13/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scandalo per un film che mostra le effusioni di una coppia su un autobus
Un uomo e una donna sono seduti su una panchina, alla fermata di un autobus. Il mezzo pubblico arriva e la coppia sale a bordo. L’autista li guarda attentamente mentre consegna loro i due biglietti. I due giovani percorrono il corridoio centrale dell’autobus e occupano due posti vicini, in fondo al pullman. Dopo pochi secondi, tra sguardi e sorrisi complici, i due ragazzi cominciano a baciarsi appassionatamente. Le mani si muovono veloci, mentre lui scosta il velo che incornicia il volto di lei.
 
un'immagine del filmDoppia morale. Questa è la prima sequenza di Fifth Pound , un cortometraggio di 14 minuti, opera prima del regista egiziano Ahmed Khaled. Il film racconta le effusioni amorose di due ragazzi egiziani, ma nessuno poteva immaginare il putiferio che ne sarebbe scaturito. Non sono le scene erotiche, peraltro piuttosto caste, ad aver fatto infuriare le autorità religiose e politiche del Paese, quanto la blasfemia della quale, a dire di questi ultimi, si macchierebbe il corto per il fatto che il velo della protagonista venga ‘violato’ con tanta audacia e per il fatto che, mentre sornione spia le evoluzioni amorose dei due ragazzi, l’autista canti con voce sommessa i versetti del Corano diffusi dalla radio a bordo del pullman. “Volevo solo mostrare il doppio standard morale che caratterizza la vita in Egitto”, racconta il regista Khaled ad al-Jazeera, “la società egiziana ama autorappresentarsi in una certa maniera, coltivare una certa idea di sé, e non ama chi sbugiarda questo stereotipo”. Il giovane regista, che ha solo 26 anni e si è appena laureato in Belle Arti all’Università Helwan del Cairo, indica nell’autista il simbolo di questa ambiguità. “Il film si chiama così perché il biglietto dell’autobus per due persone costa 4 pound (frazione della moneta egiziana), il resto è per comprarsi il suo silenzio. E lui, così credente da cantare i versi del Corano trasmessi alla radio, accetta i soldi per far finta di niente mentre i due ragazzi si scambiano effusioni e, mentre guida, spia i giovani con morbosità”.
 
un manifesto pubblicitario cinematografico per le strade del cairoContro i luoghi comuni. Se l’obiettivo di Khaled era quello di provocare c’è riuscito senza dubbio. “Ho incontrato mille difficoltà per produrre il film e per trovare una distribuzione. Tutti temevano le reazioni dell’opinione pubblica”, spiega il regista, “ma alla fine sono riuscito a farlo circolare e sta riscuotendo un ottimo successo”. Mentre i critici l’hanno stroncato accusandolo di blasfemia, i giovani del Cairo sono insorti in difesa del corto. La pratica dei cosiddetti ‘letti mobili’, quella cioè di salire su un autobus e girare per le strade del Cairo scambiandosi effusioni, è molto diffusa tra i giovani che fanno dei mezzi pubblici, con la complicità degli autisti, il loro nido d’amore. In questo modo riescono a sfuggire al gran caldo del Cairo grazie all’aria condizionata e agli sguardi vigili di una società sessuofobica, almeno sulla carta. “I miei compatrioti hanno l’abitudine di non voler vedere quello che ritengono disdicevole”, conclude Khaled, “ma questo non vuol dire che non accada”.
 
l'università di al-azhar al cairoOpposizione di celluloide. L’Egitto ha una grande cultura cinematografica, ma un certo tipo di temi come la politica, la religione e il sesso restano off limits. Ma proprio per questo i registi utilizzano spesso la settima arte come strumento per una critica neanche troppo velata alla società egiziana e alla sua patina conservatrice. Era già successo che alcuni cineasti si facessero interpreti del malumore degli intellettuali egiziani verso il regime di Mubarak e adesso, con Khaled, pare che si sia infranto anche la barriera del sesso. Questo è un mezzo per mettere in risalto le contraddizioni sociali egiziane. Se si scorrono le programmazioni delle reti televisive o dei cinema in Egitto si scopre una sorta di mondo a parte, molto lontano da quei teologi che dall’Università di al-Azhar lanciato condanne contro tutto e contro tutti, entrando fin negli aspetti più reconditi della vita privata. L’ultimo esempio in ordine di tempo è una sorta di manuale su come fare l’amore, a mero scopo riproduttivo, senza in nessun momento offendere la religione. Ma proprio in nessun momento. Senza scendere nei dettagli è facile capire come sembrano esistere due mondi opposti nello stesso Paese, ma è anche vero che sarebbe un errore confondere la Cairo cosmopolita con le campagne, molto più sensibili a un certo tipo di visione confessionale della vita. Una cosa è certa: i teologi di al-Azhar, per andare al lavoro, non prendono i mezzi pubblici. 

Christian Elia

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