All’inizio del 2005 il Pentagono chiese a una compagnia di contractors di individuare
alcuni religiosi sunniti che potessero perorare su commissione la causa della
democrazia in Iraq. La notizia è stata scoperta dal New York Times, che indagava su un altro caso di ingerenza propagandista venuto alla luce all’inizio
di dicembre: la pubblicazione su quotidiani iracheni di articoli scritti da esperti
o soldati Usa. Anche allora ad essere coinvolta era la stessa organizzazione:
il Lincoln Group, una compagnia privata con sede a Washington, che si occupa di pubbliche relazioni.

Pubbliche relazioni. Su richiesta del Pentagono, la compagnia avrebbe preso contatti con tre o quattro
religiosi sunniti della provincia di al Anbar, affinché con i loro sermoni convincessero
i fedeli delle città ribelli a partecipare al processo elettorale e a rifiutare
lo scontro con le forze Usa. Stando all’inchiesta, il Lincoln Group, dopo avere messo alla prova l’affidabilità dei religiosi, li avrebbe assunti
anche per fornire consulenze e scrivere rapporti, destinati ai militari, sulle
attività di propaganda. I nomi dei religiosi assoldati sono stati tenuti segreti
per evitare ritorsioni. Nei mesi scorsi infatti, numerosi religiosi sunniti sono
caduti vittime di imboscate da parte di miliziani sciiti, forse proprio perché
sospettati di collaborazionismo con la potenza occupante. Gli statisti dell’esercito
Usa avrebbero poi cercato di entrare in contatto con una cerchia più vasta di
persone legate a quei religiosi, come leader tribali e uomini d’affari, anche
per scopi meramente commerciali. Page Craig, vicepresidente della compagnia, non
ha fornito i nomi delle aziende e dei personaggi coinvolti in questo genere di
affari, ma ha motivato l’operato, sostenendo che “abbiamo bisogno di relazioni
abbastanza ampie e profonde con tutte le componenti della società irachena”. Craig
ha anche riferito che la maggior parte delle persone da loro contattate in Iraq
non ha voluto alcun compenso ma ha agito per amore del dialogo.
Comunicazioni strategiche. L’inchiesta del
Nyt rivela tuttavia che il
Lincoln Group, che dispone di un budget di decine di milioni di dollari destinato alla “comunicazione
strategica”, da maggio a settembre ha speso 144 mila dollari sul progetto in questione.
Non si sa quanto di questo danaro sia effettivamente finito in mano a quei religiosi,
ma il fondo da cui sono stati ricavati i pagamenti si chiama
Western Missions Contract, ed è destinato alle pubblicità su radio e televisione, e alle pubblicazioni
in genere. Un contratto che il governo Usa ha rinnovato a ottobre 2005. Ancora
ad ottobre risale un progetto della
Lincoln in Iraq intitolato “Dividi e prospera”, in cui si ribadiva il valore strategico
dei contatti con religiosi sunniti al fine di ridurre il supporto sunnita ai ribelli.
Il progetto non è stato approvato dal Comando Operazioni Speciali, ma nella proposta
si sosteneva che: “I religiosi esercitano una forte influenza sulla comunità e
spesso, spinti dal desiderio di mantenere la propria autorità morale, sono stati
proprio loro a incitare al sostegno dei ribelli. I ribelli spesso hanno pagato
i religiosi per il loro sostegno”.

Lincoln. Il gruppo
Lincoln, arrivato in Iraq nel 2004, col nome
Iraqex, inizialmente si occupava di sviluppo, investimenti e commercio, ma ha poi virato
progressivamente sul lucroso affare dei servizi di informazione e propaganda,
conquistando tre appalti in Iraq, per decine di milioni di dollari. Il Gruppo
è stato bersaglio di polemiche anche all’inizio di dicembre, quando il
Los Angeles Times scoprì l’esistenza di un affare milionario che consisteva nel piazzare articoli,
scritti da soldati statunitensi sui giornali iracheni, facendo credere che si
trattasse di pezzi di giornalisti indipendenti. La
Lincoln pagava anche una decina di giornalisti iracheni, affinché scrivessero articoli
graditi alle forze di occupazione. Il Pentagono nell’occasione aprì un’inchiesta
per appurare i fatti, inchiesta che è terminata ma non è stata resa pubblica.