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Un voto controverso. Con 57 voti a favore e 17
contrari la legge è stata approvata, ma le polemiche non sono mancate. La
protesta, che accomuna parlamentari dell’opposizione e attivisti che si battono
per la difesa dei diritti umani, è guidata dall’Islamic Action Front, la
costola giordana dei Fratelli Musulmani. “L’accordo viola il Trattato di Roma”,
ha dichiarato Ali Abu Sukar, un avvocato che rappresenta il Iaf,
riferendosi all’accordo internazionale siglato nella capitale italiana nel 1998,
che istitutiva il Tribunale Penale Internazionale, “e se c’è un governo che ai
giorni nostri commette crimini di guerra è quello degli Stati Uniti d’America”.
La
violazione, secondo gli oppositori della legge, è evidente in quanto la
Giordania ha ratificato il trattato del Tpi nell’aprile del 2002, primo Paese
del medio Oriente a farlo. Per impedire che la legge votata domenica diventasse
effettiva si erano attivate anche le organizzazioni non governative
internazionali che si battono per il rispetto dei diritti umani, in particolare
Amnesty International e Human Rights Watch. In una nota
congiunta, le due ong hanno fatto sapere che “il Parlamento giordano avrebbe
dovuto rigettare una legge che protegge dalla giurisdizione internazionale
civili o militari che potrebbero macchiarsi di crimini contro l’umanità, di
crimini di guerra e di genocidio”. Un primo tentativo di far passare la legge
era stato fatto a luglio di quest’anno, ma l’opposizione era riuscita a
mobilitare i suoi sostenitori e aveva convinto il re Abdullah II e i deputati
della maggioranza a rimandare il voto. Adesso invece la legge è passata.
Ricatti di stato. La spiegazione del voto di domenica
scorsa non fa onore a Washington. “Oltre a condannare una legge che umilia la
Giordania”, ha spiegato Sukar, “denunciamo il ricatto con il quale l’amministrazione
Usa ha ottenuto il voto parlamentare. Ha minacciato di sospendere gli aiuti
internazionali alla Giordania”. I
deputati che hanno votato a favore della legge non hanno neanche provato a
negare la realtà, ammettendo subito che il voto rivestiva una rilevanza
determinante per il futuro della Giordania. Gli Stati Uniti d’America riversano
nelle casse della monarchia di Amman la somma annua di 333 milioni di dollari
in aiuti umanitari e accordi commerciali. Quasi tutti quelli che hanno votato
a
favore hanno dichiarato in aula che la Giordania non poteva permettersi il
lusso di dare un ‘dispiacere’ a un partner commerciale di questa grandezza. Christian Elia