13/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dalla città di Hitler, l'ultimo miscuglio tra pallone ed estrema destra
La foto incriminata: i Braunau Bulldogs fanno il saluto nazista davanti al campo di MauthausenSe è grave quando il saluto romano lo fa Paolo Di Canio, fascista dichiarato, figuriamoci se a farlo sono i tifosi della città dove nacque il Fuhrer, al confine tra Austria e Germania. L’ennesimo episodio degli intrecci tra razzismo, politica e calcio viene infatti da Braunau am Inn, la Predappio dei nazisti. I Braunau Bulldogs, gli ultrà della squadra locale che gioca nella seconda divisione austriaca, rischiano il carcere per aver pubblicato sul loro sito Internet la foto del loro pellegrinaggio al vicino ex campo di concentramento di Mauthausen, dove sono morti 100mila ebrei: una decina di giovanotti con la mano destra alzata per il più solenne degli Hitler-gruss, il saluto romano in tedesco. La foto, insieme a un’altra dozzina di istantanee simili, è rimasta sul sito per quasi due anni. La procura di Linz, capoluogo della regione, l’ha saputo solo adesso, aprendo subito un’inchiesta.
 
Un'altra foto fatta sparire dal sito: i tifosi del Braunau in una pizzeria della città più vicina al campo di concentramentoLa scoperta. E’ stata la sezione locale del Partito comunista austriaco a fare la denuncia. Le foto della discordia sono state fatte sparire dal sito dei Braunauerbulldogs (ora inaccessibile) prima di Natale, ma la stampa austriaca è venuta a conoscenza del fatto solo negli ultimi giorni. Il sindaco di Braunau, il socialdemocratico Gerhard Skiba, ha condannato l’episodio senza mezzi termini: “Sono scioccato. E’ una cosa ripugnante, che danneggia l’immagine della nostra città”, ha detto Skiba, che ha poi incontrato i leader dei tifosi “per evitare che simili comportamenti si ripetano”. Gli ultrà “non hanno negato” la presenza delle foto sul sito, ma non si sono neanche scusati, e lo stesso Skiba ha concluso che “la conversazione non ci ha assolutamente portati vicino a una spiegazione”. Il presidente della squadra ha invece preso le distanze dai tifosi, dichiarando di non sapere nulla delle foto e parlando di un “pessimo servizio” fatto dagli ultrà alla società.
 
Un reato penale. In Austria l’apologia di nazismo, così come la negazione dell’Olocausto, costituiscono reato. L’anno scorso un ragazzo di 20 anni è stato condannato a 18 mesi di carcere per aver fatto il saluto nazista e aver gridato “Heil Hitler” durante una manifestazione di piazza nell’Austria meridionale. E deve ancora avere una sua conclusione il caso di David Irving, lo storico negazionista inglese arrestato lo scorso novembre in Stiria, dove era arrivato per partecipare a una serie di conferenze organizzate da giovani di estrema destra.
 
Il saluto romano di Paolo Di Canio davanti agli Irriducibili della curva Nord lazialeCalcio ed estrema destra. Le contaminazioni tra nazismo e stadi, però, non riguardano solo l’Austria. Anche l’Italia ha avuto i suoi casi, in special modo nella curva Nord dell’Olimpico occupata dai tifosi della Lazio (“squadra de negri, curva de ebrei”, recitava uno striscione rivolto ai tifosi della Roma durante un derby). In Germania la squadra di Gelsenkirchen, lo Schalke 04, ha bandito dallo stadio i gruppi di tifosi legati a movimenti di estrema destra. La piaga del nazismo e dell’antisemitismo è venuta alla luce diverse volte nei Paesi dell’est europeo: in Ungheria un match tra il Ferencvaros e l’Mtk Hungaria, una squadra storicamente legata alla comunità ebraica, è stato macchiato dalle grida dei tifosi del Ferencvaros contro “gli sporchi ebrei” avversari. In Olanda le partite tra Feyenoord e Ajax vedono spesso la curva del Feyenoord sibilare compatta nel tentativo di riprodurre il suono delle camere a gas, per sbeffeggiare i tifosi della squadra di Amsterdam, in passato legata alla comunità ebraica. Succede anche inn Inghilterra, lo fanno alcuni ultrà del Chelsea verso quelli del Tottenham, per lo stesso motivo. La Romania ha visto episodi simili rivolti ai giocatori di colore e a quelli della comunità rom. In un derby tra la il Rapid e la Dinamo Bucarest una volta comparve lo striscione “Un milione di ‘corvi’, una soluzione: Antonescu”, cioè il responsabile dell’uccisione di migliaia di ebrei e rom durante la seconda guerra mondiale.
 
In Svezia, il gambiano Pa Dembo Touray si mangiò la banana lanciatagli per scherno dai tifosiI cori razzisti. Per non parlare poi dei “buuu” contro i giocatori di colore, un problema punito al massimo con qualche multa di poche migliaia di euro e frequente anche in Italia: l’ultima volta fu lo scorso novembre a Messina, con i cori razzisti della curva dell’Inter contro l’ivoriano Zoro, che minacciò di sospendere la partita. Quando successe in Spagna un anno fa, durante la partita tra le “furie rosse” e l’Inghilterra, ne venne fuori quasi un incidente diplomatico. E risale proprio agli ultimi giorni la decisione dell'Espanyol di Barcellona di sospendere due suoi tifosi dalle partite, per aver gridato insulti razzisti al portere camerunense Carlos Kameni. Casi analoghi si sono visti in Grecia, in Polonia, in Romania, in Germania. La Fifa sta considerando l'ipotesi di passare a punizioni più severe per le squadre con tifosi coinvolti in atti simili, come una sconfitta a tavolino o addirittura la retrocessione d'ufficio. Ma la risposta migliore venne nella primavera del 2004 dal gambiano Pa Dembo Touray, portiere dei campioni svedesi dello Djugarden. I tifosi avversari dell’Aik Solna lo chiamarono “scimmia” e lo ricoprirono di “buuu” per tutta la gara. Non era la prima volta per lui in Svezia. E quando gli lanciarono una banana, lui non si scompose. Raccolse il frutto da terra e se lo mangiò. Con orgoglio.

Alessandro Ursic

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