06/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un romanzo diffuso in rete racconta la vita dei giovani in Arabia Saudita
"Non volevo in nessun modo dare un’immagine distorta o negativa del mio paese. Io volevo solo far capire a tutti che in Arabia Saudita sia gli uomini che le donne sono vittime della società". Ha le idee chiare Rajaa al-Sanie, nonostante i suoi 24 anni. Ma che la giovane Rajaa aveva carattere lo si poteva intuire dal terremoto che il suo primo libro ha scatenato in Arabia Saudita e su internet.
 
rajaa al-sanieStorie di donne. Il libro si chiama Le ragazze di Riad, e raccoglie in forma di romanzo le e-mail che si scambiano 4 ragazze che vivono nella capitale saudita parlando degli uomini, della società e dei loro sogni. Come tutte le persone del mondo. Ma nulla è così scontato se sei donna e se vivi in Arabia Saudita. Non a caso il libro è bandito nel suo Paese, ma internet diventa sempre più una giungla dove ciascuno può ritagliarsi il suo spazio di libertà. E infatti il romanzo, pur non essendo ancora stato tradotto in inglese, dilaga in rete, facendo conoscere a tutti un aspetto della società saudita, già di per sè molto chiusa, che nessuno avrebbe immaginato. Come accade per la prime della quattro storie raccontate nel romanzo, quella di Qamra, una ragazza che sposa un giovane di nome Rashed. La sua volontà non conta nulla, come non conta in realtà quella di suo marito. Ma il marito, dopo un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, ripudia Qamra per sposare la donna giapponese della quale è innamorato. Oppure la storia di Lamis, una ragazza che s’innamora di Ali, giovane sciita. Ma la tradizione è contraria al matrimonio tra due esponenti di confessioni diverse, pur se entrambi musulmani, e i due ragazzi si trovano a dover affrontare le rispettive famiglie che si oppongono al loro amore. Le quattro ragazze raccontano la loro storia a Nouri, un ragazzo kuwaitiano che svolge il ruolo di narratore, ma è un personaggio a sua volta, visto che tutti lo chiamano Nourette e che ha dovuto lasciare l’Arabia Saudita perché omosessuale.
 
donne saudite in un negozio di abbigliamentoUna ragazza coraggiosa. Storie di libertà negata, storie come tante in Arabia Saudita dove le famiglie decidono delle vite dei figli e dove ogni anelito di libertà è vissuto come una forma di libertinaggio. “Mio fratello Ahmad aveva letto il libro prima che lo pubblicassi”, racconta ancora Rajaa in un intervista al quotidiano Gulf News, “lo trovava bello e realistico, anche perché sapeva che parlavo di storie vere, raccolte tra i banchi di scuola e nelle serate passate ad ascoltare le chiacchiere delle donne di famiglia durante i matrimoni. Solo che lui era terrorizzato da quello che poteva capitarmi, perché non sono ancora sposata e la società saudita non perdona e non dimentica. Ma la mia famiglia non mi ha lasciata mai sola, mi ha sempre sostenuto e così ho potuto abbandonare il corso universitario per dentisti che seguivo e dedicarmi completamente alla scrittura, la mia vera passione”. Rajaa finisce così di scrivere il suo racconto, “badando a usare un linguaggio vicino a quello dei giovani che passano le loro giornate a chattare su Internet”, come spiega la giovane scrittrice saudita a Gulf News.  Il successo è immediato. “Sono stata subito sommersa di lettere di donne e anche di uomini. Alcune madri mi chiedevano come procurarsi il libro perché volevano regalarlo alle loro figlie”, racconta Rajaa, “purtroppo alcuni dei miei amici mi hanno allontanata, ma non importa. Evidentemente erano più che altro spaventati dall’idea di una vita accanto a una persona che non hanno scelto e hanno preferito, come fanno molti in Arabia Saudita, andare avanti facendo finta di niente”.
 
uomini sauditi davanti al computerUn paese difficile. La sua fama si è rapidamente diffusa in rete e in poco tempo è diventata una specie di celebrità del mondo di Internet, guadagnandosi il soprannome di Sherazade di Riad, anche grazie a una foto di Rajaa dove la giovane scrittrice appare nello splendore dei suoi 24 anni, con due occhi neri che tradiscono una forte determinazione. In un primo momento, a causa dei commenti in Arabia Saudita, sembrava che il libro avesse dei contenuti scabrosi, ma non è vero. Rajaa racconta con ironia la vita, senza morbosità, dei giovani sauditi come lei e le loro ambizioni. Elementi che le autorità saudite non sembrano invece cogliere, in un paese dove i giovani sono cosmopoliti, ma si sentono incatenati a una delle società più conservatrici della storia. Non a caso il libro non è nelle librerie del regno, ma va a ruba in Internet.
Nei giorni scorsi, per la prima volta, due donne sono state elette nel consiglio direttivo della Camera di commercio di Gedda, la città più liberal dell’Arabia Saudita. Nel 2005 si sono tenute le prime elezioni nel regno dei Saud, ma le donne non potevano né candidarsi né votare. Le autorità hanno fatto sapere che alle prossime elezioni il divieto potrebbe cadere e il re, nel documento programmatico per il 2006 ha inserito l’emancipazione delle donne tra le priorità assolute del suo governo. Qualcosa si muove dunque, anche grazie agli occhi di Rajaa. 

Christian Elia

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