19/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi, a San Giovanni a Teduccio, una mostra evento del fotografo Patrizio Esposito

"L'appuntamento è per questa sera a San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli. La mostra evento sarà ospitata dalla palestra Scialoja, in via Ferrante Imparato 150, nei pressi della stazione circumvesuviana. Dalle 19 alle 22.30 saranno in mostra le 21 polaroid di Patrizio Esposito, tratte dalla sequenza Dimore (1995-2003). Saranno esposte in un unico giorno nello spazio prove della compagnia Libera mente, per sostenere la realizzazione di un laboratorio fotografico a Chatila, in Libano".

Paola Potena, che si occupa di dare una mano all'organizzazione dell'evento, si riferisce ad un progetto molto interessante. Che riguarda la memoria e il futuro, unione indissolubile per venire a patti tra quello che è stato e quello che verrà. Patrizio Esposito è un fotografo napoletano. Le foto che sono oggi in mostra sono state scattate nel corso di una serie di viaggi in Libano, ma non in quella parte della capitale che si è ripresa dalla guerra civile che per dieci anni ha insanguinato il Paese. Lui ha preferito fotografare Sabra e Chatila, due quartieri di Beirut abitati da profughi palestinesi.

"I segni della guerra, nonostante la discutibile opera di recupero e nuovo disegno della capitale, sono ancora evidenti ovunque, sulle pietre e sugli uomini. Qualcuno ha costruito in fretta e male, ha cancellato tracce dei proiettili e delle colpe, ha sperimentato un'urbanistica esonerata dalla memoria. Ma la dimenticanza non si è potuta diffondere nei quartieri poveri. In una parte della città gli anni del dopoguerra somigliano agli anni del conflitto e sono altrettanto devastanti".

Le parole di Patrizio Esposito sono precise, prive di retorica, come le sue polaroid. Sottolineano l'importanza della memoria, al di là delle ricostruzioni che avvengono spesso su macerie non ancora rimosse. Memoria che torna al settembre del 1982. Beirut è controllata dagli israeliani e dai loro alleati libanesi, quella falange cristiana in lotta da anni contro l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).

A loro, il comando militare d'Israele, affida il controllo di Sabra e Chatila. Tra il 16 e il 18 settembre 1982 uccisioni (circa 2000), stupri, torture, demolizioni portano l'inferno in terra. Le vittime vengono gettate in una fossa comune alle porte di Chatila. Quella fossa era diventata una discarica, senza rispetto, senza memoria.

Tempo fa è nato un comitato in Italia, chiamato Per non dimenticare Sabra e Chatila. Uno dei suoi animatori è Stefano Chiarini, giornalista del Manifesto. Hanno lavorato per anni al solo scopo di dare dignità all'area della fossa comune, hanno chiesto a gran voce la punizione dei colpevoli e, soprattutto, visitano spesso i palestinesi che vivono in Libano, in stretta collaborazione con un gruppo d'intellettuali, artisti, giornalisti e esponenti dei movimenti progressisti libanesi. In questo percorso ci sono anche le foto di Patrizio Esposito.

"Il lavoro è iniziato nell'area del gigantesco edificio che ospitava il Gaza Hospital, ora sventrato e occupato da circa 300 famiglie di profughi", spiega Esposito, "ritraggo persone e interni, qualche rara pianta o animale. Dopo alcuni viaggi ho conosciuto alcune delle famiglie di Chatila. Sono stato ospite dell'associazione Beit Atfal Assumoud, che assiste e forma professionalmente giovani palestinesi".

E qui arriviamo al punto: non solo memoria, ma futuro, alternative.
"I soci hanno poche risorse, ma lavorano con tenacia e intelligenza", racconta il fotografo, "si vuole realizzare un laboratorio fotografico da affidare a quattro giovanissimi (dai 13 ai 19 anni) e due anziani. Occorrono 6 macchine fotografiche digitali, un computer Mac con i programmi adeguati, uno scanner e una stampante semiprofessionale, toner e carta fotografica per le stampe (per un valore di circa 8mila e 500 euro). Il tutto da consegnare entro settembre 2004, durante le attività promosse da artisti palestinesi e libanesi sui temi della memoria".

Il tema della memoria ritorna sempre. Per non dimenticare, certo, ma anche per costruire un futuro migliore per i giovani palestinesi che vivono in Libano, perché possano imparare un mestiere e avere un'alternativa alla povertà.

Christian Elia

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