17/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra in Colombia vista dalla console di un videogame
Come se la realtà non fosse abbastanza tragica, adesso ci si mette anche un video gioco. Nasce, e sarà disponibile a partire dalla prossima primavera, “Guerra en Colombia”, il nuovo passatempo con il quale i giovani di mezzo mondo potranno fare una guerra virtuale ai narcotrafficanti colombiani.
 
GuerrigliaIl gioco. Le regole sembrano di semplice apprendimento. Stanca del continuo flusso di ingenti quantitativi di cocaina, che dalle regioni montagnose colombiane inondano gli Usa, l’amministrazioni di Washington decide di liberarsi dei capi dei cartelli, attraverso l’uso dei reparti speciali dell’esercito. Così scoppierà la guerra fra esercito e narcotrafficanti. Sarà compito del giocatore sconfiggere i capi cartello e ripristinare l’ordine pubblico. Certo, quello che i film d’azione statunitensi, come quelli di Schwarzenegger, propinano da diverso tempo, adesso diventa parte integrante dello svago da videogioco. Fra una sventagliata di mitra a destra, e una raffica di colpi a sinistra, si usano all’interno del gioco parole pesanti come sassi.
Sembra una saga tutta da giocare. Terrorist Takedown è il nome che la casa distributrice ha dato ad una serie di cd riguardanti i giochi di guerra. I più affezionati giocatori elettronici, che hanno già avuto il modo di sbizzarrirsi con giochi di guerra che hanno visto nel corso degli anni protagonisti i terroristi mediorientali e africani (Somalia),  prossimamente si potranno dare da fare anche con la guerriglia colombiana.
 
Guerrigliera colombianaNon solo grandi case. Juan Ospina è un giovane colombiano di 20 anni. La sua passione per i computer l’ha portato ad inventare delle trame di giochi che mostrano come la cruda realtà colombiana, fatta di violenza e abusi, provochi tutti i giorni morti e feriti. Purtroppo però,  descrivere la vita quotidiana dei colombiani, anche se solo per mezzo di un gioco, ha costretto il giovane Juan ad utilizzare immagini cruente e il gioco risulta un po’ macabro. Come lui stesso riconosce, “il gioco ha un impatto forte”. Il giocatore, in diverse schermate che compongono i vari livelli, è un guerrigliero che compie azioni illegali: sequestri di persona, omicidi di innocenti, uso indiscriminato di armi contro le forze di polizia. Ma non solo: recluta guerriglieri con la forza e installa diversi laboratori per la raffinazione della cocaina. “L’intenzione è quella di mettere a disposizione l’esperienza che qui in Colombia viviamo tutti i giorni, con le notizie che arrivano dai Tg e dai giornali”, dice Juan. A chi sostiene che lui faccia apologia di violenza risponde che “il modo in cui si presenta il gioco è di forte impatto sull’opinione pubblica, ma io ho solo cercato di sdrammatizzare la guerra e le idee che la promuovono”.  Per Ospina questo videogioco permette a chi gioca di capire meglio cosa succede in Colombia, ma ammette che non si tratta di giochi per bambini.
 
ParamilitariMa non è la prima volta. Certo, c’è una grande differenza fra le parole dei responsabili della casa ideatrice del gioco e le ammissioni di un giovane che vive quotidianamente le ingiustizie e le brutture di una guerra :“Questo è il gioco di migliore qualità inventato dalla nostra compagnia”, ha detto Marek Tyminski, direttore della casa produttrice, che di giochi di guerra è un vero esperto. Di diverso avviso il giovane ventenne:
“Invece di cercare di ignorare l’orribile sequela di violenze, o ancora peggio vedere i sequestri e i morti solo come conseguenza accettabile e giustificabile della guerra, questo gioco vuole illustrare la realtà e porre una domanda: davvero il fine giustifica i mezzi?”

Alessandro Grandi

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