19/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rapporto 2006 di Hrw bacchetta gli Usa per la loro politica sulla tortura
Una delle foto simbolo delle torture di Abu GhraibDito puntato contro gli Stati Uniti nel rapporto annuale per il 2006 di Human Rights Watch (Hrw), pubblicato ieri. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, l’anno passato ha dimostrato che “la tortura e il maltrattamento dei detenuti sono stati deliberatamente una parte della strategia anti-terrorismo dell’amministrazione Bush, che ha così indebolito la difesa dei diritti umani nel mondo. In sostanza, Hrw sostiene che gli episodi di abusi sui prigionieri di cui si sono resi protagonisti i soldati americani non possono essere etichettati come casi isolati di “mele marce”, ma sono la conseguenza di una scelta politica del governo di Washington. “Combattere il terrorismo è fondamentale per la causa dei diritti umani”, ha detto Kenneth Roth, direttore di Hrw, “ma usare tecniche illegali contro presunti terroristi è sia sbagliato sia controproducente”, perché provoca il reclutamento di nuovi terroristi, danneggia gli sforzi mondiali contro questo problema e crea un limbo giuridico per i prigionieri.
 
Un'altra immagine degli abusi compiuti ad Abu GhraibLe colpe degli Usa. Secondo Roth, le prove della linea politica di Washington stanno nella minaccia del presidente Bush di porre il veto a una legge che vieti il “trattamento crudele, inumano e degradante dei detenuti” – una minaccia che alla fine è rimasta inattuata. Inoltre, il direttore dell’organizzazione ricorda anche il tentativo del vicepresidente Cheney di esentare i membri della Cia dall’applicazione di questa legge, e la teoria del segretario alla Giustizia Alberto Gonzales, secondo il quale gli Stati Uniti possono compiere abusi sui prigionieri se questi non sono americani e vengono detenuti all’estero. Per finire, Roth cita anche l’ammissione del direttore della Cia Porter Goss, per il quale il waterboarding – una tecnica che consiste nel far credere all’interrogato di essere sul punto di annegare – era semplicemente “una tecnica professionale d’interrogatorio”. “La responsabilità per l’uso della tortura e dei maltrattamenti non può più essere credibilmente scaricata su soldati semplici che fanno il turno notturno”, conclude Roth, che chiede all’amministrazione Bush di “nominare uno speciale procuratore che esamini questi abusi” e al Congresso di “creare una commissione d’inchiesta indipendente”.
 
La repressione cinese contro i membri di Falun GongLa situazione negli altri Paesi. Il rapporto, 532 pagine riguardanti 70 Paesi, condanna anche la Gran Bretagna e il Canada per “aver tentato di minare le protezioni internazionali dei diritti umani”: Londra per aver cercato di consegnare presunti terroristi a dei governi molto più flessibili nell’uso della tortura, dietro flebili garanzie di un buon trattamento, il Canada per aver ritardato l’intesa per un nuovo trattato che metta fuori legge le “sparizioni forzate”. Bacchettate anche ai Paesi dell’Unione Europea, “per aver messo la questione dei diritti umani in subordine alle loro relazioni con gli Stati ritenuti utili nella lotta al terrorismo, come la Russia, la Cina e l’Arabia Saudita”. Russia e Cina, insieme all’Uzbekistan del dittatore Karimov, secondo Hrw “hanno usato la ‘guerra al terrorismo’ per attaccare i loro avversari politici, etichettandoli come ‘terroristi islamici’”. Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Birmania, Corea del Nord, Turkmenistan hanno messo in atto severe repressioni con giustificazioni simili, Siria e Vietnam “hanno mantenuto rigide restrizioni alla società civile”, lo Zimbabwe di Robert Mugabe “si è reso responsabile di imponenti espulsioni forzate per motivi politici”.
 
Le buone notizie. Ma il 2005 ha visto anche buone notizie sul fronte dei diritti umani, conclude Hrw. Le democrazie occidentali si sono impegnate per migliorare la situazione in Birmania e Corea del Nord. L’India ha sospeso buona parte degli aiuti militari al Nepal dopo il colpo di stato di re Gyanendra, l’Associazione dei Paesi del Sud-Est Asiatico (Asean) ha costretto la Birmania a rinunciare alla presidenza nel 2006 a causa delle sue persistenti violazioni dei diritti umani. Infine, il Kirghizistan non ha ceduto alle pressioni uzbeche di farsi consegnare i 443 rifugiati del massacro di Andijan. 

red

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