Cari amici,
come sapete stavo lavorando con e per i rifugiati sudanesi che vivono al Cairo.
Partecipavo allamanifestazione di tremila rifugiati, che stava avendo luogo davanti
all’ufficio
dell’UNHCR, in un accampamento di fortuna dove per la maggior parte donne e bambini hanno
trascorso
le loro giornate negli scorsi tre mesi. Essi stavano reclamando i loro diritti
all’UNHCR
(l’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i rifugiati ) e stavano chiedendo un migliore
trattamento da parte del
governo egiziano. Io ho il dovere di informarvi su ciò che è accaduto
nel campo giovedì notte. Io mi trovavo
lì e ho visto tutto. Era
incredibile. Non ho mai assistito a qualcosa del genere prima d’ora.
Abbiamo
60 rifugiati sudanesi il cui decesso è stato confermato, centinaia di
feriti. Tutti coloro che si trovavano nell’accampamento, compresi donne
e bambini, sono stati condotti in prigione, e sono molto preoccupata
per le loro condizioni.I rifugiati mi hanno chiamato attorno alle
23:00, dicendomi di recarmi subito
al campo. Migliaia di soldati avevano bloccato tutta l’area a
partire dalle 21:00. Nessuno fuori, nessuno dentro. La polizia non
avrebbe fatto entrare nessuno. Io ho detto di essere canadese e loro mi
hanno
fatto passare. Sono andata
alla zona del campo. L’avevano bloccata con migliaia di soldati. Io ero
ferma
nel parco di fronte all’accampamento. Quanto più vicino possibile.
Inizialmente le forze di sicurezza
egiziane li hanno spruzzati con dei cannoni ad acqua. Per tre-quattro
volte in quella notte gelida.
Ho iniziato a urlare agli agenti di fermare quest’azione. “Ci sono dei
bambini”. “Li
ucciderete”. Loro mi hanno schernito. Poi ho visto che dal lato
sinistro migliaia di soldati si apprestavano a irrompere
nell’accampamento. Sono
entrati. Tutti voi avete potuto vedere le loro uniformi nere, le
braccia che
si muovevano su e giù. Avevano dei manganelli. Colpivano
tutti, donne, bambini, Tutti I rifugiati sudanesi non avevano alcuna
arma
e non hanno opposto
resistenza Poi, una ad una, le persone, strattonate, spinte, prese a
calci,
sono state costrette a salire
sugli autobus Io mi trovavo proprio lì Loro li stavano prendendo uno ad
uno, proprio davanti ai miei
occhi Donne, bambini con la testa sanguinante. Io stavo urlando,
piangendo,
provando a fermarli. Loro
li hanno trattati come animali. Ho visto due cadaveri che giacevano a
terra .
Sono andata lì e li ho
toccati. Per vedere se erano vivi. No, non vi posso descrivere che cosa
ho
visto. Era inumano. Era
incredibile. Li hanno presi tutti dal campo. L’ultimo è stato
trascinato via
verso le 6:00. Avevano gli
abiti inzuppati. Scalzi. La maggior parte non aveva persino qualcuno
dei suoi
abiti addosso.Tutti i loro
averi lasciati indietro. Io ero scossa. Sono stati portati in sette
prigioni diverse.
Loro li hanno
sparpagliati in sette prigioni diverse. Tre ospedali. Siamo andati
negli ospedali per vedere i feriti
e loro ci hanno detto che non c’erano rifugiati sudanesi lì. Ci hanno
mostrato solo tre cadaveri. Ho
ricevuto ragguagli da un sudanese in uno dei centri militari di
reclutamento ( una delle prigioni dove
li stanno detenendo) circa il cattivo trattamento che stanno subendo.
Indossano ancora i loro abiti zuppi
d’acqua. I feriti non sono stati curati. Niente cibo finora. Niente
servizi igienici. E la cosa peggiore
che abbiamo sentito è la notizia del loro rimpatrio in Sudan.
Io sono molto preoccupata. Poiché se le autorità li hanno trattati così male
davanti ai media, non so cosa stanno facendo loro a porte chiuse. Bambini, donne
tutti in prigione. È stato
l’UNHCR a chiedere al governo
egiziano di mettere fine alla protesta. Sono certa che loro sanno com’è la polizia
qui e sono sicura che loro
sapevano che non sarebbe stata una questione pacifica. Non so se l’UNHCR farà
qualcosa per i rifugiati
sudanesi che sono in prigione. Per favore fate il possibile per diffondere queste
notizie. O per qualunque cosa si possa fare per aiutarli. Qualcuno di voi ha contatti
con Amnesty
International o Human Rights Watch o altre organizzazioni di questo tipo? Il nostro scopo è
di far scarcerare tutti e d’impedire al governo egiziano di
rimpatriarli in Sudan.
Aida Sayf al-Dawlah