scritto per noi da
Luca Ferrari

Cindy Sheehan, la
peace mom simbolo dell’impegno pacifista americano in seguito al suo “accampamento” di
26 giorni davanti al ranch del presidente George W. Bush, a Crawford (Texas),
dove chiedeva semplicemente d’incontrare il politico e chiedergli perché suo figlio
Casey fosse morto a Baghdad, è arrivata in Italia. Protagonista ieri a Venezia
di un dibattito sulla guerra in Iraq, Cindy
ha ingranato subito la quarta puntando il dito tanto sul proprio governo quanto
su quello italiano, colpevoli entrambi di portare avanti una politica di guerra.
“Ma se la guerra va contro la Costituzione italiana e americana, perché lasciare
che questi leader facciano qualcosa d’illegale contro la costituzione? Se noi
non possiamo infrangere la legge, perché loro lo possono fare? Non sono meglio
dei criminali. Chiedo che qualcuno risponda della morte di mio figlio, dei 2200
morti americani, dei morti civili iracheni. Le truppe devono lasciare l’Iraq.
Le truppe non sono la soluzione del problema, ma rappresentano il problema”.
Cosa propone allora?
“Ci dobbiamo sbarazzare delle tre B: Bush, Blair e Berlusconi, togliere loro
il potere e fare in modo che prendano il loro posto delle persone che possano
governare con saggezza e integrità. Adesso c’è un elefante nel negozio di cristalli
e fin tanto che resterà, continueranno i danni. I cristalli che sono stati infranti
non potranno mai essere messi a posto dall’elefante!”.
Blair è appena stato rieletto, Bush poco prima. Solo in Italia si avranno elezioni
a breve...
“Dobbiamo renderci conto che non importa il colore della pelle, il linguaggio,
eccetera. Facciamo tutti parte dell’umanità e in quanto membri di questa comunità
globale, dobbiamo unirci e lavorare tutti insieme e far sì che i nostri leader
inizino ad utilizzare le parole per risolvere i problemi e non gli omicidi”.
Durante il suo soggiorno in Texas, ha mai temuto per la sua incolumità?
“Quando ero a Crawford ho ricevuto minacce di morte. Lo stesso sceriffo della
contea era preoccupato per la mia sicurezza tant’è che mi chiese di dormire in
città oppure al chiuso. Per un po’ ha avuto delle guardie del corpo, però non
ho paura. Cosa possono fare? Uccidermi? La mia missione continuerà anche dopo
di me”.
Ha detto che voleva parlare col presidente degli Stati Uniti prima che il figlio
di un’altra madre morisse. Perché sta ancora aspettando?
“Per due ragioni: perché è un codardo e non ha risposte. Io sto ancora aspettando
di conoscere qual è la nobile causa per cui mio figlio è morto”.
C’è qualcuno del mondo politico americano che le ha dato il proprio sostegno?
“Molti senatori e membri del congresso. John Kerry mi ha semplicemente detto
di continuare a fare quello che faccio perché lo faccio bene e così mi ha detto
anche la senatrice Hillary Clinton. Però per me quelli che non chiedono il ritiro
immediato delle truppe sono complici della guerra in Iraq e dei crimini del mio
governo. Ci sono due membri del Partito Repubblicano che mi hanno sostenuto, due
membri della Camera dei Rappresentanti: Ron Paul (Texas) e Walter Jones (North
Carolina).
Da Camp Casey a dove?
“Non mi fermerò finché le truppe non rientreranno dall’Iraq. Le persone m’invitano
a parlare. Dopo l’Italia andrò direttamente in Venezuela, in marzo in Germania,
ad aprile torneremo a Camp Casey per le festività pasquali. Il fatto di collaborare,
rappresentare, dialogare con il Movimento Internazionale della Pace è per me fonte
di energia. Viaggio continuamente. In ogni posto c’è un Camp Casey, purtroppo
ci sono persone come me che soffrono per la perdita dei propri cari e dobbiamo
fermare tutto questo prima di crearne ancora, ancora e ancora, e ancora, e ancora”.