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Dito puntato contro gli Stati Uniti nel rapporto annuale per il 2006 di Human
Rights Watch (Hrw), pubblicato ieri. Secondo l’organizzazione per i diritti umani,
l’anno passato ha dimostrato che “la tortura e il maltrattamento dei detenuti
sono stati deliberatamente una parte della strategia anti-terrorismo dell’amministrazione
Bush, che ha così indebolito la difesa dei diritti umani nel mondo. In sostanza,
Hrw sostiene che gli episodi di abusi sui prigionieri di cui si sono resi protagonisti
i soldati americani non possono essere etichettati come casi isolati di “mele
marce”, ma sono la conseguenza di una scelta politica del governo di Washington.
“Combattere il terrorismo è fondamentale per la causa dei diritti umani”, ha detto
Kenneth Roth, direttore di Hrw, “ma usare tecniche illegali contro presunti terroristi
è sia sbagliato sia controproducente”, perché provoca il reclutamento di nuovi
terroristi, danneggia gli sforzi mondiali contro questo problema e crea un limbo
giuridico per i prigionieri.
Le colpe degli Usa. Secondo Roth, le prove della linea politica di Washington stanno nella minaccia
del presidente Bush di porre il veto a una legge che vieti il “trattamento crudele,
inumano e degradante dei detenuti” – una minaccia che alla fine è rimasta inattuata.
Inoltre, il direttore dell’organizzazione ricorda anche il tentativo del vicepresidente
Cheney di esentare i membri della Cia dall’applicazione di questa legge, e la
teoria del segretario alla Giustizia Alberto Gonzales, secondo il quale gli Stati
Uniti possono compiere abusi sui prigionieri se questi non sono americani e vengono
detenuti all’estero. Per finire, Roth cita anche l’ammissione del direttore della
Cia Porter Goss, per il quale il waterboarding – una tecnica che consiste nel far credere all’interrogato di essere sul punto
di annegare – era semplicemente “una tecnica professionale d’interrogatorio”.
“La responsabilità per l’uso della tortura e dei maltrattamenti non può più essere
credibilmente scaricata su soldati semplici che fanno il turno notturno”, conclude
Roth, che chiede all’amministrazione Bush di “nominare uno speciale procuratore
che esamini questi abusi” e al Congresso di “creare una commissione d’inchiesta
indipendente”.
La situazione negli altri Paesi. Il rapporto, 532 pagine riguardanti 70 Paesi, condanna anche la Gran Bretagna
e il Canada per “aver tentato di minare le protezioni internazionali dei diritti
umani”: Londra per aver cercato di consegnare presunti terroristi a dei governi
molto più flessibili nell’uso della tortura, dietro flebili garanzie di un buon
trattamento, il Canada per aver ritardato l’intesa per un nuovo trattato che metta
fuori legge le “sparizioni forzate”. Bacchettate anche ai Paesi dell’Unione Europea,
“per aver messo la questione dei diritti umani in subordine alle loro relazioni
con gli Stati ritenuti utili nella lotta al terrorismo, come la Russia, la Cina
e l’Arabia Saudita”. Russia e Cina, insieme all’Uzbekistan del dittatore Karimov,
secondo Hrw “hanno usato la ‘guerra al terrorismo’ per attaccare i loro avversari
politici, etichettandoli come ‘terroristi islamici’”. Sudan, Repubblica Democratica
del Congo, Birmania, Corea del Nord, Turkmenistan hanno messo in atto severe repressioni
con giustificazioni simili, Siria e Vietnam “hanno mantenuto rigide restrizioni
alla società civile”, lo Zimbabwe di Robert Mugabe “si è reso responsabile di
imponenti espulsioni forzate per motivi politici”. red