31/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A undici anni dalla rivolta indigena del Chiapas:parte la “Otra campana”, il movimento politico di Marcos
Il subcomandante MarcosIl primo gennaio 1994 gli indigeni appartenenti ai vari ceppi linguistici che abitano il Chiapas (Tsotsiles, Chol, Tojolobal, Tseltal), si ribellano. Al grido “Ya basta”, adesso basta, invadono alcune città della regione, fra cui San Cristobal de las Casas che diverrà città il simbolo della rivolta indigena. Erano più di dieci anni che si stavano organizzando (almeno dalla fine del 1983) e che cercavano il modo di far sentire la loro voce e le loro ragioni.
Chiedevano, e lo fanno tutt’ora, il rispetto dei loro diritti, chiedevano, e chiedono tutt’ora, terre da coltivare e la possibilità di una vita decente. Allora, ma in alcuni casi anche oggi, l’esercito non stette a guardare e, benché gli scontri armati durarono poco, vi furono diverse centinaia di morti.
A undici anni di distanza il movimento indigeno, conosciuto come Ezln, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, ha da tempo abbandonato la lotta armata per una più tranquilla linea del dialogo. Anche se con pochi risultati.
 
Un disegno indigeno del ChiapasCosa accade. L’undicesimo anniversario di un evento importante è ricordato un po’ in sordina. Il quinto, il decimo, il ventesimo e i multipli di cinque in generale sono certamente più sentiti.
Non è questo il caso dell’undicesimo anniversario della rivolta zapatista in Chiapas. E’ molto importante questo compleanno per gli indigeni dell’Ezln, e in generale per tutti gli indigeni del Chipas, per un motivo fondamentale. Questo è stato un anno denso di momenti di discussione all’interno dell’Ezln e dei vari gruppi indigeni che lo sostengono. Si doveva decidere dove andare e cosa fare dopo dieci anni.
Si doveva fare un punto della situazione e tirare un bilancio di quello che si è o meno raggiunto con la ribellione. Nel corso degli anni ci sono stati ottimi risultati: sono stati firmati accordi (quelli di San Andres, che non sono mai stati applicati dal governo messicano), sono stati allacciati importanti contatti a livello internazionale e soprattutto le ragioni indigene sono uscite dai confini messicani.
Mala discussione è stata fatta soprattutto sui risultati negativi: gli attacchi da parte dei paramilitari e dell’esercito non sono diminuiti e gli effetti della cosiddetta guerra a bassa intensità sulla popolazione sono devastanti.
 
Marcos e altri dirigenti zapatisti ad un comizioL'altra Campana. La rivolta indigena, dopo undici anni, rischiava di perdere sia il capo che la coda: curioso caso di rivolta a rilento, di rivoluzione mancata, anche se il tributo di vite umane era stato pagato. Per questo è stato necessario creare una "cosa" nuova ed i vertici dell’Ezln dopo aver ascoltato tutte le comunità indigene in rivolta, hanno deciso di inventarsi la “Otra Campana”, un movimento di tutti e per tutti, capace di ascoltare e di parlare, in netta opposizione alla campagna politica per le presidenziali dei prossimi mesi. Il primo gennaio 2006, il giorno dell’undicesimo anniversario della rivolta indigena nel Chiapas, la carovana dell'Altra campana inizierà il suo itinerario per il Messico (forse anche fuori dai confini nazionali), con la speranza di raccogliere il consenso di più persone possibili.

Alessandro Grandi

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