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A controllare i reportage dei media tradizionali ci avevano già pensato, creando
la figura del giornalista embedded al seguito delle truppe in Iraq. I vertici militari americani non avevano però
previsto che il Web avrebbe moltiplicato le informazioni dal campo per opera degli
stessi soldati, a cui bastava aprire un blog per raccontare le loro esperienze.
Di siti personali del genere ne sono sorti a centinaia: alcuni critici di questa
guerra, altri estremamente patriottici. Ma ora il Pentagono si sarebbe stancato
e ha imposto nuove forme di controllo ai soldati un po’ troppo ciarlieri. A denunciarlo
è Jason Hartley, uno specialista della Guardia Nazionale che è stato tra i primi
militari statunitensi a essere punito per aver detto troppo sul suo blog Just Another Soldier. “Oggigiorno i blog militari – dice – vengono chiusi appena aperti”.
Un mondo variegato. Di blog gestiti da militari americani in Iraq, malgrado la denuncia di Hartley,
ce ne sono ancora tanti. Il sito Milblogging.com, un’utile guida per chi vuole avventurarsi nel campo, ne conta 304 in Iraq e
26 in Afghanistan. Altri 700 sono gestiti da soldati di stanza negli States. Il
sito Mudville Gazette ha avuto più di 700mila pagine visitate nel 2005, il blog di Michael Yon è al numero 81 tra i blog più frequentati al mondo. E’ insomma tuttora un settore
vitale, tanto che Milblogging.com ha appena assegnato i premi per i migliori.
Il problema, accusa Hartley, è che dalla Rete sono spariti i military blog più scomodi. “Rimangono quelli completamente innocui o quelli patriottici. Se
vuoi avere l’impressione che tutto vada bene in Iraq, vanno bene”, spiega.
Bocca chiusa. A spiegare questa scrematura potrebbe essere il fatto che la scorsa estate il
Pentagono ha imposto la registrazione dei blog militari presso un apposito comando,
che li esamina ogni trimestre. Inoltre, delle “unità mobili di addestramento”
hanno ora il compito di spiegare ai soldati sul campo che una parola in più sul
Web può mettere in pericolo le vite dei loro commilitoni. In novembre, l’esercito
ha addirittura fatto circolare un messaggio in videocassetta di Peter Schoomaker,
il capo di stato maggiore, in cui il generale ammoniva: “Loose blogs may blow up your BCTs”, i blog troppo aperti possono far saltare in aria la vostra brigata. Una frase
scelta non a caso, perché parafrasava il simbolico Loose lips sink ships, “Tenere la bocca aperta fa affondare le navi”, usato nella Seconda guerra mondiale.
“Stiamo combattendo una guerra, e gli insorti leggono le pagine Web”, dice il
colonnello Bill Buckner, un portavoce della coalizione in Iraq.Alessandro Ursic