Oggi, secondo i calcoli dei saggi che ogni anno comunicano la data esatta, è
il giorno dell'Haji, del pellegrinaggio alla Mecca. Il rito fa parte di un mese intero di feste
che riguardano uno dei cinque pilastri dell'Islam e che vive oggi il suo momento
culminante. Milioni di fedeli da tutto il mondo accorrono in Arabia Saudita e,
come è spesso accaduto in passato, anche quest'anno la ressa ha causato eventi
luttuosi. Il collasso di una struttura alberghiera a la Mecca ha causato la morte
di più di 50 pellegrini. Nel 1990 furono 1400 le vittime e nel 2004 persero la
vita 251 fedeli. Ma l'attrazione della Mecca per i fedeli è troppo grande e spesso
finisce per essere un evento irripetibile nella vita di un musulmano. Come per
Koko Jalil, un afgano che è riuscito a realizzare il suo sogno e lo racconta a
PeaceReporter.
scritto per noi da
Antonio Molinari

Haji Jalil ha 56 anni. Originario di Anabah, un piccolo villaggio nella valle
del Panchir, in Afghanistan, Haji conduceva autobus tra Kabul e Mazar-i- Sharif
prima di arruolarsi come mujahedin nell'esercito del comandante Massoud, leader
dell'Alleanza del Nord. Sette anni di carcere durante l`occupazione sovietica
dell`Afghanistan e poi la decisione di abbandonare le armi. Dal 1999 è responsabile
della sicurezza degli ospedali dell'ong italiana Emergency in Panchir e a Kabul.
Prima del 2003 lo chiamavamo tutti “Koko”, appellativo che sta per “signore”.
Dal dicembre 2003 è per tutti “Haji”, colui che si è purificato. Quell'anno, infatti,
qualcosa è cambiato nella sua vita. Koko ha realizzato uno dei sogni più grandi
per un musulmano: il pellegrinaggio alla Mecca.
Haji, quando sei partito per la Mecca?
Due anni fa, nel Novembre 2003. Io provengo da una famiglia molto povera, ho
una moglie e nove figli e sono cresciuto in un Paese che da trent'anni subisce
occupazioni e guerre. Il viaggio a La Mecca era un grandissimo sogno, che pensavo
non avrei potuto mai realizzare. Per un musulmano ci sono cinque obblighi, o pilastri
della fede: la testimonianza di fede "non c'è altro Dio fuorché Allah e Muhammad è il suo
Profeta"( asc-Sciahada ); le cinque preghiere quotidiane ( as-Salat); l'assistenza ai poveri ( az-zakat ); il pellegrinaggio alla Sacra Casa cioè a La Mecca ( al-Hagg ); il digiuno del mese di Ramadan ( as-Saumu).
Un giorno ho saputo che Emergency, come regalo per il lavoro di questi anni,
acconsentiva a questo viaggio. E' dura descrivere cosa ho provato. Auguro a tutti
di realizzare un sogno così grande.
Che significato ha per un musulmano il pellegrinaggio?
E` un evento importante nella vita di ogni credente.E' un mezzo di purificazione.
Nel viaggio verso la casa di Dio, l`uomo chiede perdono per i suoi peccati e viene
purificato.
C'è una preparazione specifica prima del viaggio?
Prima della partenza si acquista un vestito particolare, l`heram, formato da due scialli bianchi: uno si avvolge intorno alla vita e l'altro
intorno al torace. La testa rimane scoperta. Il vestito si indossa la mattina
della partenza, per prepararsi all`arrivo a La Mecca. La sera prima, la famiglia
organizza un lungo bagno e una cena abbondante, al termine della quale inizia
la preghiera di ringraziamento ad Allah per l'occasione concessa. Sono stato il
primo della mia famiglia a partire, non accadeva da tempo.Quella sera ricordo
la grande commozione di tutti i miei parenti.
Raccontami l'arrivo a La Mecca.
Sono arrivato a Medina, la città del profeta Maometto.Vista l'alta affluenza,
i pellegrini vengono divisi: alcuni si fermano a Medina, altri proseguono per
la città santa. Entrambe le città sono tappe obbligate del pellegrinaggio.A Medina
c'è la tomba del profeta, a La Mecca la casa di Dio ( la Ka’bah, la prima casa sacra costruita sulla terra) e la fonte sacra, Zamzam. Arrivato a Medina, insieme ad altri 500 afgani, mi sono fermato subito a pregare
sulla tomba del profeta. E' stato un momento davvero molto intenso. Non avevo
mai pregato insieme a così tante persone. La mattina seguente siamo andati a La
Mecca. Lì ho appreso che gli afgani presenti erano circa 20.000, più 10.000 rifugiati
provenienti dal Pakistan. Non so dire quante persone ci fossero in tutto, qualcuno
diceva quattro milioni. Io non avevo mai visto un numero così grande di uomini
in vita mia. Ho raggiunto la Ka'bah e ho iniziato la mia preghiera, girando intorno
alla pietra nera. Ho trascorso 32 giorni alla Mecca e 8 a Medina
Cosa ti ha colpito di più?
Ogni volta che completavo un giro intorno alla pietra (la tradizione vuole l'abbia
portata sulla terra l`arcangelo Gabriele dal paradiso terrestre), mi fermavo per
toccarla con la mano, che poi mi portavo alla bocca. Toccarla è molto difficile,
a causa del gran numero di persone presenti. Io ci sono riuscito sette volte.
Tenevo in mano un rosario, che porto ancora con me. Vedere quella pietra di cui
avevo tanto sentito parlare è stata l'emozione più forte di questo viaggio.
Raccontami il ritorno a casa
E' stato una gran festa. Amici e parenti sono venuti a prendermi all`aeroporto.
Hanno portato fiori freschi e le macchine, ne ricordo dieci, erano tutte decorate.
Il direttore dell'aeroporto, Gen. Alil, è venuto a prendermi e mi ha accompagnato
alla grande moschea di Kabul dove si ritrovano tutti gli Haji. La sera e nei giorni
successivi ho ricevuto molte persone. Ad ognuno di loro ho consegnato un rosario
(Tasbe) e alcuni datteri portati dalla Mecca, più un tappeto per la preghiera (jay namaz) acquistato dalla mia famiglia prima del mio ritorno.Con ognuna delle persone
presenti ho bevuto acqua di fiume mischiata all'acqua della fonte sacra.
La festa è durata quasi un mese.
Cosa è cambiato dopo questo viaggio?
Sono un Haji, adesso. E' una rinascita, una purificazione. Un impegno con Allah.
Ritornerai a La Mecca?
Inchalla'