
La morte recente del Presidente palestinese Arafat chiuderà un secolo di conflitti
in Medio Oriente?
E la domanda cui è ancora prematuro per dare una risposta.
Un bilancio storico di quanto finora è avvenuto ci viene proposto da David Hirst,
famoso corrispondente di lingua inglese, un cronista che ha passato anni della
sua vita a raccontare il mondo arabo, subendo sei espulsioni, due rapimenti,”
ma anche rispetto in ogni paese della regione”, scrive il Guardian.
Il volume Senza pace, già edito negli Stati Uniti e in Inghilterra, per la prima volta stampato
in Italia (ottobre 2004) a cura di “Nuovi Mondi Media” a San Lazzaro di Savena(
Bologna), affronta e sgretola tutti i miti radicati del conflitto israelo-palestinese
,una storia di popoli antichi che si contendono il ristretto territorio di una
patria piuttosto recente.
Nel 1977 il presidente egiziano Sadat compie un pellegrinaggio in Israele e firma
un trattato di pace. Sembrava l’inizio di un nuovo lungo cammino sulla strada
giusta. Sullo slancio uscì la prima edizione di questo volume, che però fu accolto
da un ”silenzio profondo e sconcertante” e fu recensito in modo ironico e pessimista
dal Washington Post, il romanziere MacLeish lo defini “ l’ennesimo tentativo
di compiere un’impresa tanto assurda quanto impossibile da sperimentare…identificare
cioè, attraverso il libro, un punto di partenza per la violenza nella storia mediorientale
recente.” Era invece quanto si proponeva l’autore.
Gli amici di Israele in America sono tanti, ecco quindi “ la questione di cuore”
fra i sionisti americani che sognano da sempre un ritorno nella grande patria
di Israele e gli attuali ebrei di Palestina”. Il tutto era nato anche dal rafforzamento
del mito sionista dovuto a una pubblicazione della storica Joan Peters. La sua
ricerca sui flussi immigratori nella regione mediorientale vuol dimostrare che
i palestinese non sono profughi a causa della creazione dello stato di Israele,
ma erano immigrati loro stessi dopo l’ambigua dichiarazione Balfour del dopoguerra
che dava spazio a più interpretazioni.
Il mito però viene sgretolato dai “ nuovi storici “di Israele, che dimostrano
che i palestinesi erano fuggiti per le violenze e le atrocità delle milizie ebraiche.
David Hirst prosegue per pagine e pagine affrontando la storica offerta di
Arafat, con la rinuncia al 78per cento della Palestina, sgretolando il trattato
di Oslo, illustrando la seconda “Intifada”.
Un altro capitolo fondamentale si pone la domanda ”Chi comanda?- George Bush
o Ariel Sharon? Il tutto nasce dall’attenzione verso l’americano medio che si
domanda: è giusto appoggiare Sharon ma fino a che punto il protetto potrà fare
danni di immagine sul piano internazionale al suo protettore?
Al termine della seconda Intifada Sharon aveva lanciato l’operazione “Scudo difensivo”,
il suo attacco storicamente più feroce in Cisgiordania e soprattutto al campo
profughi di Jenin, insieme alla città di Nablus.
Il campo era una roccaforte di militanti di Hamas, un arsenale di armi del terrorismo
e Sharon era determinato a distruggerlo. Il suo esercito trova una fiera resistenza.
Quando Sharon decide una grande strage, viene fermato dagli alleati dell’America,Giordania
ed Egitto, “che ammonivano che se Sharon non fosse stato fermato, i loro regimi
rischiavano il collasso insieme alla struttura di pace con Israele che tenevano
in piedi. Lo stesso Colin Powell si sbilancia definitivamente dichiarando che
“ come amici, dobbiamo fare attenzione alle conseguenze strategiche a lungo termine
delle azioni israeliane “. E più avanti lo stesso Bush lanciò un’altra, anche
se tiepida, iniziativa di pace in Medio Oriente il cui fine ultimo era la creazione
di “ due stati, Israele e Palestina, che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza.”
Riservava ugualmente le principali frecciate ad Arafat e ai palestinesi, ma al
tempo stesso “imponeva a Sharon di ritirare le sue truppe dalla Cisagiordania”.
Le vicende secolari dei due popoli sono affrontate in tante pagine, con dati
e documenti e rilievi onesti. Troviamo quindi “ “I semi del conflitto”, “ Non
c’è pace a Sion”, con la citazione del massacro del 1921 che nasce da un conflitto
all’interno di lavoratori ebrei; tra quelli che provenivano dall’Europa orientale
e dalla Russia, e altri dell’Europa occidentale, nel porto di Giaffa. Prima gli
arabi assistono, poi fanno dilagare il conflitto razziale spaccando vetrine ebree.
La reazione dei sionisti è furibonda, la strage enumera 200 ebrei e 120 arabi
morti, cui seguiranno vendette a freddo nei giorni seguenti.
Interessanti e importanti i capitoli dedicati alla ribellione araba (1935-1939),
al sionismo armato, ai combattenti anti-arabi, a “ Un Israele più grande.” E poi
“ La pace con l’Egitto”, “ Il ratto della Cisgiordania”, L’Invasione del “Libano”.
Un volume completo per chi si vuole documentare, scritto da un autore che riesce
a stare, anche se spesso è difficile, sopra le parti, denunciando brogli e violenze
frutti di politica sporca, soprattutto occidentale e americana.