21/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le ultime tensioni complicano la ricostruzione del dopo tsunami
  Posto di blocco a Trincomalee
Le ultime tensioni nel nord e nell’est dello Sri Lanka hanno complicato e rallentato il lavoro delle organizzazioni che si occupano della ricostruzione nel dopo-tsunami. Si aspetta non senza preoccupazione che le parti in conflitto - governo e Tigri per la liberazione della patria tamil (Ltte, Liberation Tigers of Tamil Eelam) - e mediatori di pace ricomincino a dialogare per impedire il ritorno alla guerra civile. Tra queste persone in attesa, abbiamo contattato a Negombo, cittadina sulla costa ovest a nord di Colombo, Giovanna Fortuni del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis): “A est, nella città di Trincomalee colpita dalle violenze, abbiamo alcuni espatriati, ma al momento si trovano tutti qui nel nostro ufficio centrale a causa dell’escalation di violenze”. A Trincomalee dopo diverse uccisioni all’inizio di gennaio di uomini della marina cingalese e di cinque giovani tamil, solo giovedì per un attacco di presunti ribelli sono morti due civili e rimasti feriti 12 marinai.
 
Mahinda Rajapakse“Aspettiamo – continua Fortuni – l’evolversi degli eventi. La prossima settimana l’inviato di pace norvegese, Eric Solheim, il governo e i ribelli si incontreranno: speriamo che si torni alla calma e che i nostri operatori possano rientrare a Trincomalee in condizioni di sicurezza”. Da giugno a oggi, inoltre, sono stati proclamati sia dai cingalesi sia dai tamil diversi hartal,  scioperi generali che paralizzano ogni attività e durante i quali non è possibile circolare. La responsabile del Vis spiega: “Non è la prima volta che subiamo un hartal (l’ultimo è finito domenica 15 gennaio), ma questa in cui ci troviamo è sicuramente la situazione peggiore dall’inizio dell’anno”.
 
Susanna Rebershak che di solito lavora a Trincomalee, sempre per il Vis, aggiunge: “L’hartal è quasi un coprifuoco, nessuna Ong durante lo sciopero può lavorare come dovrebbe. Bisogna restare chiusi negli uffici. Noi abbiamo dovuto interrompere temporaneamente la costruzione di un nuovo padiglione dell’ospedale di Nilaveli, a mezz’ora di auto da Trincomalee. E anche se adesso l’hartal è finito, ci sono state bombe e sparizioni in città”.  
  Ricostruzione
Il nord e l’est dello Sri Lanka sono a maggioranza tamil, in un Paese per il 75 per cento abitato da cingalesi, e teatro dai primi anni Ottanta di una guerra che ha causato oltre 60mila morti. Il cessate il fuoco proclamato nel febbraio 2002 ha ridotto gli scontri, ma non è mai stato rispettato del tutto. Anche i colloqui di pace, mediati dalla Norvegia, sono in stallo dall’aprile 2003. L’ultima ondata di violenze è partita dopo l’elezione del nuovo presidente Mahinda Rajapakse che dice di voler rispettare il cessate il fuoco, ma che continua ad accusare i ribelli del peggioramento della situazione.
Dal dicembre scorso sono morte almeno 140 persone: un’ottantina fra soldati e marinai a causa di attacchi di presunti guerriglieri e una quarantina fra tamil. Anche lo Stato potrebbe avere una responsabilità nelle ultime violenze, dato che i sostenitori delle Tigri ritengono che le vittime tamil siano state uccise dalle forze di sicurezza. Intanto gli osservatori della missione di pace che monitora il cessate il fuoco nel Paese sono tornati al lavoro, dopo essere stati attaccati a Batticaloa, sempre sulla costa orientale. E si spera trovino presto una mediazione con le parti in lotta.
 
 

Francesca Lancini

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