L'esercito Usa costruisce un muro di sabbia attorno alle città di Siniya e Samarra
Lunedì 10 gennaio i bulldozer dell’esercito Usa hanno
iniziato a costruire un’enorme massicciata di sabbia tutto attorno al
centro
abitato di Siniya, una città vicino a Baiji, nel nord ovest dell'Iraq.
Si tratta di una delle zone più
colpite, sia dagli attacchi della guerriglia che dai raid statunitensi.
Siniya
conta circa cinquantamila abitanti ed è nota soprattutto perché vi si
trova la raffineria di petrolio più importante del Paese. Quando sarà
ultimata, la
barriera sarà lunga 10 Km e alta 2 metri. L’esercito Usa spera che
questa nuova
protezione serva a tenere i miliziani all’esterno, ma molte lamentele
sono
venute dai cittadini, che temono di rimanere chiusi in una gabbia.
Un cambio di strategia. Il comando Usa sostiene di
aver concordato la costruzione di questo muro con la polizia locale, il
consiglio cittadino e i capi religiosi, da cui sarebbero giunte le segnalazioni
che indicavano il centro abitato come un rifugio per i ribelli. Ma tra i
detrattori del provvedimento c’è anche il capo del consiglio cittadino, Nima al
Kawaz, secondo cui la città finirà con l’assomigliare a un centro di
detenzione.
Nell'Iraq del dopo Saddam, il settore petrolifero è sempre più il nodo che impedisce
al
processo politico di rafforzarsi, tutte la alchimie finora intraprese non
hanno fatto che acuire le differenze nella distribuzione delle risorse tra le
tre regioni irachene, e la presenza di una grande raffineria ha di fatto
trasformato l’intera zona in un bersaglio per gli attentatori. Alcuni guidatori
di autocisterne, che nelle ultime settimane hanno subito numerose imboscate
nella zona, hanno protestato sostenendo che la barriera non garantisce maggiore
sicurezza e nel contempo limita di molto le loro possibilità di movimento. Un
residente della città, intervistato dall’agenzia Reuters, ha commentato: “Penso
che quando le forze Usa si renderanno conto che la barriera è inutile,
l’esercito ricomincerà a bombardare”. Nel caso di Siniiya e della vicina Baiji,
la minaccia principale sono state le bombe artigianali poste a lato delle
strade, una strategia della guerriglia cui le forze Usa hanno finora risposto
usando i droni, piccoli velivoli radiocomandati che, ronzando sopra la città,
permettono di individuare persone intente a scavare buchi ai lati delle strade.
Un sistema che però ha provocato anche diverse vittime civili. Pochi giorni
prima infatti un’intera famiglia era rimasta sepolta dalle macerie della sua
abitazione, bombardata per un errore di valutazione.
![Il minareto a spirale di al Malwiyya, simbolo di Samarra, ispirato allo ziggurat babilonese. [Da al Jazeera] Il minareto a spirale di al Malwiyya, simbolo di Samarra, ispirato allo ziggurat babilonese. [Da al Jazeera]](../../upload/immagini/img1/medioriente/iraq/2006/gen-mar/sandwalls4.jpg)
Il precedente: Samarra. Non è la prima volta che una
barriera di questo tipo viene costruita attorno a una città. Un muro del tutto
simile era stato eretto lo scorso agosto a Samarra, altra città martoriata dagli
attacchi, un centinaio di chilometri a nord di Baghdad. Secondo la Coalizione,
l’esperimento di Samarra avrebbe avuto successo, frenando in effetti l’ingresso
in città dei miliziani armati e facendo registrare da allora un sensibile calo
degli attacchi. Samarra sin dall’inizio della guerra è stato uno dei nervi scoperti
delle forze della coalizione. La città ha vissuto una lunga serie di raid
militari che non hanno portato alla riduzione degli attacchi. Dopo ogni
offensiva statunitense la città ricadeva inevitabilmente nelle mani dei
ribelli, al punto che nemmeno le fortificazioni create attorno alla base
militare del terzo battaglione si rivelarono adeguate e le vittime tra le forze
della polizia crebbero in modo preoccupante per il futuro del corpo armato
cittadino. Gli ingegneri militari decisero allora di circondare la città con un
muro di detriti accumulati coi bulldozer, per bloccare tutte le strade che
permettevano ai ribelli di accedere alla città portando armi. Militari Usa
vennero messi di guardia alla barriera, con l’ordine di sparare a chiunque cercasse
di scavalcarla. La costruzione del muro provocò il panico nella popolazione,
che temeva stesse per scatenarsi una vasta operazione militare. Uno spauracchio
che, come ammesso dal maggiore Walsh del terzo battaglione di fanteria, venne
provocato ad arte per spingere la popolazione a ritirare il supporto ai
miliziani oppure a lasciare la città. Cosa che successe: dei suoi 200 mila
abitanti, dopo la costruzione del muro ne rimasero solo 70 mila. Tra i
fuggitivi vi furono anche molti esponenti delle forze di polizia. Walsh allora,
spiegando la strategia dietro alla costruzione della barriera, ammise che
“Abbiamo preferito fare un passo indietro invece di distruggere la città.” Da
allora gli attacchi in città sono diminuiti sensibilmente: da sette/otto al
giorno a uno o due. Da ottobre a oggi solo una bomba a lato della strada e una
sola autobomba, rispetto alle due o tre al mese registrate in precedenza. Il
prezzo pagato per quella sicurezza però, si capisce quando si osservano le
lunghe code di auto che ancora oggi affollano i check point, in attesa di
entrare in città, e lo stato di abbandono del mercato cittadino, che ha
danneggiato soprattutto gli agricoltori locali. Oggi la popolazione è ridotta
a
un quarto di quel che era fino al 2003.