20/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.3 - 2006 dal 13 al 18/1
Karachi, manifestazione di protesta contro i bombardamentiPakistan
Il 15, scontri tra soldati governativi e indipendentisti del Balucistan nel distretto di Kohlu, nel sud del Paese, hanno provocato almeno 8 morti.
Il 13, almeno 13 civili e 5 presunti militanti stranieri di Al Qaida sono stati uccisi da un raid missilistico attribuito ad aerei della Cia nel villaggio di Damadola, 200 chilometri a nord della capitale Islamabad, al confine con l’Afghanistan. L’attacco era diretto contro Ayman al-Zawahiri, considerato il numero due di Al Qaida, che però non era sul posto.

Cecenia e Caucaso
Il 18, 3 ribelli e 1 poliziotto sono morti in scontri tra i miliziani indipendentisti ceceni e l’esercito russo nel distretto di Shali.
Il 17, almeno 2 ribelli sono stati uccisi dopo uno scontro a fuoco con i soldati russi nel villaggio di Nhozai-Yurt, 65 chilometri a sud-est della capitale Grozny. Secondo fonti della guerriglia, in un’altra serie di scontri sono morti 6 soldati russi, mentre altri 5 sono rimasti feriti.
Il 16, secondo fonti della guerriglia, 2 soldati russi sono morti quando la loro jeep è saltata su una mina, mentre altri 2 sono stati uccisi nel corso di attacchi ribelli alle loro postazioni.
Tra il 13 e il 15 gennaio, secondo fonti della guerriglia, 10 tra soldati russi e poliziotti ceceni sono stati uccisi.
Il 13, la polizia ha reso noto di aver ucciso Shamil Abidov, un importante leader daghestano ribelle ricercato da anni.
                                      
miliziani nel delta del NigerNigeria
Il 16 uno scontro armato avvenuto tra un gruppo di assalitori e i militari nigeriani a guardia di piattaforma petrolifera di proprietà della Shell nel Delta del Niger ha provocato 14 vittime. L'attacco è stato organizzato dal "Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger" (Mend) che ha già rivendicato altri due attentati simili verificatisi nell'ultima settimana nella stessa zona e che hanno portato al sequestro di quattro dipendenti Shell. Il 18 il colonnello Mohammed Yussuf, portavoce dell'esercito nigeriano, ha riferito che 5 soldati sono morti e 9 rimangono dispersi a seguito di un nuovo attacco dei ribelli contro un altro oleodotto della Shell. Il giorno prima i guerriglieri avevano minacciato di moltiplicare le azioni di sabotaggio ai siti petroliferi nel Delta del Niger.
 
Kenya
Il 19 fonti umanitarie hanno riferito di violenti scontri avvenuti tra combattenti Dongiro etiopi e nomadi kenioti a Turkana, nella parte settentrionale del Paese funestata dalla siccità. Nei combattimenti sono morti 30 uomini tra gli Etiopi che avevano sconfinato, e 8 tra donne e bambini kenioti. Fonti governative sostengono che le persone a rischio per via della siccità, che ha già causato una quarantina di morti, sono tre milioni e mezzo.
 
Somalia
L’11 scontri avvenuti nelle regioni di Mudug e Galgudud, nel centro della Somalia, tra la fazione Sa'ad e quella Suleman, entrambe appartenenti al clan Habar Gidir, avrebbero fatto almeno 15 morti e oltre 30 feriti. Già da tempo le due fazioni in questione stanno combattendo per il controllo delle suddette regioni. Il 16, a seguito di aspri combattimenti a Kismayo, città nella Somalia meridionale, sarebbero rimaste uccise 5 persone. Secondo quanto riferito da un testimone, il violento scontro sarebbe avvenuto tra due membri della milizia della Juba Valley Alliance (JVA). La Somalia sta faticosamente tentando di uscire da una guerra civile durata 14 anni.

Costa d’Avorio
Il 18, 4 persone hanno perso la vita a Guiglo, nella Costa d'Avorio occidentale, negli incidenti scoppiati fra manifestanti del partito del presidente Gbagbo (Fpi, Fronte Patriottico Ivoriano) e i caschi blu dell'Onuci, la missione Onu nel paese. Lo ha reso noto un ufficiale delle Forze Armate nazionali. Il personale dell'Onu di stanza alla base di Guiglo, circa trecento persone, ha evacuato la zona.

Repubblica Democratica del Congo
Il 19 fonti militari hanno riferito di un'operazione congiunta, lanciata dall'esercito congolese e dal contingente Onu della Monuc, contro le milizie attive nella provincia dell'Ituri. Il bilancio degli scontri sarebbe di 37 morti tra i ribelli e 3 vittime tra i soldati congolesi. Dal 2003 ad oggi, l'esercito congolese sostiene di avere disarmato, con l'aiuto della Monuc, oltre 15 mila miliziani.
 
