23/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa aiutare i clandestini in fin di vita può portarti al carcere
Un ranger sorveglia un gruppo di immigrati intercettati vicino al confineE’ come centocinquanta anni fa, nel Far West americano. Clandestini messicani, gringos statunitensi che aiutano la polizia ad acciuffarli, sceriffi di contee dimenticate da Dio che ti sbattono in galera per un nonnulla. Storie di ogni giorno negli Usa: si stima che ogni anno almeno 400mila persone riescano ad attraversare il confine illegalmente. Ma da qualche anno ci sono anche decine di volontari di buon cuore, che cercano di dare un primo soccorso agli aspiranti immigrati, esausti dopo aver attraversato il deserto a piedi. Un problema di ogni giorno: solo negli ultimi 12 mesi 280 di loro sono morti mentre tentavano l’impresa. Ora però, due di questi volontari sono accusati di aver aiutato un gruppo di clandestini a passare la frontiera. Di più: di aver complottato in tal senso. Per questi due reati rischiano fino a 15 anni di carcere.
 
Un'immagine del deserto dell'ArizonaIl salvataggio. Era un tipico giorno d’estate in Arizona, lo scorso 9 luglio: sole a picco e 39 gradi all’ombra, poliziotti impegnati nell’impossibile compito di sorvegliare lo sterminato confine meridionale degli States, messicani spossati da una traversata durata giorni. Per otto di loro, la salvezza arrivò incontrando Daniel Strauss e Shanti Shellz, due giovani volontari dell’associazione No More Deaths. Cinque dei messicani, pur distrutti dalla traversata, avevano semplicemente bisogno di acqua, cibo e un po’ di riposo. Ma gli altri tre erano messi peggio: erano seriamente disidratati e vomitavano in continuazione, dopo aver bevuto l’acqua di un abbeveratoio per il bestiame. Avevano bisogno di cure urgenti: i due volontari, dopo averli portati al loro accampamento, telefonarono all’ospedale di Tucson, a 90 chilometri di distanza. Parlarono con un’infermiera, le descrissero le condizioni dei tre uomini, e assieme decisero che era meglio portarli a Tucson. Ma sulla strada furono fermati dalla polizia di frontiera.
 
La cattura. Per gli agenti, quei clandestini non stavano poi così male, certo non tanto da giustificare il loro trasporto fino a Tucson. Così, per i due volontari scattarono le manette e per i messicani la deportazione. Prima d’ora l’associazione No More Deaths, istituita nel 2002, non aveva mai avuto problemi con la polizia frontaliera: il loro lavoro veniva in qualche modo tollerato. Ma ora “gli Stati Uniti stanno cercando di criminalizzare un servizio di aiuto che può salvare delle vite”, accusa Margo Cowan, un avvocato di No More Deaths, “e noi vogliamo ribadire che l’aiuto umanitario non è mai un crimine”. A meno che il procuratore dell’Arizona non ritorni sui suoi passi all’ultimo momento, per Strauss e Sellz il processo inizierà nei prossimi mesi. I due non si capacitano ancora di quanto successo. “Nessun volontario prima di noi era mai stato arrestato con simili accuse”, dice la Sellz, 23 anni come il suo compagno di sventura, “e anche ora altri volontari continuano a fare quello che abbiamo fatto noi”.
 
George W. Bush presenta la sua politica sull'immigrazioneUn problema sentito. Se la sfortuna dei due giovani è stata quella di incontrare poliziotti un po’ troppo solerti, il problema dell’immigrazione negli Usa è di stretta attualità. Lungo il confine messicano operano anche i volontari di due gruppi anti-immigrazione, i Minutemen e l’American Patrol, che aiutano la polizia a intercettare i clandestini. Lo scorso dicembre la Camera dei rappresentanti ha approvato una proposta di legge che prevede la costruzione di una rete lungo tutti i 3.100 chilometri del confine tra i due Paesi, ma soprattutto renderebbe l’ingresso clandestino negli Stati Uniti, e la permanenza senza documenti validi, un reato penale. Stessa sorte sarebbe riservata all’assistenza ai clandestini. Se passasse definitivamente, il provvedimento metterebbe in pratica fuorilegge l’intera organizzazione No More Deaths. La legge Sensenbrenner, dal nome del deputato che l’ha redatta, probabilmente non sarà approvata dal Senato. Ma è già stata fonte di tensioni con il Messico. Il presidente Fox l’ha definita “vergognosa”, definendo gli immigrati “eroi” che troveranno comunque il modo di passare il confine. Uno di loro, un ragazzo di 18 anni, non ce l’ha fatta. E’ stato ucciso il 30 dicembre scorso da un poliziotto statunitense, mentre tentava di oltrepassare la frontiera vicino a San Diego.
 

Alessandro Ursic

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