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Viene chiamato “GAP 10/90” e sottolinea uno sbilanciamento in atto da anni: meno
del 10 per cento dei soldi spesi nella ricerca farmaceutica riguardano malattie
che, da sole, rappresentano il 90 per cento dei problemi sanitari mondiali. E
nonostante negli ultimi dieci anni i soldi investiti nella ricerca siano triplicati
(passando da 30 a oltre 100 miliardi di dollari), il divario persiste. La speranza
è che si passi al più presto all’azione, perché non esistano più malattie e pazienti
di serie B e si ripensi all’organizzazione dei sistemi sanitari, alla distribuzione
delle risorse, al potenziamento del settore di ricerca anche nei confronti di
malattie troppo spesso messe da parte.
Due appuntamenti internazionali. Un buon punto di partenza sono state le due conferenze internazionali che hanno
avuto luogo in questi giorni: il “Summit ministeriale sulla ricerca medica”, che
si è svolto a Città del Messico dal 16 al 20 novembre, e l’incontro “Medicine
prioritarie per i cittadini dell’Europa e del Mondo”, avvenuto all’Aia il 18 novembre.
Ci dice in proposito Jaya Banerji, del Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi), organizzazione che si propone di ricercare e sviluppare nuovi farmaci
per le malattie dimenticate: “E’ importante che i governi continuino a parlare
delle malattie dimenticate, soprattutto della critica mancanza di ricerca e di
sviluppo di nuovi farmaci per curarle. Con malattie dimenticate intendo la leishmaniosi
(infezione parassitaria: può colpire diversi organi, causando la morte se non
trattata; la cute, lasciando cicatrici; parti interne di bocca e naso, distruggendole,
ndr), la malattia del sonno (causata dal morso della mosca tsetse, ndr), la malaria, la tubercolosi eccetera; sono tutte malattie che rivestono un
interesse piccolo o non strategico per l’occidente e che non promettono ritorni
economici agli investimenti fatti. Ma dibattito a parte, sono necessarie azioni
concrete. E’ necessario che le idee vengano realizzate affinché i poveri del mondo,
che soffrono di queste malattie, ottengano nuovi farmaci”.
Pochi farmaci, molti rischi. Circa 1.400 nuove medicine sono state messe in commercio tra il 1975 e il 1999,
ma solo l’un per cento era per malattie tropicali o tubercolosi, come sottolineato
da Medici Senza Frontiere e da DNDi. Anche se dimenticate dall’occidente, si tratta di infezioni che non
dovrebbero passare inosservate. Il DNDi sta seguendo in particolare 9 progetti
su quattro condizioni, che ben rappresentano il panorama di sofferenze ignorato.
La leishmaniosi è diffusa in 88 Paesi e rischiano l’infezione ben 350 milioni
di persone. E’ stato valutato che 12 milioni di persone siano infettate dal parassita
e che ogni anno si verifichino da 1,5 a 2 milioni di nuovi casi. I farmaci maggiormente
utilizzati per curarla sono stati scoperti un secolo fa, hanno gravi effetti collaterali,
richiedono terapie prolungate e in molte zone non sono più efficaci per lo sviluppo
di resistenze. Vi sono farmaci più recenti, ma presentano anch’essi effetti tossici,
oltre a essere molto cari e difficili da somministrare. La malattia del sonno,
anch’essa causata da un parassita, è diffusa in 36 Paesi dell’Africa subsahariana
ed è stato calcolato che 60 milioni di persone rischiano di ammalarsi. Anche in
questo caso i farmaci disponibili sono pochi, con effetti collaterali, e stanno
aumentando le resistenze al trattamento. Discorso analogo vale per la malattia
di Chagas, sempre causata da un parassita e diffusa soprattutto nel Centro e Sud
America. Se non trattata può essere mortale, soprattutto fra i bambini, e nessuno
dei due soli farmaci a tutt’oggi esistenti ha caratteristiche ideali.
La malaria: si muore oggi più di ieri. Infine la malaria, forse la più nota fra le quattro, se non altro perché inserita
nel Fondo Globale per la lotta a AIDS, Tubercolosi, Malaria. Diffusa in 100 Paesi,
si verifica soprattutto nelle aree tropicali più povere di Asia, Africa e America
Latina. Circa due miliardi di persone vivono in zone a rischio e un miliardo è
stato infettato almeno una volta. La malaria uccide ogni anno oltre un milione
di persone, soprattutto bambini, e a volte mancano anche i più semplici ed economici
interventi: in Africa, nel 2001, solo dal 2 al 15 per cento dei bambini dormiva
sotto zanzariere, metodo di provata efficacia per prevenire l’infezione. La malaria
è anche un buon esempio del risultato della mancanza di investimenti: uccide più
persone oggi di 40 anni fa.
Unire gli sforzi. Non bisogna arrendersi dunque, ma promuovere strategie di ricerca più equilibrate
e indirizzare meglio fondi ed energie. “Dobbiamo pensare positivo. Oggi, le innovazioni
scientifiche hanno alzato gli standard di salute nei Paesi ricchi a livelli invidiabili
e diverse iniziative internazionali per i Paesi poveri danno speranza per il futuro.
Al DNDi stiamo concentrando le energie sulla ricerca e sviluppo di farmaci nuovi,
efficaci e accessibili per le malattie dimenticate. Consideriamo inaccettabile
che nel mondo ci siano ancora persone che muoiono per malattie infettive curabili,
e talvolta per i farmaci tossici che vengono correntemente usati per trattarle.
Crediamo che se i ricercatori di tutto il mondo uniscono le forze per sviluppare
nuovi farmaci per queste infezioni, molto può essere raggiunto, e in tempi brevi.
Ma è necessario un sostegno dai governi e dalle industrie farmaceutiche”, conclude
Jaya Banerji.
Valeria Confalonieri