06/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal nordest del Brasile, un missionario racconta la lotta per la terra di 250 famiglie che chiedono giustizia
scritto per noi da
padre Marco Bassani
 
 
contadino indigeno del maranhaoDa circa un mese e mezzo si è scatenato l’ennesimo conflitto per la terra in questo misterioso Brasile, ricchissimo e profondamente ingiusto. Questa rivendicazione, che la Commissione Pastorale della Terra della Diocesi di Grajaú sta accompagnando assieme al Sindacato dei contadini di Presidente Dutra, é relativa a una fazenda localizzata tra i Comuni di Tuntum e Barra do Corda, più o meno nella zona centrale dello stato del Maranhão, indicato come uno dei due stati più poveri del Brasile. La storia di questo conflitto è relativamente antica; risale a circa 5 anni fa, quando alcune famiglie nullatenenti della periferia di Presidente Dutra cominciarono a organizzarsi rivendicando l’esproprio di una grande proprietà della famiglia dell’ex presidente João Goulart. Viste le difficoltà burocratiche, ma soprattutto politiche di tale esproprio, l’allora governatrice Roseana Sarney incamminò il gruppo nella rivendicazione della fazenda in questione.
 
bambina del maranhaoCronistoria. Questa é un’area di poco piú di 11.754 ettari, che era proprietà dell’Ols, un’impresa pernambucana sorta all’epoca del programma pro-alcool, finanziato e sostenuto dall’allora regime militare, per sostenere la produzione di alcool combustibile a seguito delle prime crisi petrolifere degli anni Settanta. Di fatto per un tempo funzionò all’interno della fazenda una fabbrica per la produzione di alcool. All’inizio degli anni Novanta, con la caduta di interesse per l’alcool e per i mutati interessi economici dell’azienda, sia la piantagione di canna da zucchero, che gli impianti per la produzione dell’alcool furono semplicemente abbandonati e i segni dell’abbandono sono attualmente ben visibili. Infine va’detto che da anni la proprietá é pignorata, per gli ingenti debiti contratti con il Governo Federale; ovvero qualsiasi cittadino normale avrebbe già perso i suoi diritti su questa proprietà. Da un anno e mezzo circa la fazenda é stata acquistata da un altro gruppo del Mato Grosso, sempre legato alla produzione della canna, ma l’acquisto fa solo parte della strategia finanziaria del gruppo. I nuovi proprietari non hanno mai manifestato una reale intenzione produttiva e per il momento si sono solo limitati a seminare solo pochi ettari per produrre la semente della canna al fine sia di ottenere qualcuno degli abbondanti finanziamenti governativi a sostegno dell’agricoltura industriale, sia di complicare giuridicamente il processo di esproprio previsto dalla Riforma Agraria.
 Chiaro segnale di questo gioco perverso é l’ultima relazione di un funzionario dell’Incra, l’ente preposto a tutte le procedure della Riforma Agraria, la quale lascia aperta la possibilità di un nuovo inizio delle attività produttive nell’area contesa, quando é a tutti nota la strategia sopra esposta.
 
bambini del maranhaoNon solo numeri. Il numero di famiglie coinvolte in questo processo è di circa 250, mentre le famiglie di fatto installate nell’accampamento sono circa una sessantina. L’accampamento é stato montato sulle terre demaniali comprese tra la recinzione della fazenda e la BR 226, che collega Presidente Dutra a Barra do Corda. Il gruppo non s’identifica con nessuna entità che lotta per la Riforma Agraria, è sorto spontaneamente in una delle tante periferie abbandonate di questo Brasile. Nell’evolversi del processo il gruppo ha stretto rapporti di collaborazione sempre piú stretti con il sindacato dei contadini di Presidente Dutra e, ultimamente, con la Commissione pastorale della terra di Grajaú. A partire dal 13 dicembre, il coordinatore del gruppo, esasperato per il disinteresse generale delle autorità preposte, ha iniziato un sciopero della fame davanti alla Cattedrale di S. Luis. A seguito delle pressioni molto forti della famiglia e di vari collaboratori, nonché della promessa di un incontro multilaterale per sbloccare la situazione, lo sciopero della fame é stato sospeso, ma la sua intenzione é di ricominciare, qualora le trattative non sortissero alcun esito. Purtroppo, secondo una strategia ben collaudata, le varie autorità fanno leva sul fattore tempo, nonché sui disagi della vita accampata, per far sì che anche questo ennesimo tentativo finisca in un nulla di fatto.
 
bambini indigini del maranhaoLe menzogne del governo. Questa nostra esperienza, purtroppo. è solo una piccola ennesima conferma della grande menzogna che è il tanto declamato “governo Lula”; purtroppo dietro l’immagine molto bella, che si é costruito a livello internazionale, di fatto c’é solo il nulla, o peggio la conferma subdola e perversa, del neoliberismo totalizzante e dominante in tutti gli angoli più reconditi del nostro Pianeta. Tristemente stiamo vivendo giorno per giorno sulla nostra pelle un’altra esperienza fallimentare della cosiddetta sinistra, che non riesce ad articolare un’alternativa reale al neoliberismo e, purtroppo, ne diventa suo strumento privilegiato. Infatti, mentre la cosiddetta destra si presenta chiaramente in tutta la sua brutalità nell’articolare il sistema di oppressione, la sinistra usa un linguaggio rivoluzionario come copertura della sua pratica neoliberista, di fatto anestetizza le masse e alla fine taglia alla radice qualsiasi movimento di rivendicazione popolare, perché lei “già sta cambiando il sistema”.  
 
Foto di Irene Socci. Bambina indigena del MaranhaoUn Natale speciale. Abbiamo celebrato nell’accampamento la Messa di Natale, cui ha fatto seguito il tradizionale pranzo. Confesso che fino a ora é stato il piú bel Natale della mia vita, benché avessi un mal di testa terribile dovuto alla stanchezza accumulata. La situazione nell’accampamento é relativamente tranquilla e a parte qualche disguido, non ci sono stati grossi conflitti interni. I pistoleros della proprietá, dopo qualche iniziale incursione, piú che altro a scopo intimidatorio, si limitano per il momento ad osservare da lontano l’evolversi degli eventi; anche se é prvedibile che, nel momento che il gruppo tentasse di far evolvere la situazione, certamente questi “angeli custodi dell’ingiustizia” non staranno semplicemente a guardare.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Brasile