21/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Patrizia Rossi, Fabbri Editori, 2005
Chris compie diciott’anni in Inghilterra, lontano dalla sua casa e dalla nuova compagna del padre in Italia, ma contenta di esserlo. E’ arrivata in una scuola inglese per migliorare come pianista e il suo sogno è comporre musica. Il primo capitolo del libro, come sottotitolo, indica “171 giorni all’inizio della guerra”, la guerra in Iraq. In Inghilterra Chris non raggiunge la cosiddetta maggiore età solo dal punto di vista anagrafico. Gli incontri, le nuove amicizie, le lezioni di piano a una bambina che ha perso il padre, morto da qualche mese, ma anche il fratello, perché da quel giorno vive chiuso in camera, prenderanno Chris per mano lungo un percorso di maturazione diverso, profondo e ben definito. La porteranno a interrogarsi sul mondo, sui diritti umani, sulla guerra, sulle scelte personali e il rispetto reciproco. Il tutto rielaborato in lettere che Chris spedisce al cugino, forse l'unico legame forte con l’Italia, nelle quali un passo dopo l’altro si vedono i cambiamenti e la progressiva maturazione della ragazza, fino alla scelta di una strada ben precisa contro la violenza e la guerra.
 
Case distrutte in Iraq. Foto Maso NotarianniTempo di cambiare. L’autrice Patrizia Rossi si rivolge a un pubblico giovane e riesce a catturare l’attenzione intrecciando le vicissitudini e i piccoli problemi di ogni giorno che accomunano tutti gli adolescenti, a tematiche di ampio respiro alleggerite dalla freschezza dell’età dei protagonisti e vivacizzate dall’entusiasmo caratteristico di un’età che da sempre porta con sé la certezza di poter cambiare il mondo. Il tutto calato nella realtà di una giovinezza dalle molteplici sfaccettature, in cui gruppi impegnati e con un senso di responsabilità nei confronti delle scelte dei “grandi” sopra le teste di tutti si mescolano con chi pensa non sia affar suo e si concentra su microcosmi assai differenti.
 
Rottami in Afghanistan. Foto di Emergency.La sete di sapere. “Quando un adulto mi dice: TACI, tu che non sai nemmeno cosa significhi una guerra, io sento che è lui a non voler sapere” scrive Chris al cugino, sottolineando l’importanza di un coinvolgimento maturo e consapevole delle nuove generazioni. E ancora: “La guerra è dietro l’angolo, e anche se non colpisce noi, colpisce altri esseri umani come noi. La guerra la viviamo oggi in televisione, in diretta. Ho ancora negli occhi le immagini sulla guerra del Golfo, del Kosovo. Ti ricordi all’uscita di scuola gli adulti che ne discutevano preoccupati? In realtà noi siamo cresciuti fra le guerre. (…) Per combattere il terrorismo e il fanatismo si dovrebbe invitare al tavolo dei potenti anche i poveri. Aiutare i paesi sottosviluppati, invece che spendere miliardi di dollari nella fabbricazione di armi”. Frasi semplici, magari anche retoriche, che possono far sorridere. Ma che rappresentano il sentire assoluto dell’adolescenza e del cammino verso l’età adulta: le semplificazioni possono essere utili per ritornare al concreto e togliere paraventi fatti di giustificazioni. Certo, tra il dire e il fare…, ma prendere coscienza è un primo passo importante, e si dice anche che chi comincia è a metà dell’opera. Chris ha cominciato, e vuole essere protagonista di un futuro dai contorni poco rassicuranti, pur nella consapevolezza dei propri limiti e possibilità: “Non sono pronta per andare questa estate in Palestina con Seamus e Samir, con gli attivisti dell’International Solidarity Movement. Ma posso comunicare il mio messaggio di pace attraverso la musica”, scrive ancora. Quante e quanti Chris ci sono nel mondo, di qualunque età, che aspettano di capire, per andare oltre le parole e l’apparenza, oltre la cornice, ed entrare a far parte del quadro come protagonisti in grado di cambiare il mondo, ciascuno con le sue potenzialità, in un concerto a più strumenti?
 

Valeria Confalonieri

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