
all’aria una prospettiva coltivata per un quarto di secolo con pazienti ricerche,
condotte
soprattutto dai National Health Institutes di Bethesda.Per non rinunciare, le
prove negli ultimi anni sono proseguite, con
investimenti da parte di due colossi farmaceutici: Merck e
GlaxoSmithKline. Entrambi hanno ora concluso le sperimentazioni su
larga scala (circa 60mila bambini ciascuna), che hanno confermato
l’efficacia di due nuovi preparati e che sembrano rimuovere i timori
di complicazioni: le sporadiche invaginazioni intestinali non risultano
più frequenti tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Questa
rassicurazione non può essere considerata definitiva: data la rarità
della cosa, occorrono altre centinaia di migliaia di verifiche per
essere ragionevolmente certi delle conclusioni.
Prospettive diverse. D’altra parte questo aspetto della faccenda riguarda soprattutto i
paesi ricchi, dove quasi nessun bambino muore di diarrea da rotavirus,
mentre molti si ammalano, anche abbastanza gravemente da finire in
ospedale. Qui il vantaggio della vaccinazione si manifesta soprattutto
sulla qualità della vita e sull’economia, comprendendo in questo anche
la perdita di giorni di lavoro dei genitori. Con obiettivi di questo
genere, anche un minimo rischio di complicazioni mortali risulta
inaccettabile. Nei paesi poveri, invece, un azzardo molto piccolo
sarebbe sovrastato dall’enorme risparmio di vite infantili che il
vaccino potrebbe procurare. Questa valutazione dipende però da due condizioni,
tutt’altro che scontate.
La prima è che l’efficacia si confermi sul campo. Nelle prove i due
preparati si sono mostrati capaci di ridurre dell’85-90 percento i gravi
episodi di diarrea da rotavirus, però soltanto in Paesi ricchi (Stati Uniti ed
Europa) o non troppo svantaggiati (come l’America latina). Nessuno ha
ancora fatto la prova in Africa o nei Paesi asiatici dove la mortalità
è più alta, ma dove è anche più difficile che il vaccino funzioni bene,
per via della malnutrizione e della presenza di molti altri
microrganismi nell’intestino dei lattanti.
Vittime della logica di mercato. La seconda è che i preparati siano venduti a prezzi sostenibili. In
fondo, la contraddizione vera su cui si è sinora incartata tutta la
vicenda è questa: il vaccino servirebbe soprattutto nei paesi che non
se lo possono permettere dal punto di vista economico, perché hanno a
disposizione solo pochi dollari l'anno a testa per la sanità. Se
avessero più mezzi, paradossalmente, non avrebbero molto bisogno del
vaccino, perché i lattanti colpiti da diarrea si salverebbero con
l'idratazione. Non è una novità: gli interventi che la scienza medica
mette a punto sono sempre più costosi e si distribuiscono secondo una
logica di mercato e non di giustizia, finendo sempre a coprire proprio
chi ne ha meno bisogno, anche all'interno di uno stesso paese.
Nel caso specifico, i segnali per ora sono ambivalenti. Merck ha chiesto
l’autorizzazione per gli Stati Uniti, poi si rivolgerà all’Europa e
infine a Paesi in via di sviluppo. Glaxo ha già messo in commercio il
suo vaccino in Messico a 100 dollari, mentre ha concordato in Brasile
un prezzo di 15 dollari per neonato. Che cosa potrà fare per esempio l’India,
dove il rotavirus uccide 100mila bambini l’anno, se non riuscirà a
mettere a punto un proprio preparato a costi più bassi? Molti contano
sull’intervento di enti “caritatevoli”, come Global Alliance for
Vaccines o la fondazione di Bill Gates, altri preferiscono
insistere perché vengano applicati gli accordi internazionali che
prevedono eccezioni ai brevetti di fronte alle necessità della salute
pubblica.