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Se è grave quando il saluto romano lo fa Paolo Di Canio, fascista dichiarato,
figuriamoci se a farlo sono i tifosi della città dove nacque il Fuhrer, al confine
tra Austria e Germania. L’ennesimo episodio degli intrecci tra razzismo, politica
e calcio viene infatti da Braunau am Inn, la Predappio dei nazisti. I Braunau
Bulldogs, gli ultrà della squadra locale che gioca nella seconda divisione austriaca,
rischiano il carcere per aver pubblicato sul loro sito Internet la foto del loro
pellegrinaggio al vicino ex campo di concentramento di Mauthausen, dove sono morti
100mila ebrei: una decina di giovanotti con la mano destra alzata per il più solenne
degli Hitler-gruss, il saluto romano in tedesco. La foto, insieme a un’altra dozzina
di istantanee simili, è rimasta sul sito per quasi due anni. La procura di Linz,
capoluogo della regione, l’ha saputo solo adesso, aprendo subito un’inchiesta.
La scoperta. E’ stata la sezione locale del Partito comunista austriaco a fare la denuncia.
Le foto della discordia sono state fatte sparire dal sito dei Braunauerbulldogs (ora inaccessibile) prima di Natale, ma la stampa austriaca
è venuta a conoscenza del fatto solo negli ultimi giorni. Il sindaco di Braunau,
il socialdemocratico Gerhard Skiba, ha condannato l’episodio senza mezzi termini:
“Sono scioccato. E’ una cosa ripugnante, che danneggia l’immagine della nostra
città”, ha detto Skiba, che ha poi incontrato i leader dei tifosi “per evitare
che simili comportamenti si ripetano”. Gli ultrà “non hanno negato” la presenza
delle foto sul sito, ma non si sono neanche scusati, e lo stesso Skiba ha concluso
che “la conversazione non ci ha assolutamente portati vicino a una spiegazione”.
Il presidente della squadra ha invece preso le distanze dai tifosi, dichiarando
di non sapere nulla delle foto e parlando di un “pessimo servizio” fatto dagli
ultrà alla società.
Calcio ed estrema destra. Le contaminazioni tra nazismo e stadi, però, non riguardano solo l’Austria.
Anche l’Italia ha avuto i suoi casi, in special modo nella curva Nord dell’Olimpico
occupata dai tifosi della Lazio (“squadra de negri, curva de ebrei”, recitava
uno striscione rivolto ai tifosi della Roma durante un derby). In Germania la
squadra di Gelsenkirchen, lo Schalke 04, ha bandito dallo stadio i gruppi di tifosi
legati a movimenti di estrema destra. La piaga del nazismo e dell’antisemitismo
è venuta alla luce diverse volte nei Paesi dell’est europeo: in Ungheria un match
tra il Ferencvaros e l’Mtk Hungaria, una squadra storicamente legata alla comunità
ebraica, è stato macchiato dalle grida dei tifosi del Ferencvaros contro “gli
sporchi ebrei” avversari. In Olanda le partite tra Feyenoord e Ajax vedono spesso
la curva del Feyenoord sibilare compatta nel tentativo di riprodurre il suono
delle camere a gas, per sbeffeggiare i tifosi della squadra di Amsterdam, in passato
legata alla comunità ebraica. Succede anche inn Inghilterra, lo fanno alcuni ultrà
del Chelsea verso quelli del Tottenham, per lo stesso motivo. La Romania ha visto
episodi simili rivolti ai giocatori di colore e a quelli della comunità rom. In
un derby tra la il Rapid e la Dinamo Bucarest una volta comparve lo striscione
“Un milione di ‘corvi’, una soluzione: Antonescu”, cioè il responsabile dell’uccisione
di migliaia di ebrei e rom durante la seconda guerra mondiale.
I cori razzisti. Per non parlare poi dei “buuu” contro i giocatori di colore, un problema punito
al massimo con qualche multa di poche migliaia di euro e frequente anche in Italia:
l’ultima volta fu lo scorso novembre a Messina, con i cori razzisti della curva
dell’Inter contro l’ivoriano Zoro, che minacciò di sospendere la partita. Quando
successe in Spagna un anno fa, durante la partita tra le “furie rosse” e l’Inghilterra,
ne venne fuori quasi un incidente diplomatico. E risale proprio agli ultimi giorni
la decisione dell'Espanyol di Barcellona di sospendere due suoi tifosi dalle partite,
per aver gridato insulti razzisti al portere camerunense Carlos Kameni. Casi analoghi
si sono visti in Grecia, in Polonia, in Romania, in Germania. La Fifa sta considerando
l'ipotesi di passare a punizioni più severe per le squadre con tifosi coinvolti
in atti simili, come una sconfitta a tavolino o addirittura la retrocessione d'ufficio.
Ma la risposta migliore venne nella primavera del 2004 dal gambiano Pa Dembo Touray,
portiere dei campioni svedesi dello Djugarden. I tifosi avversari dell’Aik Solna
lo chiamarono “scimmia” e lo ricoprirono di “buuu” per tutta la gara. Non era
la prima volta per lui in Svezia. E quando gli lanciarono una banana, lui non
si scompose. Raccolse il frutto da terra e se lo mangiò. Con orgoglio.Alessandro Ursic