Kashmir indiano
incidenti a Srinagar
Il 14, 3 membri di un gruppo ribelle pachistano sono stati uccisi dai soldati indiani nel distretto meridionale di Poonch.
Il 15, un militante del gruppo islamico Hizbul Mujahideen è stato ucciso dai soldati indiani, mentre un imprenditore ha perso la vita in seguito a un attacco di presunti ribelli nel distretto di Anantnag.
Il 16, 2 membri del partito comunista filo-indiano sono stati uccisi da ribelli islamici, mentre 5 altri militanti hanno perso la vita in due scontri con i soldati indiani.
Il 19, 5 civili musulmani e 2 soldati indiani sono rimasti feriti in uno scontro con militanti islamici nel distretto settentrionale di Kupwara.
Il Kashmir indiano è conteso da India e Pakistan da mezzo secolo e dal 1989 sono giornalieri gli scontri tra ribelli islamici e soldati indiani.
 
Nepal
Il 12, almeno 3 poliziotti e un civile sono rimasti feriti nel sud-ovest del Nepal, dopo un attacco dei ribelli maoisti. Non si hanno notizie invece di feriti tra i guerriglieri che hanno attaccato una stazione della polizia a Dhanagadhi, circa 600 chilometri dalla capitale Kathmandu.
Il 14, 16 ribelli maoisti e un soldato sono rimasti uccisi in scontri nel distretto centrale di Syangja. Lo stesso giorno altri due episodi sanguinosi: almeno 12 poliziotti sono stati uccisi dopo che i ribelli hanno attaccato due stazioni della polizia nei dintorni di Kathmandu.
Dal primo gennaio le violenze sono aumentate in Nepal, paese afflitto dalla guerra tra ribelli maoisti ed esercito governativo dal 1996. Intanto continuano le manifestazioni contro il re e la repressione dei dissidenti politici.

Sri Lanka
Il 12, almeno 9 uomini della marina cingalese sono rimasti uccisi in un’esplosione vicino alla città di Vavuniya, nel nord del Paese.
Il 16, 3 donne di una famiglia che supporta i ribelli delle Tigri tamil sono state uccise da alcuni uomini armati non identificati.
Il 17, 2 civili sono morti in uno scontro tra l'esercito e presunti ribelli a Trincomalee, nordest del Paese. Una fonte dell'esercito ha dichiarato che i soldati sono intervenuti dopo che i ribelli hanno attaccato un autobus che trasportava uomini della marina cingalese. Dodici di questi sono rimasti feriti nell'esplosione seguita all'attentato.
Dall’elezione del nuovo presidente Mahinda Rajapakse lo scorso novembre, la tensione è cresciuta in Sri Lanka e si teme il ritorno alla guerra civile che a partire dai primi anni Ottanta ha causato oltre 60mila vittime.
 
Israele e Palestina
Il 15, una donna palestinese e suo figlio sono stati uccisi da soldati israeliani nel corso di un’operazione notturna nel villaggio di Rujeb in Cisgiordania settentrionale, ferite altre 3 persone.
 
Haiti
Il 12 almeno 24 immigrati clandestini haitiani sono morti soffocati in un camion che trasportava una sessantina di persone dal confine haitiano verso la Repubblica Dominicana.
Il 16 i soldati della Minustah, hanno sparato sulla folla durante gli incidenti scoppiati al confine con la Repubblica Dominicana. Secondo il Generale Ramirez, capo delle forze armate dominicane, sarebbero 2 i morti causati dagli scontri
Il 17 un casco blu giordano è stato ucciso durante uno scontro armato nei pressi della baraccopoli di Cite Soleil a Port-au-Prince.
Il 18 2 soldati della Minustah, la missione di pace delle Nazioni Unite, hanno perso la vita durante un violento scontro a fuoco mentre erano di pattuglia a Citè Soleil, uno dei più pericolosi sobborghi di Port au Prince, capitale di Haiti. I due militari, di origine giordana, insieme ad un terzo commilitone, sarebbero stati attaccati da una delle numerose bande armate che imperversano in città. Sempre il 18 il governo dominicano ha ordinato il rimpatrio per 415 haitiani sprovvisti di documenti.
 
Colombia
Secondo uno studio publicato il 12 e condotto dal governo colombiano, a Bogotà vive il 13 per cento dei 'desplazados' di tutto il Paese, ovvero 227 mila su un totale di 1.700 mila. E ogni giorno affluiscono in città in media venti nuove famiglie di disperati, fuggiti dai loro villaggi a causa della guerra e destinati a vivere in città senza alloggio, senza lavoro e senza assistenza. Il dato più sconvolgente è che la metà di loro (oltre 100 mila) è composta da minorenni.
Categoria: Guerra
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