La studiosa di conflitti, Champika Liyanaarachchi, spiega i nuovi attriti tra
governo cingalese e ribelli delle Tigri.

Da cosa è stata innescata
l’escalation di violenze delle ultime settimane?
Le violenze sono aumentate dopo le presidenziali del 17
novembre, vinte dal primo ministro Mahinda Rajapakse. Ma se le LTTE (Liberation
Tigers of Tamil Eelam, Tigri per la Liberazione della Patria Tamil) non avessero
spinto i tamil del nord a boicottare il voto, si sarebbe profilato un quadro
molto diverso: quasi il 95 per cento dei tamil avrebbero votato per il
principale candidato dell’opposizione ed ex premier Ranil Wickremesinghe.
Quest’ultimo è uno stretto alleato degli Stati Uniti e dei principali Paesi
europei. Inoltre, durante il suo mandato come premier, dal dicembre 2001 al
febbraio 2004, si è dimostrato capace nel gestire l’economia. In questo periodo
(febbraio 2002) è stato raggiunto anche un altro importante risultato: la firma
del cessate il fuoco tuttora in vigore.
Qual era il piano delle
Tigri?
Volevano la sconfitta di Wickremesinghe a ogni costo. Temevano
cioè che se lui, che godeva dell’appoggio internazionale, avesse vinto le
presidenziali, sarebbero state relegate in un angolo e costrette ad abbandonare
le loro irragionevoli richieste. Come abbiamo visto, sono riuscite nel loro
obiettivo: circa 500mila tamil del nord non sono andati a votare e Rajapakse ha
vinto con uno stretto margine di 180mila voti in più rispetto a Wickremesinghe.
Poi sono cominciati
gli attacchi…
Sin dal giorno in cui Rajapakse è stato eletto, le Ltte hanno
cominciato a condurre attacchi contro le forze di sicurezza del governo, poiché
sapevano che il nuovo presidente non
godeva di una grande considerazione all’estero. Dal 17 novembre a oggi hanno
ucciso circa 100 persone tra membri delle forze di sicurezza, gruppi tamil e
civili.
Perché il luogo dove
tenere i negoziati di pace è così importante per mettere d’accordo governo e
Ltte?
Il governo dice che i negoziati devono tenersi in Sri Lanka
o in un altro Paese asiatico. Le Tigri, invece, propongono l’Europa perché
Colombo sta cercando di farle emanare un bando contro il movimento delle Tigri.
Se i colloqui si svolgessero nel vecchio continente, il movimento ribelle
apparirebbe un partito credibile per i Paesi europei, tranne però per la Gran
Bretagna che ha già emesso il bando da tempo. Il governo conosce bene le
intenzioni dei guerriglieri, così continua a insistere per una sede asiatica
dei negoziati. L’ultimo picco di violenza è stato voluto dalle Tigri proprio
per terrorizzare il governo, che non è pronto a una nuova guerra, e per convincerlo
a mandare i suoi delegati in Europa.
Quali sono i legami
attuali delle Tigri con l’Europa?
Qui le Tigri godono di un grande supporto, soprattutto in
Norvegia, Svizzera e Francia. Diversi tamil inviano soldi da questi Paesi,
attraverso gli attivisti delle Ltte, per permettere alle Tigri di comprare armi
e per mantenere i loro quadri. I ribelli temono che un eventuale bando possa
indebolire questa rete.
Lo tsunami ha
aumentato le tensioni fra Tigri e governo?
No. In realtà la distruzione causata dal maremoto ha
piuttosto minimizzato le possibilità di una ripresa del conflitto. Servirà un
po’ di tempo al governo e alle Ltte per riprendersi dopo la devastazione sia
nelle zone controllate da Colombo sia in quelle controllate dalla guerriglia.
C’è il rischio di un
ritorno alla guerra civile?
C’è una possibilità, a meno che il governo concordi con le
Tigri di tenere i negoziati in Europa. Ma ciò rappresenterebbe un brutto
precedente, perché darebbe l’impressione
che i terroristi possono ottenere qualunque cosa con la violenza contro le
forze di sicurezza e i civili. Molti analisti ritengono che l’Europa dovrebbe
emanare almeno un bando temporaneo contro le Ltte così che non possano portare
avanti le loro attività terroristiche, come hanno fatto finora. Ci sono forti
segnali che il movimento delle Tigri stia perdendo il controllo della
situazione. Per esempio ha usato un’arma termobarica proibita per uccidere 13
uomini della marina, il 23 dicembre nel nord. Quest’arma può bruciare ogni cosa
nello spettro di tiro, tanto che dopo l’attentato dei marinai erano rimaste
solo le ossa.