02/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le truppe indonesiane se ne vanno: la guerra è finita nella provincia di Aceh

L'ultimo contingente di soldati indonesiani ha lasciato la settimana scorsa la provincia di Banda Aceh, nel nord dell'isola indonesiana di Sumatra. Con il ritiro di 2.500 militari si chiudono anni di militarizzazione della provincia e si compie l'ultima fase di un processo iniziato il 15 agosto scorso, con la firma degli accordi di pace tra il governo indonesiano e le milizie del Gam (Gerakan Aceh Merdeka), Movimento per Aceh libera. La pace dopo lo tsunami è stata accolta con una certa sorpresa dagli osservatori internazionali, stupiti della buona volontà espressa da entrambe le parti. Il comandante militare di Aceh, Supiadin A.S., ha riferito che sono stati ritirati dalla provincia 24.125 soldati, le cosiddette forze 'non organiche'. Ve ne rimarranno 14.700, in aggiunta a 9.100 poliziotti. Maarti Ahtisaari, il mediatore internazionale finlandese che negli ultimi anni ha accompagnato gli sforzi (falliti in più di una circostanza) per addivenire ad un'intesa, ha elogiato la condotta di governo e ribelli.

Juri Laas dell'Amm (foto di Luca Galassi)Un'overdose di fiducia. L'ottimismo si respirava ovunque, negli uffici dell'Amm (Aceh Monitoring Mission) a Banda Aceh, da noi visitati due mesi fa, quando il disarmo era alla sua terza fase, e i circa 3mila ex combattenti, graziati da un'amnistia generale, stavano mantenendo fede ai patti: la consegna delle armi in cambio di risarcimenti in denaro (circa 100 dollari a persona) stava avvenendo secondo le previsioni. Entusiasta il portavoce degli osservatori internazionali Juri Laas, che parlava di un andamento del processo di pace 'più che soddisfacente', dopo le iniziali - comprensibili - diffidenze. Compiaciuta anche la vice-capo missione, l'italiana Renata Tardioli, che ha seguito l'iter legale di redazione del 'Memorandum of understanding' tra Gam e governo. In merito a quest'ultimo aspetto, si tratta di una bozza d'intesa provvisoria, con alcuni punti che dovranno contemplare, oltre a quelli già citati: la costituzione di partiti politici e l'indizione di libere elezioni; l'istituzione di una commissione per la verità e la riconciliazione; il reintegro nella società degli ex combattenti del Gam; il diritto della provincia di Aceh al 70 per cento dei proventi dello sfruttamento delle risorse naturali di idrocarburi presenti sul suo territorio. Queste disposizioni sono però subordinate all'approvazione del testo finale da parte del Parlamento indonesiano, che dovrà pronunciarsi entro l'aprile del prossimo anno.

Armi riconsegnate (foto di Luca Galassi)La memoria che non si cancella. Sono in molti a sostenere che tanto ottimistico entusiasmo da parte degli osservatori internazionali non avrebbe mai potuto contraddistinguere il processo di pace, se nelle intenzioni dei due belligeranti non avesse giocato un ruolo fondamentale la catastrofe del 26 dicembre. Ciononostante, neanche lo tsunami riuscirà mai far dimenticare agli acehnesi 29 anni di guerra, durante i quali entrambe le fazioni si sono rese responsabili di brutali episodi di violenza. Da parte dei ribelli ai danni dei militari e di quest'ultimi ai danni dei ribelli. Ma soprattutto ai danni della popolazione civile. Gli anni terribili del Dom (Daerah Operasi Militer) ad opera dell'esercito indonesiano superarono per ampiezza, gravità ed efferatezza qualsiasi altra azione di rappresaglia. Nelle intenzioni del governo l'operazione fu condotta per stroncare la resistenza del Gam e fiaccare il sostegno che la popolazione forniva ai ribelli. Durante tale decennio (1989-1998), il pedaggio di morte raggiunse la quota di 7.727 vittime, tra ribelli e civili.

Abdul Yacob (foto di Luca Galassi)Un governo senza credibilità. I rappresentanti di Koalisi ('Coalizione') , organizzazione che sotto la sua sigla ne raccoglie numerose altre, sparse per tutta la provincia, sono stati intervistati da PeaceReporter nella sede di Banda Aceh. Il portavoce Abdul Rahman Yakob ci ha spiegato come, anche dopo la repressione del Dom, la violenza dell'esercito non si è placata. Dopo il '98 (e fino all'ottobre del 2005) si sono registrati 3.258 casi di esecuzioni sommarie, arbitrarie o extra-giudiziali; 1.468 casi di arresti e detenzioni arbitrarie; 6.054 casi di torture. "Un'inchiesta approfondita contro i responsabili di tali crimini contro l'umanità - ha spiegato Yakob - non è mai stata condotta. Questo ha creato negli acehnesi una sfiducia generalizzata e crescente contro il governo di Giakarta. Per questo si parla di 'tragedia della civiltà': il concetto dello Stato moderno, in Indonesia come altrove è stato introdotto per tutelare i diritti dei cittadini. Ma qui da noi lo Stato non si è rivelato in altre forme se non quella di una struttura di potere capace di opprimere anche la nostra umanità".
Gianluca Ursini

Luca Galassi

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