23/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



David Hirst, Edizioni Nuovi Mondi Media, 2004
La morte recente del Presidente palestinese Arafat  chiuderà un secolo di conflitti in Medio Oriente?
E la domanda  cui è ancora prematuro per dare una risposta.
Un bilancio storico di quanto finora è avvenuto ci viene proposto da David  Hirst, famoso corrispondente di lingua inglese, un cronista che ha passato anni della sua vita a raccontare il mondo arabo, subendo sei espulsioni, due rapimenti,” ma anche rispetto in ogni paese della regione”, scrive il Guardian.
Il volume Senza pace, già edito negli Stati Uniti e in Inghilterra, per la prima volta  stampato in Italia (ottobre 2004) a cura di “Nuovi Mondi Media” a San Lazzaro di Savena( Bologna), affronta e sgretola tutti i miti radicati del conflitto israelo-palestinese ,una storia di popoli antichi che si contendono il ristretto territorio di una patria piuttosto recente.

Nel 1977 il presidente egiziano Sadat compie un pellegrinaggio in Israele e firma un trattato di pace. Sembrava l’inizio di un nuovo lungo cammino sulla strada giusta. Sullo slancio uscì la prima edizione di questo volume,  che però fu accolto da un ”silenzio profondo e sconcertante” e fu recensito in modo ironico e pessimista dal Washington Post, il romanziere MacLeish  lo defini “ l’ennesimo tentativo di compiere un’impresa tanto assurda quanto impossibile  da sperimentare…identificare cioè, attraverso il libro, un punto di partenza per la violenza nella storia mediorientale recente.” Era invece quanto si proponeva l’autore.
Gli amici di Israele in America sono tanti, ecco quindi “ la questione di cuore” fra  i sionisti americani che sognano da sempre un ritorno nella grande patria di Israele e gli attuali ebrei di Palestina”. Il tutto era nato anche dal rafforzamento del mito sionista dovuto a una pubblicazione della storica Joan Peters. La sua ricerca sui flussi immigratori nella regione mediorientale vuol dimostrare che i palestinese non  sono  profughi a causa della creazione dello stato di Israele, ma erano immigrati loro stessi dopo l’ambigua dichiarazione Balfour del dopoguerra che dava spazio a più interpretazioni.

Il mito però viene sgretolato dai “ nuovi storici “di Israele, che dimostrano che i palestinesi erano fuggiti per le violenze e le atrocità delle milizie ebraiche.
David Hirst  prosegue  per pagine e pagine affrontando la storica offerta di Arafat, con la rinuncia al 78per cento della Palestina, sgretolando il trattato di Oslo, illustrando la seconda “Intifada”.
Un altro capitolo fondamentale si pone la domanda ”Chi comanda?- George Bush o Ariel Sharon?  Il tutto nasce dall’attenzione verso l’americano medio che si domanda: è giusto appoggiare Sharon ma fino a che punto il protetto potrà fare danni di immagine sul piano internazionale al suo protettore?
Al termine della seconda Intifada Sharon aveva lanciato l’operazione “Scudo difensivo”, il suo attacco storicamente più feroce in Cisgiordania e soprattutto al campo profughi di Jenin, insieme alla città di Nablus.
Il campo era una roccaforte di militanti di Hamas, un arsenale di armi del terrorismo e Sharon era determinato a distruggerlo. Il suo esercito trova una fiera resistenza.

Quando Sharon decide una grande strage, viene fermato dagli alleati dell’America,Giordania ed Egitto, “che ammonivano che se Sharon non fosse stato fermato, i loro regimi rischiavano il collasso insieme alla struttura di pace con Israele che tenevano in piedi. Lo stesso Colin Powell si sbilancia definitivamente dichiarando che “ come amici, dobbiamo fare attenzione  alle conseguenze strategiche a lungo termine delle azioni israeliane “. E più avanti lo stesso Bush lanciò un’altra, anche se tiepida, iniziativa di pace in Medio Oriente il cui fine ultimo era la creazione di “ due stati, Israele e Palestina, che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza.” Riservava ugualmente le principali frecciate ad Arafat e ai palestinesi, ma al tempo stesso “imponeva a Sharon di ritirare le sue truppe dalla Cisagiordania”.
Le vicende secolari dei due popoli sono affrontate in tante pagine, con dati e documenti e rilievi onesti. Troviamo quindi “ “I semi del conflitto”, “ Non c’è pace a Sion”, con la citazione del massacro del 1921 che nasce da un conflitto all’interno di lavoratori ebrei; tra quelli che provenivano dall’Europa orientale e dalla Russia, e altri dell’Europa occidentale, nel porto di Giaffa. Prima gli arabi assistono, poi fanno dilagare il conflitto razziale spaccando vetrine ebree.
La reazione dei sionisti è furibonda, la strage enumera 200 ebrei e 120 arabi morti, cui seguiranno vendette a freddo nei giorni seguenti.
Interessanti e importanti i capitoli dedicati alla ribellione araba (1935-1939), al sionismo armato, ai combattenti anti-arabi, a “ Un Israele più grande.” E poi “ La pace con l’Egitto”, “ Il ratto della Cisgiordania”, L’Invasione del “Libano”.
Un volume completo per chi si vuole documentare, scritto da un autore che riesce a stare, anche se spesso è difficile, sopra le parti, denunciando brogli e violenze frutti di politica sporca, soprattutto occidentale e americana.
 
Paolo Lezziero
 
Categoria: Politica, Storia
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