Dal nordest del Brasile, un missionario racconta la lotta per la terra di 250 famiglie che chiedono giustizia
scritto per noi da
padre Marco Bassani

Da circa un mese e mezzo si è scatenato l’ennesimo
conflitto per la terra in questo misterioso Brasile, ricchissimo e
profondamente ingiusto. Questa rivendicazione, che la Commissione Pastorale della
Terra della Diocesi di
Grajaú sta accompagnando assieme al Sindacato dei contadini di Presidente
Dutra, é relativa a una
fazenda localizzata tra i Comuni di Tuntum e Barra do Corda, più o meno nella zona
centrale dello stato del Maranhão, indicato come uno dei due stati più poveri
del Brasile. La storia di questo conflitto è relativamente antica; risale a
circa 5 anni fa, quando alcune famiglie nullatenenti della periferia di
Presidente Dutra cominciarono a organizzarsi rivendicando l’esproprio di una
grande proprietà della famiglia dell’ex presidente João Goulart. Viste le
difficoltà burocratiche, ma soprattutto politiche di tale esproprio, l’allora
governatrice Roseana Sarney incamminò il gruppo nella rivendicazione della
fazenda in questione.
Cronistoria. Questa é
un’area di poco piú di 11.754 ettari, che era proprietà dell’Ols, un’impresa
pernambucana sorta all’epoca del programma pro-alcool, finanziato e sostenuto
dall’allora regime militare, per sostenere la produzione di alcool combustibile
a seguito delle prime crisi petrolifere degli anni Settanta. Di fatto per un
tempo funzionò all’interno della fazenda una fabbrica per la produzione di
alcool. All’inizio degli anni Novanta, con la caduta di interesse per l’alcool
e per i mutati interessi economici dell’azienda, sia la piantagione di canna da
zucchero, che gli impianti per la produzione dell’alcool furono semplicemente
abbandonati e i segni dell’abbandono sono attualmente ben visibili. Infine
va’detto che da anni la proprietá é pignorata, per gli ingenti debiti contratti
con il Governo Federale; ovvero qualsiasi cittadino normale avrebbe già perso
i
suoi diritti su questa proprietà. Da un anno e mezzo circa la fazenda é stata
acquistata da un altro gruppo del Mato Grosso, sempre legato alla produzione
della canna, ma l’acquisto fa solo parte della strategia finanziaria del
gruppo. I nuovi proprietari non hanno mai manifestato una reale intenzione
produttiva e per il momento si sono solo limitati a seminare solo pochi ettari
per produrre la semente della canna al fine sia di ottenere qualcuno degli
abbondanti finanziamenti governativi a sostegno dell’agricoltura industriale,
sia di complicare giuridicamente il processo di esproprio previsto dalla
Riforma Agraria.
Chiaro segnale di questo gioco perverso é l’ultima relazione
di un funzionario dell’Incra, l’ente preposto a tutte le procedure della Riforma
Agraria, la quale lascia aperta la possibilità di un nuovo inizio delle
attività produttive nell’area contesa, quando é a tutti nota la strategia sopra
esposta.
Non solo numeri. Il numero di famiglie coinvolte in questo processo è di
circa 250, mentre le famiglie di fatto installate nell’accampamento
sono circa una sessantina. L’accampamento é stato montato sulle terre demaniali
comprese tra la recinzione della fazenda e la BR 226, che collega Presidente
Dutra a Barra do Corda. Il gruppo non s’identifica con nessuna entità che lotta
per la Riforma Agraria, è sorto spontaneamente in una delle tante periferie
abbandonate di questo Brasile. Nell’evolversi del processo il gruppo ha stretto
rapporti di collaborazione sempre piú stretti con il sindacato dei contadini di
Presidente Dutra e, ultimamente, con la Commissione pastorale della terra di
Grajaú. A partire dal 13 dicembre, il coordinatore del gruppo, esasperato per
il disinteresse generale delle autorità preposte, ha iniziato un sciopero della
fame davanti alla Cattedrale di S. Luis. A seguito delle pressioni molto forti
della famiglia e di vari collaboratori, nonché della promessa di un incontro
multilaterale per sbloccare la situazione, lo sciopero della fame é stato
sospeso, ma la sua intenzione é di ricominciare, qualora le trattative non
sortissero alcun esito. Purtroppo, secondo una strategia ben collaudata, le
varie autorità fanno leva sul fattore tempo, nonché sui disagi della vita
accampata, per far sì che anche questo ennesimo tentativo finisca in un nulla
di fatto.
Le menzogne del governo. Questa nostra esperienza, purtroppo. è solo una piccola
ennesima conferma della grande menzogna che è il tanto declamato “governo
Lula”; purtroppo dietro l’immagine molto bella, che si é costruito a livello
internazionale, di fatto c’é solo il nulla, o peggio la conferma subdola e
perversa, del neoliberismo totalizzante e dominante in tutti gli angoli più
reconditi del nostro Pianeta. Tristemente stiamo vivendo giorno per giorno
sulla nostra pelle un’altra esperienza fallimentare della cosiddetta sinistra,
che non riesce ad articolare un’alternativa reale al neoliberismo e, purtroppo,
ne diventa suo strumento privilegiato. Infatti, mentre la cosiddetta destra si
presenta chiaramente in tutta la sua brutalità nell’articolare il sistema di
oppressione, la sinistra usa un linguaggio rivoluzionario come copertura della
sua pratica neoliberista, di fatto anestetizza le masse e alla fine taglia alla
radice qualsiasi movimento di rivendicazione popolare, perché lei “già sta
cambiando il sistema”.
Un Natale speciale. Abbiamo celebrato nell’accampamento la Messa di Natale, cui ha fatto
seguito il tradizionale pranzo. Confesso che fino a ora é stato il piú bel
Natale della mia vita, benché avessi un mal di testa terribile dovuto alla
stanchezza accumulata. La situazione nell’accampamento é relativamente
tranquilla e a parte qualche disguido, non ci sono stati grossi conflitti
interni. I pistoleros della proprietá, dopo qualche iniziale incursione, piú
che altro a scopo intimidatorio, si limitano per il momento ad osservare da
lontano l’evolversi degli eventi; anche se é prvedibile che, nel momento che il
gruppo tentasse di far evolvere la situazione, certamente questi “angeli
custodi dell’ingiustizia” non staranno semplicemente a guardare.