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In America è tutto più facile, si dice spesso. Meno burocrazia, più cura delle
relazioni col cliente, migliori risultati. Se siete un partner particolarmente
geloso, un detective privato o solo un gran ficcanaso, allora forse vi farà piacere
sapere che anche avere i tabulati delle chiamate partite e ricevute dal cellulare
di un’altra persona, negli Stati Uniti, è facile come bere un bicchier d’acqua.
Basta il numero del telefonino in questione, una carta di credito, e 90 dollari.
Provare per credere, per esempio al sito http://www.celltolls.com/. C’è chi l’ha fatto e assicura che i tabulati gli sono arrivati in poche ore
via e-mail. Approfittando del vuoto legislativo in materia, siti del genere riescono
a offrire – per vie ancora misteriose – questo servizio, facendolo in maniera
del tutto legale. E il problema, di cui ha parlato per la prima volta il Washington Post la scorsa estate, non è neanche stato sfiorato dal Congresso.
Il problema della privacy. Del fatto, pian piano, si sta cominciando a parlare negli Usa. Anche perché
– tutela della riservatezza a parte – la sensibilità sulla questione dei controlli
telefonici è salita recentemente, con la notizia che l’amministrazione Bush ha intercettato le chiamate di centinaia di persone sospettate di aver legami con il terrorismo.
Per non parlare dei documenti dell’Fbi che hanno rivelato come, per lo stesso
motivo, il bureau ha tenuto d’occhio centinaia di manifestazioni pacifiche negli States. Anche per questo fatto, la
possibilità di ottenere legalmente i tabulati di chiunque non dovrebbe riguardare
solo potenziali fedifraghi. E se una rete criminale potesse così controllare che
nessuno dei suoi membri sia un informatore della polizia? O un’azienda si informasse
sui potenziali problemi di salute dei suoi dipendenti? Ancora peggio: se il governo
volesse legalmente ottenere i tabulati di qualunque persona scomoda o sospettata
di chissà che? Basterebbero 90 dollari, niente di più.
I metodi. Come fanno tali siti ad avere queste informazioni conservate dalle compagnie
telefoniche? Probabilmente utilizzando diversi metodi. Avere qualche collaboratore
all’interno delle compagnie che abbia accesso a questi dati è un’ipotesi. Ma in
realtà la talpa non sarebbe neanche necessaria: basta infatti telefonare al proprio
gestore, comunicare i propri dati e il Social Security Number (il codice fiscale americano, facilmente reperibile per chiunque in rete con
un po’ di ricerca), per farsi dare i propri tabulati. Molto probabilmente, tali
siti riescono a spacciarsi per il titolare del numero. C’è poi anche l’opzione
della gestione del proprio profilo on-line, un servizio offerto sempre più spesso
dalle compagnie e in genere predefinito, solo in attesa di essere attivato dall’utente.
Molti abbonati però non sanno neanche che esista. Per gli intrusi, basta attivare
il profilo on-line per primi, e avere così accesso libero al registro delle chiamate.
Un risultato ottenuto con l’inganno, certo. Ma tecnicamente la legislazione esistente
negli Usa al momento protegge il furto di dati, non di tabulati. E’ una tipologia
di reato che non è ancora stata definita. Forse sarebbe il caso di cominciare
a pensarci. Finora, a parte generiche dichiarazioni d’impegno di alcuni deputati,
non c’è stato nient’altro. Alessandro Ursic