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L’unione fa la forza. “Vogliamo che l’unità ci dia la
forza per riuscire a essere rappresentati in parlamento e nei municipi”,
chiarisce Adab, “questa è l’unica strada per far sentire la nostra voce e per
ottenere rispetto per la gente curda in Iran”. In realtà Adab ha provato a
candidarsi nel 2004, prima della nascita del Kuf , ma è stato
squalificato dal Consiglio dei Guardiani, l’istituzione nata dopo la
rivoluzione islamica del 1979 che vigila sulla ‘rispettabilità’delle
candidature al parlamento iraniano. Ma questa volta Adab punta da un lato
sull’unità dei curdi come punto di forza rispetto alle divisioni del passato,
e
dall’altro lato punta su un cavillo legislativo che gli permetterebbe di
beffare la sorveglianza dei Guardiani. Il leader del Kuf ha specificato con insistenza che il neonato
movimento unitario non sarà giuridicamente né un partito politico né una ong.
In entrambi i casi infatti ricadrebbe sotto la scure delle autorizzazioni
statali. Il Kuf
si presenta come un movimento di opinione che, da
subito, ha potuto contare sull’adesione dell’avvocato Shirin Ebadi,
premio
Nobel per la pace nel 2003. “I Curdi non riescono a far sentire la loro
voce”,
ha dichiarato Adeb, “e non riescono a far rispettare i loro diritti
sanciti
dalla Costituzione. La disoccupazione, la censura della stampa di
lingua curda,
il boicottaggio della salvaguardia della cultura e dell’identità curda
e i
balzelli maggiorati nelle zone a maggioranza curda sono i problemi con
i quali la nostra gente si trova quotidianamente a combattere. Ma non
combatteremo queste discriminazioni con la violenza o puntando alla
secessione.
Chiederemo solo che vengano rispettati i nostri diritti”.
Una lunga storia.
I rapporti tra il governo
di Teheran e i Curdi iraniani si sono infuocati dopo la rivoluzione del
1979.
I Curdi erano infatti percepiti come alleati del deposto Scià e, già
nei primi
anni del regime dei mullah, si sono verificati decine di migliaia di
arresti di Curdi e, secondo questi ultimi, la morte di 17 mila persone
a causa delle
violente repressioni da parte dei militari iraniani. La scelta dei
Curdi di
appoggiare il regime di Saddam Hussein nel conflitto tra Iran e Iraq
degli anni
Ottanta non ha certo aiutato a rasserenare gli animi. Dopo una stagione
di
calma apparente, dall'autunno 2002 si
è notata una recrudescenza delle pressioni da parte dell’autorità
centrale sui Curdi con l’esecuzione di alcuni leader storici della
comunità curda in Iran:
il prigioniero politico Hamza Qader, giustiziato l'8 ottobre 2002 a
Sardasht.
Sassan Al-Kanan, il 19 febbraio 2003 nel carcere di Sanandaj, ucciso
perché
accusato di aver sostenuto il partito Komala, una formazione politica
curda. Mohammad Golabi, giustiziato il 2 marzo 2003 nel carcere di Saghez, con
la stessa accusa di Al-Kanan. Jalil Zewai, giustiziato il 4 dicembre 2003 per
essere membro del Partito Democratico del Kurdistan/Iran (Dpki) e Ramin
Sharifi, morto il 6 dicembre 2003 per essere membro del Partito Democratico del
Kurdistan/Iran (Dpki). Un lungo elenco che, con la sua mossa, Adeb cerca di
fermare. Anche per sfruttare la situazione internazionale. I Curdi in Iraq, per
la prima volta nella storia, sono al governo e godono di un’autonomia notevole.
I governi della Siria, della Turchia e dell’Iran, gli altri Paesi nei quali
vive la comunità curda, sono all'erta per evitare un effetto centrifugo che
porterebbe alla rinascita di un nazionalismo curdo mai sopito che ha, da
sempre, l’obiettivo di ottenere la nascita dello Stato del Kurdistan. La
difficile situazione del governo di Teheran e di quello di Damasco, sommata
alla libertà dei Curdi iracheni e alle difficoltà turche (in attesa di entrare
nell’Unione Europea) sembra un momento felice come pochi per i Curdi, ma ancora
una volta come è già accaduto mille volte in passato, conteranno gli interessi
delle grandi potenze nell’area. Intanto i Curdi iraniani, con la nascita del Kuf,
si preparano a ogni evenienza. Christian Elia