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Il gioco. Le regole sembrano di semplice apprendimento. Stanca del continuo flusso di
ingenti quantitativi di cocaina, che dalle regioni montagnose colombiane inondano
gli Usa, l’amministrazioni di Washington decide di liberarsi dei capi dei cartelli,
attraverso l’uso dei reparti speciali dell’esercito. Così scoppierà la guerra
fra esercito e narcotrafficanti. Sarà compito del giocatore sconfiggere i capi
cartello e ripristinare l’ordine pubblico. Certo, quello che i film d’azione statunitensi,
come quelli di Schwarzenegger, propinano da diverso tempo, adesso diventa parte
integrante dello svago da videogioco. Fra una sventagliata di mitra a destra,
e una raffica di colpi a sinistra, si usano all’interno del gioco parole pesanti
come sassi.
Non solo grandi case. Juan Ospina è un giovane colombiano di 20 anni. La sua passione per i computer
l’ha portato ad inventare delle trame di giochi che mostrano come la cruda realtà
colombiana, fatta di violenza e abusi, provochi tutti i giorni morti e feriti.
Purtroppo però, descrivere la vita quotidiana dei colombiani, anche se solo per
mezzo di un gioco, ha costretto il giovane Juan ad utilizzare immagini cruente
e il gioco risulta un po’ macabro. Come lui stesso riconosce, “il gioco ha un
impatto forte”. Il giocatore, in diverse schermate che compongono i vari livelli,
è un guerrigliero che compie azioni illegali: sequestri di persona, omicidi di
innocenti, uso indiscriminato di armi contro le forze di polizia. Ma non solo:
recluta guerriglieri con la forza e installa diversi laboratori per la raffinazione
della cocaina. “L’intenzione è quella di mettere a disposizione l’esperienza che
qui in Colombia viviamo tutti i giorni, con le notizie che arrivano dai Tg e dai
giornali”, dice Juan. A chi sostiene che lui faccia apologia di violenza risponde
che “il modo in cui si presenta il gioco è di forte impatto sull’opinione pubblica, ma
io ho solo cercato di sdrammatizzare la guerra e le idee che la promuovono”. Per Ospina questo videogioco permette a chi gioca di capire meglio cosa succede
in Colombia, ma ammette che non si tratta di giochi per bambini.
Ma non è la prima volta. Certo, c’è una grande differenza fra le parole dei responsabili della casa ideatrice
del gioco e le ammissioni di un giovane che vive quotidianamente le ingiustizie
e le brutture di una guerra :“Questo è il gioco di migliore qualità inventato
dalla nostra compagnia”, ha detto Marek Tyminski, direttore della casa produttrice,
che di giochi di guerra è un vero esperto. Di diverso avviso il giovane ventenne:
Alessandro Grandi