12/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito Usa costruisce un muro di sabbia attorno alle città di Siniya e Samarra
  Soldato Usa davanti alla raffineria di Baiji
Lunedì 10 gennaio i bulldozer dell’esercito Usa hanno iniziato a costruire un’enorme massicciata di sabbia tutto attorno al centro abitato di Siniya, una città vicino a Baiji, nel nord ovest dell'Iraq. Si tratta di una delle zone più colpite, sia dagli attacchi della guerriglia che dai raid statunitensi. Siniya conta circa cinquantamila abitanti ed è nota soprattutto perché vi si trova la raffineria di petrolio più importante del Paese. Quando sarà ultimata, la barriera sarà lunga 10 Km e alta 2 metri. L’esercito Usa spera che questa nuova protezione serva a tenere i miliziani all’esterno, ma molte lamentele sono venute dai cittadini, che temono di rimanere chiusi in una gabbia.
 
Oleodotto in fiammeUn cambio di strategia. Il comando Usa sostiene di aver concordato la costruzione di questo muro con la polizia locale, il consiglio cittadino e i capi religiosi, da cui sarebbero giunte le segnalazioni che indicavano il centro abitato come un rifugio per i ribelli. Ma tra i detrattori del provvedimento c’è anche il capo del consiglio cittadino, Nima al Kawaz, secondo cui la città finirà con l’assomigliare a un centro di detenzione.
Nell'Iraq del dopo Saddam, il settore petrolifero è sempre più il nodo che impedisce al processo politico di rafforzarsi, tutte la alchimie finora intraprese non hanno fatto che acuire le differenze nella distribuzione delle risorse tra le tre regioni irachene, e la presenza di una grande raffineria ha di fatto trasformato l’intera zona in un bersaglio per gli attentatori. Alcuni guidatori di autocisterne, che nelle ultime settimane hanno subito numerose imboscate nella zona, hanno protestato sostenendo che la barriera non garantisce maggiore sicurezza e nel contempo limita di molto le loro possibilità di movimento. Un residente della città, intervistato dall’agenzia Reuters, ha commentato: “Penso che quando le forze Usa si renderanno conto che la barriera è inutile, l’esercito ricomincerà a bombardare”. Nel caso di Siniiya e della vicina Baiji, la minaccia principale sono state le bombe artigianali poste a lato delle strade, una strategia della guerriglia cui le forze Usa hanno finora risposto usando i droni, piccoli velivoli radiocomandati che, ronzando sopra la città, permettono di individuare persone intente a scavare buchi ai lati delle strade. Un sistema che però ha provocato anche diverse vittime civili. Pochi giorni prima infatti un’intera famiglia era rimasta sepolta dalle macerie della sua abitazione, bombardata per un errore di valutazione.
  Il minareto a spirale di al Malwiyya, simbolo di Samarra, ispirato allo ziggurat babilonese. [Da al Jazeera]
Il precedente: Samarra. Non è la prima volta che una barriera di questo tipo viene costruita attorno a una città. Un muro del tutto simile era stato eretto lo scorso agosto a Samarra, altra città martoriata dagli attacchi, un centinaio di chilometri a nord di Baghdad. Secondo la Coalizione, l’esperimento di Samarra avrebbe avuto successo, frenando in effetti l’ingresso in città dei miliziani armati e facendo registrare da allora un sensibile calo degli attacchi. Samarra sin dall’inizio della guerra è stato uno dei nervi scoperti delle forze della coalizione. La città ha vissuto una lunga serie di raid militari che non hanno portato alla riduzione degli attacchi. Dopo ogni offensiva statunitense la città ricadeva inevitabilmente nelle mani dei ribelli, al punto che nemmeno le fortificazioni create attorno alla base militare del terzo battaglione si rivelarono adeguate e le vittime tra le forze della polizia crebbero in modo preoccupante per il futuro del corpo armato cittadino. Gli ingegneri militari decisero allora di circondare la città con un muro di detriti accumulati coi bulldozer, per bloccare tutte le strade che permettevano ai ribelli di accedere alla città portando armi. Militari Usa vennero messi di guardia alla barriera, con l’ordine di sparare a chiunque cercasse di scavalcarla. La costruzione del muro provocò il panico nella popolazione, che temeva stesse per scatenarsi una vasta operazione militare. Uno spauracchio che, come ammesso dal maggiore Walsh del terzo battaglione di fanteria, venne provocato ad arte per spingere la popolazione a ritirare il supporto ai miliziani oppure a lasciare la città. Cosa che successe: dei suoi 200 mila abitanti, dopo la costruzione del muro ne rimasero solo 70 mila. Tra i fuggitivi vi furono anche molti esponenti delle forze di polizia. Walsh allora, spiegando la strategia dietro alla costruzione della barriera, ammise che “Abbiamo preferito fare un passo indietro invece di distruggere la città.” Da allora gli attacchi in città sono diminuiti sensibilmente: da sette/otto al giorno a uno o due. Da ottobre a oggi solo una bomba a lato della strada e una sola autobomba, rispetto alle due o tre al mese registrate in precedenza. Il prezzo pagato per quella sicurezza però, si capisce quando si osservano le lunghe code di auto che ancora oggi affollano i check point, in attesa di entrare in città, e lo stato di abbandono del mercato cittadino, che ha danneggiato soprattutto gli agricoltori locali. Oggi la popolazione è ridotta a un quarto di quel che era fino al 2003. 

Naoki Tomasini

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