05/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In risposta ad un articolo di Magdi Allam sulle Ong "antioccidentali"
di Carlo Garbagnati*
 
Egregio Signor Magdi Allam,
vorrei manifestare a Lei e ai Suoi lettori alcune considerazioni riguardanti il Suo articolo sul “Corriere” del 4 gennaio «Se i volontari giocano al risiko dei "valori"».
Ne discorro dall’interno di una Ong - Emergency - che Lei esplicitamente cita, e fa oggetto di considerazioni critiche e di obiezioni.

Non mi intrattengo sulla Sua perentoria asserzione circa lo «scarso rendimento operativo e l'alto costo della struttura delle Ong»: mi limito, per quel che riguarda Emergency, a dichiararla decisamente (e constatabilmente) falsa - se per malevolenza, per disinformazione o per altra Sua ragione, non posso sapere.

Vorrei qui solo riferirmi alla Sua affermazione che «talune Ong occidentali sono riuscite ad accreditarsi nel Terzo mondo proprio perché manifestano la loro opposizione ai valori e all'identità dell'Occidente» (Emergency è esplicitamente citata tra queste).

Le posso garantire che l'accoglienza e l'amicizia che Emergency incontra nei paesi nei quali opera discendono dalle sua attività, non da qualche dibattito sui destini, i meriti o le colpe dell'Occidente.
Anche questo è constatabile; constatato di fatto dai pochi giornalisti (occidentali) che si son dati la pena di fare attenzione a questi aspetti del rapporto tra il nostro «Primo» e quel «Terzo» mondo.

Ma davvero Lei crede di designare un contenuto univoco quando dice «valori e identità dell’Occidente»? Davvero Lei esclude che la tradizione culturale e morale di questo «Occidente» sia problematica e autocontraddittoria?

La «Dichiarazione universale dei diritti umani» e le considerazioni che si vengono svolgendo sui «metodi particolari» negli interrogatori sono a Suo giudizio una sola identica cosa?

Lei trova perfetta continuità tra il preambolo dello Statuto dell’Onu e la guerra all’Iraq?

Lo sviluppo scientifico e tecnologico sono a Suo giudizio valori coerenti con il negato accesso, per ragioni commerciali, ai farmaci anti Aids ai malati dei paesi poveri?

Le prime parti di questi sommari esempi sono certamente frutto della storia e della cultura dell’Occidente – e sono ciò che l’Ong a nome della quale parlo propone in affermazioni e comportamenti rivolgendosi al «Terzo mondo»; ciò che ha espresso nel curare gratuitamente, in poco più di dieci anni, quasi due milioni di persone, senza distinzioni di cultura, etnia, religione.

Ma questa attività e i pensieri che la motivano rappresentano una contestazione e un rifiuto delle seconde parti dei «sommari esempi» che Le citavo, creazioni anch’esse di quell’Occidente che nelle Sue parole risulta un’unità coerente ed esemplare, un unico, ineccepibile «valore».

Trovo questa Sua semplificata nozione di «Occidente» (come anche del presunto «antioccidentalismo» delle Ong) assai poco “occidentale”, se alla storia dell’Occidente appartengono la razionalità analitica, la laicità, la tolleranza, l’Illuminismo, quel “sentimento del tempo” che chiamiamo conoscenza e coscienza storica.

Non ho certo esortazioni da somministrare a chicchessia né giudizi da pronunciare. Vorrei solo tentare con Lei e con i Suoi lettori la pratica – occidentale anch’essa – dell’interlocuzione o, come si dice, del «dialogo». Del dialogo, Signor Magdi Allam, non del risiko: un comportamento di pace, non un gioco di guerra.

La saluto con rispetto.

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