stampa
invia
Storie di donne. Il libro si chiama Le ragazze di Riad, e raccoglie in forma di romanzo le e-mail che si scambiano 4 ragazze che vivono
nella capitale saudita parlando degli uomini, della società e dei loro sogni.
Come tutte le persone del mondo. Ma nulla è così scontato se sei donna e se vivi
in Arabia Saudita. Non a caso il libro è bandito nel suo Paese, ma internet diventa
sempre più una giungla dove ciascuno può ritagliarsi il suo spazio di libertà.
E infatti il romanzo, pur non essendo ancora stato tradotto in inglese, dilaga
in rete, facendo conoscere a tutti un aspetto della società saudita, già di per
sè molto chiusa, che nessuno avrebbe immaginato. Come accade per la prime della
quattro storie raccontate nel romanzo, quella di Qamra, una ragazza che sposa
un giovane di nome Rashed. La sua volontà non conta nulla, come non conta in realtà
quella di suo marito. Ma il marito, dopo un viaggio di lavoro negli Stati Uniti,
ripudia Qamra per sposare la donna giapponese della quale è innamorato. Oppure
la storia di Lamis, una ragazza che s’innamora di Ali, giovane sciita. Ma la tradizione
è contraria al matrimonio tra due esponenti di confessioni diverse, pur se entrambi
musulmani, e i due ragazzi si trovano a dover affrontare le rispettive famiglie
che si oppongono al loro amore. Le quattro ragazze raccontano la loro storia a
Nouri, un ragazzo kuwaitiano che svolge il ruolo di narratore, ma è un personaggio
a sua volta, visto che tutti lo chiamano Nourette e che ha dovuto lasciare l’Arabia
Saudita perché omosessuale.
Una ragazza coraggiosa. Storie di libertà negata, storie come tante in Arabia Saudita dove le famiglie
decidono delle vite dei figli e dove ogni anelito di libertà è vissuto come una
forma di libertinaggio. “Mio fratello Ahmad aveva letto il libro prima che lo
pubblicassi”, racconta ancora Rajaa in un intervista al quotidiano Gulf News, “lo trovava bello e realistico, anche perché sapeva che parlavo di storie vere,
raccolte tra i banchi di scuola e nelle serate passate ad ascoltare le chiacchiere
delle donne di famiglia durante i matrimoni. Solo che lui era terrorizzato da
quello che poteva capitarmi, perché non sono ancora sposata e la società saudita
non perdona e non dimentica. Ma la mia famiglia non mi ha lasciata mai sola, mi
ha sempre sostenuto e così ho potuto abbandonare il corso universitario per dentisti
che seguivo e dedicarmi completamente alla scrittura, la mia vera passione”. Rajaa
finisce così di scrivere il suo racconto, “badando a usare un linguaggio vicino
a quello dei giovani che passano le loro giornate a chattare su Internet”, come
spiega la giovane scrittrice saudita a Gulf News. Il successo è immediato. “Sono stata subito sommersa di lettere di donne e
anche di uomini. Alcune madri mi chiedevano come procurarsi il libro perché volevano
regalarlo alle loro figlie”, racconta Rajaa, “purtroppo alcuni dei miei amici
mi hanno allontanata, ma non importa. Evidentemente erano più che altro spaventati
dall’idea di una vita accanto a una persona che non hanno scelto e hanno preferito,
come fanno molti in Arabia Saudita, andare avanti facendo finta di niente”.
Un paese difficile. La sua fama si è rapidamente diffusa in rete e in poco tempo è diventata una
specie di celebrità del mondo di Internet, guadagnandosi il soprannome di Sherazade
di Riad, anche grazie a una foto di Rajaa dove la giovane scrittrice appare nello
splendore dei suoi 24 anni, con due occhi neri che tradiscono una forte determinazione.
In un primo momento, a causa dei commenti in Arabia Saudita, sembrava che il libro
avesse dei contenuti scabrosi, ma non è vero. Rajaa racconta con ironia la vita,
senza morbosità, dei giovani sauditi come lei e le loro ambizioni. Elementi che
le autorità saudite non sembrano invece cogliere, in un paese dove i giovani sono
cosmopoliti, ma si sentono incatenati a una delle società più conservatrici della
storia. Non a caso il libro non è nelle librerie del regno, ma va a ruba in Internet.Christian Elia