04/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Arruolati predicatori sunniti per conquistare la fiducia degli iracheni
All’inizio del 2005 il Pentagono chiese a una compagnia di contractors di individuare alcuni religiosi sunniti che potessero perorare su commissione la causa della democrazia in Iraq. La notizia è stata scoperta dal New York Times, che indagava su un altro caso di ingerenza propagandista venuto alla luce all’inizio di dicembre: la pubblicazione su quotidiani iracheni di articoli scritti da esperti o soldati Usa. Anche allora ad essere coinvolta era la stessa organizzazione: il Lincoln Group, una compagnia privata con sede a Washington, che si occupa di pubbliche relazioni.
  Muhammed Bashar al-Faidhi, un predicatore sunnita iracheno
Pubbliche relazioni. Su richiesta del Pentagono, la compagnia avrebbe preso contatti con tre o quattro religiosi sunniti della provincia di al Anbar, affinché con i loro sermoni convincessero i fedeli delle città ribelli a partecipare al processo elettorale e a rifiutare lo scontro con le forze Usa. Stando all’inchiesta, il Lincoln Group, dopo avere messo alla prova l’affidabilità dei religiosi, li avrebbe assunti anche per fornire consulenze e scrivere rapporti, destinati ai militari, sulle attività di propaganda. I nomi dei religiosi assoldati sono stati tenuti segreti per evitare ritorsioni. Nei mesi scorsi infatti, numerosi religiosi sunniti sono caduti vittime di imboscate da parte di miliziani sciiti, forse proprio perché sospettati di collaborazionismo con la potenza occupante. Gli statisti dell’esercito Usa avrebbero poi cercato di entrare in contatto con una cerchia più vasta di persone legate a quei religiosi, come leader tribali e uomini d’affari, anche per scopi meramente commerciali. Page Craig, vicepresidente della compagnia, non ha fornito i nomi delle aziende e dei personaggi coinvolti in questo genere di affari, ma ha motivato l’operato, sostenendo che “abbiamo bisogno di relazioni abbastanza ampie e profonde con tutte le componenti della società irachena”. Craig ha anche riferito che la maggior parte delle persone da loro contattate in Iraq non ha voluto alcun compenso ma ha agito per amore del dialogo.
 
Sermone in una moschea sunnitaComunicazioni strategiche. L’inchiesta del Nyt rivela tuttavia che il Lincoln Group, che dispone di un budget di decine di milioni di dollari destinato alla “comunicazione strategica”, da maggio a settembre ha speso 144 mila dollari sul progetto in questione. Non si sa quanto di questo danaro sia effettivamente finito in mano a quei religiosi, ma il fondo da cui sono stati ricavati i pagamenti si chiama Western Missions Contract, ed è destinato alle pubblicità su radio e televisione, e alle pubblicazioni in genere. Un contratto che il governo Usa ha rinnovato a ottobre 2005. Ancora ad ottobre risale un progetto della Lincoln in Iraq intitolato “Dividi e prospera”, in cui si ribadiva il valore strategico dei contatti con religiosi sunniti al fine di ridurre il supporto sunnita ai ribelli. Il progetto non è stato approvato dal Comando Operazioni Speciali, ma nella proposta si sosteneva che: “I religiosi esercitano una forte influenza sulla comunità e spesso, spinti dal desiderio di mantenere la propria autorità morale, sono stati proprio loro a incitare al sostegno dei ribelli. I ribelli spesso hanno pagato i religiosi per il loro sostegno”.
  Miliziani sunniti a Falluja
Lincoln. Il gruppo Lincoln, arrivato in Iraq nel 2004, col nome Iraqex, inizialmente si occupava di sviluppo, investimenti e commercio, ma ha poi virato progressivamente sul lucroso affare dei servizi di informazione e propaganda, conquistando tre appalti in Iraq, per decine di milioni di dollari. Il Gruppo è stato bersaglio di polemiche anche all’inizio di dicembre, quando il Los Angeles Times scoprì l’esistenza di un affare milionario che consisteva nel piazzare articoli, scritti da soldati statunitensi sui giornali iracheni, facendo credere che si trattasse di pezzi di giornalisti indipendenti. La Lincoln pagava anche una decina di giornalisti iracheni, affinché scrivessero articoli graditi alle forze di occupazione. Il Pentagono nell’occasione aprì un’inchiesta per appurare i fatti, inchiesta che è terminata ma non è stata resa pubblica.

Naoki Tomasini

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