La Teheran giovane e religiosa delle feste illegali: ballare senza imitare l’Occidente
scritto per noi da
Paola Rivetti
La sfacciataggine delle ragazze iraniane avrebbe solleticato anche
la navigata immaginazione del Marchese De Sade. Come nella Francia del
‘700 le donne nascondevano magie di seduzione sotto ampie gonne,
nell’Iran di Ahmadi Nejad le ragazze, una volta libere dal pesante
chador, mostrano stravaganze che paiono concepite in folli notti nelle
capitali occidentali del divertimento. Sara sbatte le lunghissime
ciglia nere per farsi aprire la porta di un negozio, in orario di
pausa, da un giovane commesso sorridente ed imbarazzato. Entra e si
avvicina allo specchio per indossare delle lenti ramate, che striano
gli occhi di rosso fuoco. “Ora sono pronta”, dice, e lo stesso sembra
suggerire lo sguardo compiaciuto del commesso. La casa della
festa si trova sulle pendici dei monti Alborz, a nord di Teheran. E’
una casa su diversi piani, con la facciata bianca in stile coloniale.
La musica è così alta che la si può sentire da fuori. Il giardiniere,
indifferente, continua ad annaffiare le rose nel prato. Dentro la casa,
invece, si sta consumando uno dei reati più spettacolarmente puniti
nella Repubblica Islamica: quello “del far festa”.
E’ qui la festa? Nonostante in Iran anche un caffè con due amici venga considerato “una festa”,
le riunioni illegali che si celebrano nelle case persiane hanno due caratteristiche
principali: sono promiscue e vi sono gli alcolici. Ragioni sufficienti per non
perdersene nemmeno una. Tuttavia, si tratta di violazioni intollerabili del codice
morale e penale, punite in modi davvero singolari. Il grigio regime degli Ayatollah
rivela in questo caso, una fantasia inaspettata: Siavash, 27 anni, racconta di
essere stato messo nella piscina della casa dove la festa, scoperta dalla polizia,
si stava celebrando. Dopo un’ora e mezza, le forze dell’ordine hanno chiamato
i genitori di tutti i presenti, allora minorenni, perché li venissero a recuperare,
bagnati ed umiliati. Per tutto quel tempo li avevano minacciati delle più atroci
ripercussioni. Siavash ride moltissimo, in compagnia della sua famiglia, trasferitasi
in Italia, quando ricorda l’episodio; purtroppo, però, le improvvise irruzioni
della polizia provocano anche tragedie. Nell’aprile scorso, dei ragazzi travestiti
da mullah si lanciarono dal balcone dell’appartamento dove stavano celebrando
con degli amici un festa in maschera, rimanendo feriti. E pochi giorni fa, un’altra
festa si è risolta in 20 arresti.
Quel labile confine. Il fenomeno delle feste è cresciuto negli ultimi anni, molti sostengono, grazie
alla promozione delle libertà individuali da parte del governo riformista di Khatami.
Tuttavia, “la stampa straniera presenta le feste in Iran come se fossero un tentativo
di imitare l’occidente. L’ho letto sul sito della Bbc”, spiega Sara, “ma non è
così. Io non vedo incoerenza tra ballare e credere in Dio e nella Repubblica Islamica.
Tra il fumare una sigaretta ed amare il proprio presidente. Io non sono preoccupata
per un ritorno ai tempi dell’oscurantismo a causa di Ahmadi Nejad. A dire che
succederà questo è una certa parte politica. Io credo che i giovani abbiano bisogno
di ricevere un’educazione. Ma allo stesso tempo, abbiamo bisogno di divertirci”,
continua. Del resto, gli arresti di giovani festaioli vi erano anche durante gli
anni del governo di Khatami, e lo stesso si può tristemente dire delle impiccagioni
diegli omosessuali.
“Il fatto che ci siano proibite molte cose, rende normali dei comportamenti che
invece dovrebbero essere condannati”, dice Sara. “Ci sono feste dove le ragazze
si concedono a più uomini, anche contemporaneamente, magari per il solo gusto
di infrangere delle regole. E’ per questo che è considerato normale prostituirsi”.
In Iran, a vendere il proprio corpo sono normalmente giovani ragazze di ottima
famiglia, benestanti, ma soprattutto “con uno spirito rivoluzionario spiccato”,
ironizzano in molti. Infatti, spesso le ragazze svolgono quest’attività proprio
per manifestare il proprio dissenso. Di fonte a ciò, “il ballo e la musica sono
finti problemi”, sostiene Sara. “Io credo fermamente nella moralità, e credo che
questa vada rafforzata dalle autorità. Ma certe perversioni esistono proprio perché
vengono criminalizzati comportamenti innocenti”. Sara fa parte della stessa Teheran
delle “ragazze che si concedono ai matrimoni temporanei”, come vengono enfaticamente
chiamate qui le prostitute. Benestante e con una casa dalla quale si può godere
un panorama su tutta la città, Sara frequenta le migliori scuole di inglese e
di francese, ma dice di voler scappare dall’Iran, di voler andare in Francia per
essere libera e per non preoccuparsi più di trovare marito. Eppure, il fatto di
essere stata rifiutata come segretaria presso un ufficio della presidenza della
Repubblica l’ha affranta moltissimo. “Volevo lavorare col mio presidente”, dice.
Nonostante si lanci in danze scatenate non appena le venga data la possibilità
di farlo, Sara fa parte di una famiglia molto conservatrice e non si discosta
da quelle idee.

Futuro incerto.
Ad ogni nuova notizia di arresti, tuttavia, parte del Paese trema. Che
si tratti di manifestanti o di giovani conservatori sorpresi durante
una festa con una bottiglia di vino fatto in casa , gli iraniani vedono
con preoccupazione il futuro. Che sorte avranno le libertà civili
promosse da Khatami? “Khatami ha aiutato la società ad esprimersi, l’ha
aiutata ad acquistare fiducia in sé stessa”, dice Sadegh, studente di
ingegneria al politecnico “Amir Kabir”. “Ora non ci possono dire “via
il presidente, via le libertà”. “Il presidente Ahmadi Nejad riporterà
semplicemente la fede e la moralità. Ma è normale, io sono giovane ed
amo il divertimento”: Sara risponde così a moltissime domande,
risolvendo moltissime incongruenze. Con pace per chi, invece, molte
questioni le continua a vivere con la tipica ansia di chi non ha nulla,
se non un piede già fuori dal Paese.