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“La situazione in Waziristan assomiglia pericolosamente a quella che c’era in
Afghanistan quando i talebani stavano per prendere il potere”. A parlare è il
generale Talat Masood, uno dei principali analisti militari pachistani, secondo
il quale il governo di Islamabad sta definitivamente perdendo il controllo delle
Aree Tribali al confine con l’Afghanistan, dove i gruppi armati talebani (sostenuti
dai partiti islamici e dagli ambienti militari integralisti pachistani contrari
alla politica filo-americana del presidente Musharraf) appaiono ormai padroni
della situazione. Come dimostra la violenta imposizione di fatto della sharìa e soprattutto la drammatica escalation degli attacchi registrata negli ultimi
giorni, costati la vita a decine dei 70 mila soldati governativi inviati nella
regione. La gravità della situazione non sfugge agli Stati Uniti, che stanno infatti
intensificando le incursioni e i raid aerei in Waziristan, per ora con l’unico
effetto di uccidere civili innocenti e di far aumentare l’imbarazzo politico del
presidente Musharraf, sempre più inviso ai suoi potenti nemici interni: partiti
islamici radicali, servizi segreti e generali integralisti.
Tra attacchi dei guerriglieri e raid americani. Nella notte tra lunedì e martedì i guerriglieri islamici hanno lanciato diversi
razzi contro una postazione dell’esercito governativo posizionata in cima a una
collina che domina il villaggio di Sarbandki, una ventina di chilometri a est
di Miran Shah, capoluogo del Nord Waziristan. Almeno sette soldati sono morti
e molti altri sono rimasti gravemente feriti. Si è scatenata una battaglia durata
fino alle prime luci dell’alba e poi ripresa durante la giornata, nella quale
l’esercito ha impiegato elicotteri da combattimento e artiglieria uccidendo almeno
14 guerriglieri.
Gli integralisti filo-talebani hanno mano libera. Gli Stati Uniti, sempre più allarmati dal deterioramento della situazione nelle
Aree Tribali pachistane, compiono queste azioni per fare pressione sul governo
pachistano a impegnarsi seriamente nella lotta contro le milizie integraliste
che si rifugiano in queste regioni semi-autonome. Musharraf ha le mani legate:
più che rispondere agli attacchi della guerriglia non può fare, altrimenti le
forze interne a lui ostili ne approfitterebbero subito per accusarlo di combattere
i musulmani per conto degli ‘infedeli’ americani. Questa inerzia non fa che lasciare
mano libera agli integralisti locali, che infatti ne hanno approfittato per affermare
il loro controllo sociale e militare nella regione. Emblematica, in questo senso,
la violenta imposizione dei precetti della sharìa in tutto il Waziristan, dove negli ultimi mesi i filo-talebani hanno sgozzato
e impiccato ai pali della luce almeno una trentina di persone accusate di aver
violato i precetti della legge coranica, rubando denaro o semplicemente andando
dal barbiere. Di fronte a tutto questo il governo di Islamabad, presente in zona
con 70 mila soldati, non ha mosso un dito dicendo che si tratta di “faide tra
tribù locali” in cui non vuole immischiarsi, e augurandosi che fossero i “consigli
tribali a risolvere la questione”. E così le violenze continuano: l’ultima è del
4 gennaio, quando sette persone sono state uccise nei pressi di Wana, in Sud Waziristan.
Balucistan: Musharraf accusa l’India di aiutare la guerriglia. Per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica e dei suoi oppositori dall’imbarazzante
situazione in Waziristan, il presidente pachistano sta sfruttando l’altro fronte
di crisi interna, quello in Balucistan, giocando la carta del nazionalismo anti-indiano.
Da un mese, questa regione orientale del Pakistan è infiammata dai combattimenti
tra i guerriglieri indipendentisti baluci e i 30 mila soldati che Musharraf ha
inviato in zona a metà dicembre dopo essere sfuggito a un attentato e dopo l’abbattimento
di un elicottero militare con alti ufficiali a bordo (v. Guerra in Balucistan). In tre settimane di combattimenti, concentrati nei distretti di Kohlu e Dera
Bugti, almeno 200 persone sono rimaste uccise, in maggioranza civili rimasti vittime
dei bombardamenti aerei e d’artiglieria delle forze governative. Il governo afferma
che gli attacchi (l'ultimo oggi: 12 guerriglieri uccisi) non sono indiscriminati
bensì concentrati contro le basi dei frarys, dei ‘latitanti’, come le autorità pachistane chiamano i guerriglieri tribali
baluci. Il presidente Musharraf, assieme a tutti i ministri del suo governo, sta
pubblicamente accusando il governo di Nuova-Delhi di appoggiare la guerriglia
al fine di destabilizzare questa strategica regione del Paese per boicottare un
progetto che porterebbe al Pakistan molta ricchezza e soprattutto una strategica
alleanza con la Cina. In Balucistan infatti, sulla costa del Mare Arabico, i cinesi
stanno per inaugurare il mega-porto commerciale e militare di Gwadar, destinato
a diventare sbocco marittimo di tutte le merci provenienti dall’Asia orientale
e centrale e base più occidentale della nuova flotta da guerra cinese, proprio
davanti alle rotte petrolifere dello Stretto di Ormuz, dove circola il 40 per
cento del greggio mondiale. Enrico Piovesana