11/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Unanime dissenso contro il progetto di ampliare il muro che separa gli Usa dall'America
Guillermo Martinez Gutierrez, 21enne messicano, è stato ucciso dagli uomini della pattuglia di frontiera statunitense mentre tentava di scavalcare il muro che separa il Messico dagli Usa. Si trovava nei pressi della frontiera a Tijuana quando, insieme alla sua vita, ha perso anche la speranza di un futuro che per lui sarebbe stato sicuramente migliore. Non era armato e non era un immigrato senza documenti (questo è stato accertato in un secondo momento), ma un ragazzo messicano con qualche piccolo precedente penale e il sogno di cambiare vita. Il poliziotto che gli ha sparato dice di averlo fatto per legittima difesa. Il ragazzo - ha raccontato - gli stava tirando dei sassi.
  
Arresti alla frontiera Il muro. E’ in corso oramai da qualche settimana un dibattito sulla barriera che separa gli Stati Uniti dal Messico. Dal fatidico 16 dicembre scorso, data nella quale il Congresso Usa ne ha deciso l'ampliamento, è scoppiata una vera e propria bagarre, che ha visto protagonisti i ministri degli Esteri dei paesi dell’area centroamericana, Messico in testa.
Lunghissimo, molto alto e pattugliato dalla “Border patrol”, la polizia di frontiera composta da oltre 11mila uomini compresi i volontari, è formato da una rete metallica, lungo la quale sono state installate (dall’amministrazione Usa) telecamere e sensori capaci di captare il calore del corpo umano, e di trasmettere dati in tempo reale alle centrali di polizia di frontiera. Ma, come fanno intendere i circa 500mila clandestini che superano annualmente il confine, questo metodo non è sufficiente a risolvere il dilagante problema dell’immigrazione clandestina che dal sud del continente si sposta negli Usa.
 
Un uomo aspetta appoggiato al muro della discordia Immigrati. Dovrebbero essere oltre 1100 i chilometri nuovi da costruire. Un’imponente costruzione seconda, per dimensioni, solo alla muraglia cinese, e dal costo elevatissimo. Guatemaltechi, honduregni, messicani e brasiliani, ma anche ecuadoregni e colombiani, hanno in questi anni raggiunto gli Usa senza essere in possesso di regolari documenti. A piedi, nascosti nei doppiofondo dei tir, oppure a nuoto attraverso il rio Grande, il fiume che separa Messico e Usa tristemente diventato un enorme cimitero, i clandestini cercano fortuna in quello che credono essere il loro paradiso, ma che probabilmente per loro si trasformerà in inferno. Pur di arrivare al di là del muro  e godere di maggiori diritti e di migliori condizioni di vita, pagano migliaia di dollari agli spietati polleros, i trafficanti di uomini, che in cambio li conducono oltre frontiera abbandonandoli al loro destino. Molti clandestini non ce la fanno. E’ ormai una triste abitudine il ritrovamento di corpi di uomini, donne e bambini senza vita, abbandonati nel deserto o ritrovati sulle rive del Rio Grande.
Ma esiste anche un paradosso in questa brutta vicenda: anche lavorando “in nero” i clandestini aiutano la crescita dell’economia Usa e, con il denaro guadagnato e spedito nei paesi di origine, aiutano le economie nazionali.
 
Emblematica rappresentazione del muro (foto Emilio Flores)Il coro dei no. Quasi unanime si è alzato il coro di no alla notizia della proposta parlamentare Usa, che oltre a discutere dell’ampliamento del muro, ha discusso anche della necessità di contemplare come reato l’ingresso e la permanenza senza documenti di cittadini stranieri in territorio Usa.
I ministri degli Esteri della regione si sono riuniti nella capitale messicana, Città del Messico per discutere una linea comune da attuare contro la decisione Usa di ampliare il muro. Sono stati tutti d’accordo nel decidere di creare un gruppo di lavoro che si occupi dei problemi degli emigranti, e delle politiche congiunte in materia di clandestini, e che lavori in stretto contatto con le autorità statunitensi, aggiungendo che è un grave errore criminalizzare gli immigrati senza documenti. "Quello di cui c'è veramente bisogno in questo momento è una proposta integrata - dice Vanessa Cardenas, portavoce del Foro Nacional de Inmigracion - che includa la regolarizzazione dei lavoratori stranieri già presenti negli Usa e l'emissione di visti per chi voglia andarci".
Dalla riunione è scaturito un documento chiarissimo che non cita l’ampliamento del muro, ma parla di prevenzioni ed esorta a creare misure che incoraggino l’immigrazione legale: “Le misure parziali, come quelle che contemplano solo un rafforzamento delle politiche antimmigrazione, non possono rappresentare una soluzione valida per affrontare la sfida che impone un fenomeno tanto importante e ampio come quello dell’immigrazione”.

Alessandro Grandi

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