18/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele, si voterà a Gerusalemme, ma non i candidati di Hamas
Via tutti i nomi dei candidati di Hamas dalle schede elettorali di Gerusalemme. Ma ristampare in fretta e furia tutte le schede elettorali non basterà a cancellare dalle scene la forte presenza del partito che continua a sostenere la legittimità della lotta armata contro l'occupazione israeliana. Se non altro, i palestinesi di Gerusalemme Est potranno votare. Solo un quarto dei 200 mila arabi che vi abitano, come nelle elezioni del ‘96. Gli altri infileranno le loro schede nei seggi in periferia. Il via libera - molto atteso - è arrivato domenica dal sostituto di Sharon, Ehud Olmert. Potranno votare, ma non per i candidati del più forte partito di opposizione all'Anp.
 
Una vittoria del gruppo islamico a Gerusalemme potrebbe avere effetti incontrollabili, per prevenirla Olmert ha annunciato che non consentirà ai candidati di Hamas di tenere comizi nella capitale ideale dello stato palestinese. Ma non solo, le autorità israeliane hanno deciso di cancellare i nomi di tutti i candidati di Hamas dalle schede elettorali per il distretto di Gerusalemme. Una scelta che sarebbe stata concordata con gli Stati Uniti e l’Autorità Palestinese. “Questa decisione - si legge in un comunicato di Hamas - smaschera il tipo di democrazia che l’amministrazione Usa ha in mente per la regione. I palestinesi devono essere liberi di scegliere i propri rappresentanti senza condizionamenti esterni o interni”. Domenica, l’esercito israeliano ha arrestato in Cisgiordania quattro esponenti dell’organizzazione islamica, e martedì 17 ha ucciso un palestinese di 24 anni, figura di riferimento di Hamas.
 
Retorica e buongoverno. In Cisgiordania i comizi di Hamas si sono potuti svolgere con grande successo. Il 14 gennaio, Reyad Raddad, il candidato di Riforme e Cambiamento (sigla politica di Hamas) arringava a Tulkarem una folla di migliaia di persone con vecchi slogan, sempre efficaci, come la conservazione dell’identità araba di Gerusalemme, la liberazione dei prigionieri dalle carceri israeliane e la lotta contro l’occupazione senza rinunciare a un solo centimetro di terra. Una propaganda montata anche dal leader di Hamas Mahmoud al Zahar, secondo cui “la mano che ha spinto le forze di occupazione fuori dalla Striscia di Gaza è ora in grado di farlo anche in Cisgiordania”.
Le scorse amministrative a Nablus sono state vinte da Adli Ya’ish di Hamas, eletto più che altro per la sua buona reputazione in città. “Ya’ish è stato eletto perché è una persona onesta -ha dichiarato un concittadino- e perché c’è bisogno di un cambiamento reale. Questi motivi vengono prima del sostegno ad Hamas. Vogliamo aver fiducia negli amministratori e Hamas ha saputo scegliere i più affidabili”. Il loro problema è che dovranno governare città che hanno rapporti con istituzioni sia europee che statunitensi, e queste si troveranno in difficoltà a sostenere un’organizzazione che, a parte i recenti distinguo, teorizza l’eliminazione di Israele. Quello della coesistenza con Israele è un nodo che il neo sindaco di Nablus Adil Ya’ish affronta con spirito realista inconsueto per la retorica di Hamas: “Quarant’anni fa –ha spiegato- i palestinesi volevano che gli ebrei polacchi e russi tornassero da dove sono venuti. Oggi un’intera generazione è nata in Israele, non parla russo o polacco, non conosce altro che Israele. Dove potrebbero andare? Questa è la nuova realtà. E Hamas la comprende”.
 
Una rete di propaganda. La forza della campagna elettorale di Hamas sta nelle migliaia di volontari che si occupano del volantinaggio e delle affissioni, ma anche delle visite porta a porta, della pubblicità su radio, giornali e internet, fino alle email e agli sms. L’ultimo strumento della propaganda mediatica di Hamas è al Aqsa Television: lanciata a inizio gennaio, sarà la prima emittente privata della Striscia di Gaza e un potente mezzo per fare proseliti. Secondo Naje al Serhey, organizzatore della campagna, la professionalità dell’organizzazione si spiega con la presenza nel gruppo di molti professionisti e docenti, che hanno saputo sfruttare al meglio le precedenti esperienze amministrative.
Altro punto forte della campagna di Hamas è la rappresentanza femminile: la lista Riforme e Cambiamento può vantare il maggior numero di candidate donne, che secondo Zahar “hanno sempre ricoperto un ruolo importante nella società palestinese e, al pari degli uomini, hanno sofferto e fatto molti sacrifici in questa intifada”. Muna Salem, candidata di Nablus, sostiene che solo Hamas è in grado di tutelare i diritti delle donne palestinesi, identificando l’Islam con la base di tali diritti. L’11 gennaio Hamas ha presentato un documento che riassume la sua piattaforma politica in 20 punti: lotta alla corruzione, riforme e relazioni equilibrate con la comunità internazionale. Il documento lascia da parte la retorica sulla distruzione di Israele, ma riafferma allo stesso tempo, la necessità della resistenza. Sulla carta il gruppo, fondato nel 1987 a Gaza, punta a fare della Palestina una teocrazia tollerante e politicamente pluralista.
 
Accordi di pace e lotta armata. La crescita di Hamas dipende dalle divisioni interne al partito di Abu Mazen e dalla disillusione dei palestinesi per le promesse mancate degli accordi di Oslo: creazione di uno stato indipendente, sicurezza, sviluppo economico, fine degli insediamenti e riconquista di Gerusalemme Est. Hamas ha deciso di partecipare alle prossime elezioni proprio perché, diversamente dal ‘96, considera esaurita la cornice politica di quel compromesso. Mushifr al Masri, portavoce di Hamas in Cisgiordania, ha descritto una società palestinese in profonda depressione dopo un decennio di negoziati falliti: ha parlato di caos nella sicurezza, nepotismo, corruzione e faide omicide. Zahhar ha annunciato che non riconoscerà né lo stato di Israele né gli accordi in vigore con l’Ap, ma ha promesso che anche in caso di vittoria schiacciante formerà un governo assieme ad al Fatah.
Nel programma si ricorda che la tregua lanciata a gennaio 2005 è scaduta e si annuncia che Hamas non rinuncerà alle armi. Zahhar non esclude altri attacchi in Israele, ma ha annunciato che Hamas sosterrà l’integrazione dei suoi militanti in un esercito nazionale il cui scopo sia fermare la lotta tra clan e proteggere i confini. Il nuovo vigore di Hamas è stato avvantaggiato anche dalla riapertura del valico di Rafah verso l’Egitto. Il controllo palestinese sul confine ha infatti consentito a 15 esponenti di Hamas, in precedenza in esilio a Damasco, di rientrare nella Striscia di Gaza: tra loro anche Rashid Hamadi, uno dei fondatori delle brigate Ezz ed din al Qassam.
                       
Due sondaggi. Secondo un sondaggio elettorale realizzato dall’università palestinese an Najah, Hamas tallona al Fatah da vicino. Il partito al governo raccoglie il 35 percento delle preferenze, mentre la lista Riforme e Cambiamento è valutata intorno al 31 percento. Un altro sondaggio, dell’università ebraica di Gerusalemme, rivela che oltre la metà degli israeliani sarebbe favorevole al coinvolgimento di Hamas nel processo di pace. La stessa ricerca indica che il 60 percento degli israeliani è contrario all’ipotesi che Gerusalemme sia capitale di due stati.  

Naoki Tomasini

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