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Nella Repubblica democratica del Congo la mortalità è troppo alta:
migliaia di vite umane perse ogni mese non solo per cause violente, ma
per malattie prevenibili ed curabili. Il cosiddetto eccesso di morti,
cioè i decessi in più rispetto a quanto ci si aspetterebbe nel Paese, è
arrivato a 38mila ogni mese e il numero totale di persone decedute
tra il 1998 e il 2004 sfiora la quota 4 milioni: il
prezzo più alto in vite umane pagato a un conflitto dopo la seconda
guerra mondiale, superiore ai dati ufficiali di tutte le crisi recenti
(Bosnia, Ruanda, Kosovo, Darfur). A sottolineare la drammatica
situazione è un’indagine pubblicata dalla rivista medica
Lancet, dove i ricercatori definiscono il conflitto della Repubblica
democratica del Congo come la crisi umanitaria con il maggior numero di
morti e per la quale “sono necessari con urgenza il miglioramento delle
condiizoni di sicurezza e l’aumento delle operazioni di assistenza
umanitaria”.
Seicentomila morti in più. Il rapporto pubblicato in questi giorni sullo stato di salute del Paese
è il quarto dal 1999, il secondo se si considera la copertura pressoché
totale del territorio (i primi due si erano concentrati solo sulle
province a Est). In oltre 511 zone sanitarie del Paese, sono stati visitati
quasi 20mila gruppi familiari (per un totale di 120mila persone
circa), e sono state fatte domande sui decessi verificatisi fra gennaio del 2003
e
aprile del 2004. I ricercatori hanno così calcolato la mortalità
mensile, risultata pari a 2,1 morti ogni mille persone. La cifra è del
40 percento superiore ai livelli che si riscontrano nella regione
sub-sahariana, e “corrisponde a 600mila morti in eccesso rispetto a
quanto
ci si aspettatava di registrare nel periodo in esame” scrivono i
ricercatori. Si tratta appunto di 38mila decessi in più ogni mese, come si diceva.
L’analisi
dei dati suggerisce anche che “se gli effetti della violenza fossero
rimossi, la mortalità per tutte le cause potrebbe scendere a valori
quasi normali”. La violenza, oltre a essere causa diretta di sofferenza
e morte, porta con sé povertà, condizioni di sovraffollamento, mancanza
delle infrastrutture e delle norme igieniche di base, degrado dei
sistemi sanitari. Per questo una buona parte dei decessi è collegata
proprio a malattie prevenibili e curabili: “Febbre e malaria, diarrea,
infezioni respiratorie e malnutrizione sono state le cause principali e
insieme coprono più della metà di tutti i morti sia a Est sia a Ovest”.
La malnutrizione da sola è stata responsabile dell’11 percento dei
morti nell'Est e dell’8 percento nell'Ovest del Paese.
Il degrado dell'assistenza sanitaria. L’allarme sulla situazione sanitaria in gran parte della
Repubblica democratica del Congo era stato già lanciato qualche mese fa
dall’Organizzazione non governativa Medici senza frontiere (Msf). Un
rapporto di metà novembre del 2005 ha riportato i risultati di
cinque inchieste, che hanno mostrato una situazione peggiore di quanto
era emerso da precendenti indagini condotte sempre da Msf nel 2001,
quando la guerra era in pieno svolgimento. Pur non coprendo
tutto il Paese, il quadro emerso dalle zone controllate da Msf ricalca
quanto ribadito in questi giorni dalla ricerca pubblicata su Lancet.
I tassi di mortalità
indicano infatti una situazione di emergenza continua in quattro zone
su cinque, crisi sanitaria catastrofica in tre, anche in aree dove al
momento dell'indagine non vi erano conflitti e violenze. Circa la metà
degli abitanti
ha riferito di non avere accesso a un'assistenza sanitaria di base,
perché troppo costosa. Il sistema sanitario “è completamente
abbandonato a sé stesso e non può sperare di coprire i bisogni
sanitari”, il personale medico locale lavora “in condizioni indecenti”,
non vi sono infrastrutture, le distanze che i pazienti devono
percorrere per arrivare a un centro di salute sono enormi e, una volta
giunti, non vi trovano le medicine necessarie. Ma di questa emergenza
sanitaria nessuno parla, tanto da meritare il posto nella "Top ten
delle Crisi più ignorate" dai media statunitensi e italiani (8 minuti
in un anno dedicati alla guerra in Congo dai telegiornali in Italia ), appena pubblicata da Msf.
Valeria Confalonieri