Alle ragazze di Kandahar negata un’educazione. Per tradizione e per paura dei talebani
di Wahidullah Amani*
Wazhma
frequenta il settimo anno alla scuola ‘Zarghona Ana’ di Kandahar. Questo fa di
lei un’eccezione in questa conservatrice provincia meridionale, ex fortezza dei
talebani dove oggi nove ragazze su dieci non ricevono nemmeno un’educazione
primaria.
“Ci sono 60 o 70 case nelle vicinanze della mia,” dice solennemente questa sedicenne. “Ma solo
io e un’altra ragazza andiamo a scuola. Molte delle mie amiche vorrebbero, ma
i
loro padri non le lasciano frequentare. I nostri vicini ridono di noi, della
mia famiglia: dicono che non siamo brave persone perché io sto andando a
scuola. Ma non li ascolto.”
L’ottimismo delle istituzioni governative. Secondo la Costituzione Afgana,
l’educazione è un diritto universale ed è per di più obbligatoria. I genitori
devono mandare i figli, siano maschi o femmine, a scuola, per dodici anni. Ma
in pratica la legge non viene quasi mai rispettata e il governo sembra essere
impotente di fronte a questa violazione.
“Certo,
la Costituzione garantisce il diritto all’istruzione,” dice Hayatullah Rafiqi,
capo del dipartimento dell’Educazione nella provincia Kandahar. “Ma non
possiamo mandar i soldati a casa della gente per imporre ai padri di mandare le
loro figlie a scuola. Se ci provassimo, non lo farebbero comunque perché
direbbero che il governo li costringe. Sarebbe controproducente.”
Rafiqi insiste nel sostenere che a Kandahar si sta facendo un buon lavoro:
secondo i dati in suo possesso, il 70 per cento delle femmine in età scolare
del capoluogo sta effettivamente andando a scuola. Nel resto della provincia,
secondo Rafiqi, la percentuale scende al 40 per cento.
“Rispetto
al periodo dei Talebani, molte più persone sono ora disposte a lasciare andare
le figlie a scuola” sostiene Rafiqi. “Il dipartimento dell’Educazione diffonde
programmi alla televisione per promuovere la scolarizzazione femminile, per
convincere i genitori che la scuola non è un brutto posto. Ci sono molti
rifugiati che tornano dal Pakistan e dall’Iran, dove hanno visto istruire le
donne, e sono perciò pronti a lasciare studiare le loro figlie.”
Ma la realtà è assai diversa da quella propagandata. Secondo persone
esterne all’amministrazione governativa però i conti non tornano.
“Il governo fornisce questi dati per mostrare il suo successo,” accusa Rangina
Hamidi, capo dell’Ong ‘Afgani per la Società Civile’. “Ma sono semplicemente
falsi. Sono solo il 10 per cento le ragazze che frequentano la scuola nella
città di Kandahar, percentuale che diminuisce notevolmente nelle zone rurali.
Persino il signor Rafiqi sa che solo 24 mila dei 130 mila scolari di Kandahar
sono femmine, e che ci sono solo 12 scuole femminili nell’intera provincia,
mentre le scuole per i maschi sono 328”.
Mohamed Omar, di 35 anni, ha a Kandahar una bottega in cui
vende bombole di gas. Ha sette figli, tre maschi e quattro femmine. Un figlio
lavora con lui, gli altri due sono a scuola. Ma tutte le sue figlie rimangono
in casa. “La scuola non fa per le ragazze, “ dice. ”Non le lascio andare:
devono stare in casa. Se andassero a scuola, la gente le vedrebbe per strada,
e
questo mi coprirebbe di vergogna.”
Omar è
convinto che l’educazione sia contraria alla tradizione islamica. “Dopo aver
finito la scuola, le ragazze pensano di poter andare dove vogliono, di non dover
indossare la hijab (che copre loro la testa, n.d.r.) e di non dover nascondere il viso. L’Islam
non lo accetta.”
Asefa,
18 anni, è un’altra delle poche fortunate che vanno a scuola a Kandahar. Ma
ogni giorno deve camminare per la strada sotto gli sguardi di condanna della
gente. “Gli uomini per strada mi prendono in giro e mi insultano. ‘Perché vai
a
scuola? – mi dicono – Sei una ragazza: non ne hai bisogno!’. Ma io ho pregato
la mia famiglia perché mi lasciasse andare e alla fine ha acconsentito.
Molte delle mie amiche si sono ritirate, non sono state capaci di resistere
agli insulti della gente”.
I genitori hanno paura delle ritorsioni dei talebani. Anche quelli che
teoricamente sono favorevoli all’educazione femminile riconoscono che c’è di
che essere nervosi per quanto riguarda la sicurezza. La situazione a Kandahar
è
instabile e va sempre peggio, con l’aumento di attacchi suicidi e schermaglie
tra forze di sicurezza e guerriglia talebana, una guerriglia sempre più
popolare a causa del crescente scontento della gente per la prolungata presenza
militare straniera.
Amanullah, 52 anni, ci dice che ama la scuola ma che, dei suoi cinque bambini,
solo i tre maschi vanno a scuola. “Sono preoccupata per la sicurezza delle mie
due figlie. Non posso permettere che accada loro qualche cosa, in strada o a
scuola. So che l’educazione è una buona cosa e io voglio educare i miei figli,
ma non ora. Le mie figlie mi implorano ogni giorno di lasciarle andare a
scuola. E io ogni giorno ripeto loro che quando la situazione migliorerà le
lascerò andare”.
Ma
quella promessa potrebbe non realizzarsi tanto presto.
Nel 2005
ben 150 scuole nella sola provincia di Kandahar sono state chiuse, secondo un
educatore di una Ong che ha chiesto l’anonimato. Il preside di una scuola è
stato ucciso e molti sono gli insegnanti minacciati. Almeno sette scuole sono
state date alle fiamme. In molti distretti, durante la notte vengono
distribuiti volantini che minacciano di morte i genitori che mandano a scuola
le loro figlie.
In un distretto, Maruf, tutte
le scuole sono rimaste chiuse per nove mesi a seguito di una campagna di
intimidazione. In altri, come Dand, Maiwand, e Panjuai, le scuole aprono a
intermittenza, a seconda delle condizioni di sicurezza.