A undici anni dalla rivolta indigena del Chiapas:parte la “Otra campana”, il movimento politico di Marcos

Il
primo gennaio 1994 gli indigeni appartenenti ai vari ceppi linguistici
che abitano il Chiapas (Tsotsiles, Chol, Tojolobal, Tseltal), si
ribellano. Al grido “Ya basta”, adesso basta, invadono alcune città
della regione, fra cui San Cristobal de las Casas che diverrà città il
simbolo della rivolta indigena. Erano più di dieci anni che si stavano
organizzando (almeno dalla fine del 1983) e che cercavano il modo di
far sentire la loro voce e le loro ragioni.
Chiedevano, e lo fanno tutt’ora, il rispetto dei loro diritti,
chiedevano, e chiedono tutt’ora, terre da coltivare e la possibilità di
una vita decente. Allora, ma in alcuni casi anche oggi, l’esercito non
stette a guardare e, benché gli scontri armati durarono poco, vi furono
diverse centinaia di morti.
A undici anni di distanza il movimento indigeno, conosciuto come Ezln,
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, ha da tempo abbandonato la
lotta armata per una più tranquilla linea del dialogo. Anche se con
pochi risultati.
Cosa accade.
L’undicesimo anniversario di un evento importante è ricordato un po’
in sordina. Il quinto, il decimo, il ventesimo e i multipli di cinque
in generale sono certamente più sentiti.
Non è questo il caso dell’undicesimo anniversario della rivolta
zapatista in Chiapas.
E’ molto importante questo compleanno per gli indigeni dell’Ezln, e in
generale per tutti gli indigeni del Chipas, per un motivo fondamentale.
Questo è stato un anno denso di momenti di discussione all’interno
dell’Ezln e dei vari gruppi indigeni che lo sostengono. Si doveva
decidere dove andare e cosa fare dopo dieci anni.
Si doveva fare un punto della situazione e tirare un bilancio di quello
che si è o meno raggiunto con la ribellione.
Nel corso degli anni ci sono stati ottimi risultati: sono stati firmati
accordi (quelli di San Andres, che non sono mai stati applicati dal
governo messicano), sono stati allacciati importanti contatti a livello
internazionale e soprattutto le ragioni indigene sono uscite dai
confini messicani.
Mala discussione è stata fatta soprattutto sui risultati negativi: gli
attacchi da parte dei paramilitari e dell’esercito non sono diminuiti e
gli effetti della cosiddetta guerra a bassa intensità sulla popolazione
sono devastanti.
L'altra Campana.
La rivolta indigena, dopo undici anni, rischiava di perdere sia il capo
che la coda: curioso caso di rivolta a rilento, di rivoluzione mancata,
anche se il tributo di vite umane era stato pagato. Per questo è stato
necessario creare una "cosa" nuova ed i vertici dell’Ezln dopo aver
ascoltato tutte le comunità indigene in rivolta, hanno deciso di
inventarsi la “Otra Campana”, un movimento di tutti e per tutti, capace
di ascoltare e di parlare, in netta opposizione alla campagna politica
per le presidenziali dei prossimi mesi. Il primo gennaio 2006, il
giorno dell’undicesimo anniversario della rivolta indigena nel Chiapas,
la carovana dell'Altra campana inizierà il suo itinerario per il
Messico (forse anche fuori dai confini nazionali), con la speranza di
raccogliere il consenso di più persone possibili.