10/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Vince Obiang, Madrid revoca lo status di rifugiato politico a Severo Moto
Una piattaforma petrolifera in Guinea EquatorialeNon è stato un bel Capodanno quello trascorso da Severo Moto, il leader dell’opposizione equatoguineana residente in Spagna dal 1980. A fine dicembre infatti il governo spagnolo ha deciso di revocare lo status di rifugiato politico concessogli nel 1986 a causa della presunta partecipazione in un tentativo di golpe ai danni dell’attuale presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema. Il governo di Madrid si sbarazza così di una personalità politica scomoda e si riavvicina al regime dittatoriale di Obiang. Anche per permettere alle compagnie petrolifere spagnole, in primis la Repsol, di partecipare alla spartizione della ricca torta petrolifera guineana.
 
Il leader dell'opposizione in esilio Severo MotoRapporti deteriorati. La notizia resa pubblica dal gabinetto spagnolo a fine dicembre era nell’aria da mesi, visto il deterioramento dei rapporti tra Severo Moto e  Madrid. Le autorità spagnole hanno dato credito alle informazioni di intelligence e alle decisioni della giustizia di Malabo, che ha condannato in contumacia Moto a 63 anni di carcere per il presunto ruolo avuto nell’organizzazione del fallito golpe ai danni di Obiang avvenuto nella primavera 2004. Moto avrebbe inoltre partecipato a giugno a una manifestazione di dissidenti conclusasi con pesanti danneggiamenti all’ambasciata della Guinea Equatoriale a Madrid, avvenimento che portò a un incidente diplomatico tra due paesi che da poco avevano riallacciato i rapporti. Senza contare la “scomparsa” di Moto dello scorso aprile, quando il leader politico riapparve dopo due settimane di silenzio a Zagabria. Per sfuggire a un assassinio organizzato dagli Spagnoli secondo l’interessato; per rifornirsi di armi in vista di un nuovo tentativo di golpe secondo il governo di Madrid. Tutti comportamenti che il governo spagnolo ha ritenuto “in contrasto” con lo status di rifugiato di Moto.
 
Politica e petrolio. La notizia non ha sorpreso più di tanto neanche l’entourage del politico guineano, che ha avuto parole di fuoco per il comportamento del governo spagnolo. “La Spagna non si è mai interessata al mio caso e non ha fatto nulla per proteggere il mio status di rifugiato, di conseguenza non ho nulla di cui ringraziarla”, ha dichiarato Moto. Il quale non fa mistero dei legami economici che legano Madrid a Malabo: l’amministrazione Zapatero ha proseguito nell’opera di avvicinamento al regime di Obiang già cominciata nell’ultimo periodo dal governo di José Maria Aznar, che inizialmente aveva mantenuto rapporti quantomeno freddi con la controparte guineana. A prezzo però di vedere le compagnie petrolifere spagnole tagliate fuori dai giacimenti equatoguineani. Almeno fino al 2003, quando la Repsol ha avviato alcuni lavori di esplorazione nelle acque territoriali del piccolo stato africano, e poco prima che cominciassero le prime frizioni tra Severo Moto e il governo spagnolo.
 
Il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang NguemaSorte incerta. La sorte del leader dell’opposizione rimane incerta. Le autorità spagnole hanno escluso di volerlo consegnare alla Guinea Equatoriale e di stare studiando una soluzione alternativa perché a Moto non sarebbe garantito un processo equo in patria. Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma. Probabilmente lo scomodo ospite dovrà andarsene dalla Spagna, il problema sarà però trovare qualcuno disposto a accoglierlo. Severo Moto ha dichiarato che preferirebbe tornare in Guinea Equatoriale, anche se ciò significherebbe passare il resto della vita in prigione viste le condanne pendenti sulla sua testa. Comunque vada a finire, a uscire vincente dalla vicenda sarà solo il dittatore Obiang. 

Matteo Fagotto

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