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Gerusalemme contesa. La contesa elettorale, pur fissata da tempo, rischia di
essere però rimandata. Abu Mazen, il Presidente dell’Autorità Nazionale
Palestinese, ha minacciato di rinviare il voto se Israele non toglierà il veto
che ha imposto su Gerusalemme Est. Il governo israeliano ha deciso che,
considerata la partecipazione di Hamas al voto, che Tel Aviv ha sempre considerato
e continua a considerare solo un gruppo terroristico, i palestinesi che vivono
nella parte occupata di Gerusalemme non potranno partecipare alle elezioni.
Tanto per sottolineare il concetto, la polizia israeliana ha disperso il
comizio di Hanan Ashrawi, candidata del partito Fatah, che aveva deciso
di cominciare la sua campagna elettorale dalla Porta di Damasco a Gerusalemme,
in segno di protesta contro la decisione d’Israele. E non sarà il solo
candidato a scegliere Gerusalemme come tappa della campagna elettorale. Mazen,
impegnato in questi giorni in un viaggio nei paesi arabi per consolidare la sua
posizione politica, ha dichiarato oggi che l’atteggiamento del governo Sharon
è
insostenibile e che quindi tutti i candidati sono concordi nel rinviare le elezioni
fino a quando non verrà chiarita la situazione a Gerusalemme.
I Palestinesi divisi. In realtà l’erede di Arafat ha giocato d’azzardo. Hamas non
ha alcuna intenzione di rinviare le elezioni. “Se il voto verrà posticipato,
prevedo un futuro fosco per queste terre”, ha dichiarato Ismail Hanya, un
dirigente di Hamas, commentando le parole di Mazen. Il partito armato sa bene
che, stando così le cose, i sondaggi danno Hamas come grande favorito mentre il
Fatah è in crisi. Il partito è spaccato tra l’ala giovane e riformista che
ha il suo punto di riferimento in Marwan Barghouti, il leader condannato
all’ergastolo da Israele ma ancora capace di essere il punto di riferimento per
molti militanti, e la vecchia guardia guidata da Mazen e Abu Ala. Quest’ultimo,
con un colpo di mano, ha anche tentato di fondare un suo partito ed è la prima
volta che si parla di una scissione del Fatah. Oggi il Fatah ha dato
inizio ufficialmente alla sua campagna elettorale e ha scelto una sede
suggestiva: il mausoleo di Arafat a Ramallah. Il gruppo dirigente ha promesso
riforme, lotta alla corruzione e sicurezza, ma più che un programma elettorale
sembrava di assistere a un de profundis.
Gaza anarchica. La sicurezza è il vero e proprio tallone d’Achille dell’Anp guidata dal Fatah.
Nell’ultima settimana, nella Striscia di Gaza, sono stati rapiti una famiglia
inglese e un pacifista italiano. Gli agenti della polizia palestinese
manifestano da giorni denunciando le condizioni estreme nelle quali sono
costretti a lavorare. “La mia principale preoccupazione è la sicurezza dei miei
colleghi”, ha dichiarato ai giornalisti Veronique de Geyser, capo degli
osservatori dell’Unione Europea per le elezioni in Palestina, “io stessa mi
recherò a Gaza domani per accertarmi di persona dell’esistenza delle condizioni
minime di sicurezza per svolgere il
nostro lavoro”. L’immagine internazionale dell’Anp è ai minimi storici: da
quando Israele ha smobilitato gettando il fardello della gestione della
Striscia di Gaza sulle spalle dei palestinesi, il territorio è in preda all’anarchia.
Per molti osservatori era esattamente quello che si aspettava Sharon. Il quale,
secondo alcune indiscrezioni del quotidiano israeliano Ma’ariv, avrebbe
presentato in gran segreto agli Stati Uniti un piano che prevede la definizione
unilaterale, sotto la supervisione Usa, dei confini orientali d’Israele e uno
smantellamento degli avamposti illegali in Cisgiordania nati dopo l’approvazione
della Road Map, il piano di pace di Russia, Ue, Usa e Nazioni Unite. Le
smentite sono arrivate subito, ma il terreno scotta sempre più attorno alla
tomba del rais. Christian Elia