27/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Troppi morti in Congo: non solo per la violenza, anche per malattie curabili
I bambini sono le prime vittime della violenza, delle povere condizioni di vita e della mancanza di assistenza medica. le principlai cause di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni in Congo sono legate a malattie infettive come infezioni respiratorie, malaria o diarrea. Tutte malattie evitabili e curabili! (foto: Francesco Zizola)Nella Repubblica democratica del Congo la mortalità è troppo alta: migliaia di vite umane perse ogni mese non solo per cause violente, ma per malattie prevenibili ed curabili. Il cosiddetto eccesso di morti, cioè i decessi in più rispetto a quanto ci si aspetterebbe nel Paese, è arrivato a 38mila ogni mese e il numero totale di persone decedute tra il 1998 e il 2004 sfiora la quota 4 milioni: il prezzo più alto in vite umane pagato a un conflitto dopo la seconda guerra mondiale, superiore ai dati ufficiali di tutte le crisi recenti (Bosnia, Ruanda, Kosovo, Darfur). A sottolineare la drammatica situazione è un’indagine pubblicata dalla rivista medica Lancet, dove i ricercatori definiscono il conflitto della Repubblica democratica del Congo come la crisi umanitaria con il maggior numero di morti e per la quale “sono necessari con urgenza il miglioramento delle condiizoni di sicurezza e l’aumento delle operazioni di assistenza umanitaria”.

Un paziente accompagnato dalla sua famiglia per un intervento chirurgico minore, centro di salute di riferimento di Yahuma, Provincia Orientale. (foto: Francesco Zizola)Seicentomila morti in più. Il rapporto pubblicato in questi giorni sullo stato di salute del Paese è il quarto dal 1999, il secondo se si considera la copertura pressoché totale del territorio (i primi due si erano concentrati solo sulle province a Est). In oltre 511 zone sanitarie del Paese, sono stati visitati quasi 20mila gruppi familiari (per un totale di 120mila persone circa), e sono state fatte domande sui decessi verificatisi fra gennaio del 2003 e aprile del 2004. I ricercatori hanno così calcolato la mortalità mensile, risultata pari a 2,1 morti ogni mille persone. La cifra è del 40 percento superiore ai livelli che si riscontrano nella regione sub-sahariana, e “corrisponde a 600mila morti in eccesso rispetto a quanto ci si aspettatava di registrare nel periodo in esame” scrivono i ricercatori. Si tratta appunto di 38mila decessi in più ogni mese, come si diceva. L’analisi dei dati suggerisce anche che “se gli effetti della violenza fossero rimossi, la mortalità per tutte le cause potrebbe scendere a valori quasi normali”.
La violenza, oltre a essere causa diretta di sofferenza e morte, porta con sé povertà, condizioni di sovraffollamento, mancanza delle infrastrutture e delle norme igieniche di base, degrado dei sistemi sanitari. Per questo una buona parte dei decessi è collegata proprio a malattie prevenibili e curabili: “Febbre e malaria, diarrea, infezioni respiratorie e malnutrizione sono state le cause principali e insieme coprono più della metà di tutti i morti sia a Est sia a Ovest”. La malnutrizione da sola è stata responsabile dell’11 percento dei morti nell'Est e dell’8 percento nell'Ovest del Paese.

I 5 recenti studi condotti da Msf dimostrano che una persona su due ha, nel migliore dei casi, un accesso alle cure di base nelle regioni rurali povere. Questo significa che migliaia di persone sono escluse da ogni tipo di assistenza preventiva e curativa minima, per non menzionare ciò che è necessario per le numerose epidemie che colpiscono il Paese e la diffusione dell'Aids. (foto: Francesco Zizola)Il degrado dell'assistenza sanitaria. L’allarme sulla situazione sanitaria in gran parte della Repubblica democratica del Congo era stato già lanciato qualche mese fa dall’Organizzazione non governativa Medici senza frontiere (Msf). Un rapporto di metà novembre del 2005 ha riportato i risultati di cinque inchieste, che hanno mostrato una situazione peggiore di quanto era emerso da precendenti indagini condotte sempre da Msf nel 2001, quando la guerra era in pieno svolgimento. Pur non coprendo tutto il Paese, il quadro emerso dalle zone controllate da Msf ricalca quanto ribadito in questi giorni dalla ricerca pubblicata su Lancet. I tassi di mortalità indicano infatti una situazione di emergenza continua in quattro zone su cinque, crisi sanitaria catastrofica in tre, anche in aree dove al momento dell'indagine non vi erano conflitti e violenze. Circa la metà degli abitanti ha riferito di non avere accesso a un'assistenza sanitaria di base, perché troppo costosa. Il sistema sanitario “è completamente abbandonato a sé stesso e non può sperare di coprire i bisogni sanitari”, il personale medico locale lavora “in condizioni indecenti”, non vi sono infrastrutture, le distanze che i pazienti devono percorrere per arrivare a un centro di salute sono enormi e, una volta giunti, non vi trovano le medicine necessarie. Ma di questa emergenza sanitaria nessuno parla, tanto da meritare il posto nella "Top ten delle Crisi più ignorate" dai media statunitensi e italiani (8 minuti in un anno dedicati
alla guerra in Congo dai telegiornali in Italia ), appena pubblicata da Msf.
 
Intervista a Chiara Castellani, medico, da oltre dieci anni a Kimbau, Repubblica democratica del Congo.
 

Valeria Confalonieri

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