30/12/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Analisi delle tensioni degli ultimi tempi in Sri Lanka
La studiosa di conflitti, Champika Liyanaarachchi, spiega i nuovi attriti tra governo cingalese e ribelli delle Tigri.
 
Soldato cingalese
Da cosa è stata innescata l’escalation di violenze delle ultime settimane?
Le violenze sono aumentate dopo le presidenziali del 17 novembre, vinte dal primo ministro Mahinda Rajapakse. Ma se le LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam, Tigri per la Liberazione della Patria Tamil) non avessero spinto i tamil del nord a boicottare il voto, si sarebbe profilato un quadro molto diverso: quasi il 95 per cento dei tamil avrebbero votato per il principale candidato dell’opposizione ed ex premier Ranil Wickremesinghe. Quest’ultimo è uno stretto alleato degli Stati Uniti e dei principali Paesi europei. Inoltre, durante il suo mandato come premier, dal dicembre 2001 al febbraio 2004, si è dimostrato capace nel gestire l’economia. In questo periodo (febbraio 2002) è stato raggiunto anche un altro importante risultato: la firma del cessate il fuoco tuttora in vigore.
Qual era il piano delle Tigri?
Volevano la sconfitta di Wickremesinghe a ogni costo. Temevano cioè che se lui, che godeva dell’appoggio internazionale, avesse vinto le presidenziali, sarebbero state relegate in un angolo e costrette ad abbandonare le loro irragionevoli richieste. Come abbiamo visto, sono riuscite nel loro obiettivo: circa 500mila tamil del nord non sono andati a votare e Rajapakse ha vinto con uno stretto margine di 180mila voti in più rispetto a Wickremesinghe.
Poi sono cominciati gli attacchi…
Sin dal giorno in cui Rajapakse è stato eletto, le Ltte hanno cominciato a condurre attacchi contro le forze di sicurezza del governo, poiché sapevano che  il nuovo presidente non godeva di una grande considerazione all’estero. Dal 17 novembre a oggi hanno ucciso circa 100 persone tra membri delle forze di sicurezza, gruppi tamil e civili.
 
La moglie di un politico tamil, piange il maritoPerché il luogo dove tenere i negoziati di pace è così importante per mettere d’accordo governo e Ltte?
Il governo dice che i negoziati devono tenersi in Sri Lanka o in un altro Paese asiatico. Le Tigri, invece, propongono l’Europa perché Colombo sta cercando di farle emanare un bando contro il movimento delle Tigri. Se i colloqui si svolgessero nel vecchio continente, il movimento ribelle apparirebbe un partito credibile per i Paesi europei, tranne però per la Gran Bretagna che ha già emesso il bando da tempo. Il governo conosce bene le intenzioni dei guerriglieri, così continua a insistere per una sede asiatica dei negoziati. L’ultimo picco di violenza è stato voluto dalle Tigri proprio per terrorizzare il governo, che non è pronto a una nuova guerra, e per convincerlo a mandare i suoi delegati in Europa.  
Quali sono i legami attuali delle Tigri con l’Europa?
Qui le Tigri godono di un grande supporto, soprattutto in Norvegia, Svizzera e Francia. Diversi tamil inviano soldi da questi Paesi, attraverso gli attivisti delle Ltte, per permettere alle Tigri di comprare armi e per mantenere i loro quadri. I ribelli temono che un eventuale bando possa indebolire questa rete.
  Mahinda Rajapakse
Lo tsunami ha aumentato le tensioni fra Tigri e governo?
No. In realtà la distruzione causata dal maremoto ha piuttosto minimizzato le possibilità di una ripresa del conflitto. Servirà un po’ di tempo al governo e alle Ltte per riprendersi dopo la devastazione sia nelle zone controllate da Colombo sia in quelle controllate dalla guerriglia.
C’è il rischio di un ritorno alla guerra civile?
C’è una possibilità, a meno che il governo concordi con le Tigri di tenere i negoziati in Europa. Ma ciò rappresenterebbe un brutto precedente,  perché darebbe l’impressione che i terroristi possono ottenere qualunque cosa con la violenza contro le forze di sicurezza e i civili. Molti analisti ritengono che l’Europa dovrebbe emanare almeno un bando temporaneo contro le Ltte così che non possano portare avanti le loro attività terroristiche, come hanno fatto finora. Ci sono forti segnali che il movimento delle Tigri stia perdendo il controllo della situazione. Per esempio ha usato un’arma termobarica proibita per uccidere 13 uomini della marina, il 23 dicembre nel nord. Quest’arma può bruciare ogni cosa nello spettro di tiro, tanto che dopo l’attentato dei marinai erano rimaste solo le ossa.
 
 
 

Francesca Lancini

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