La corruzione dilaga. La Costa Rica a un bivio
La storia - Il 15 settembre scorso Miguel Ángel Rodríguez diventava il primo segretario

centroamericano dell’Osa, l’Organizzazione degli Stati Americani. Sembrava che
per l’ex presidente della Costa Rica, di 64 anni, fosse giunto il momento di un
riconoscimento internazionale fortemente voluto e per il quale aveva lavorato
arduamente negli ultimi due anni, passati a convincere i governi dei 35 appartenenti
all’organizzazione di essere la persona giusta per succedere a César Gaviria.
L’ambizioso programma politico di Rodríguez, che prevedeva il recupero del ruolo
di primo piano dell’Osa, doveva rimanere però solo sulla carta. Dopo nemmeno tre
settimane, il neo segretario ha dovuto rinunciare per affrontare l’accusa di corruzione
che gli è stata mossa da un giudice del suo Paese che ha dettato per lui, senza
mezzi termini, sei mesi di prigione preventiva.
Una storia vecchia - Rodríguez non è però il solo ex presidente ad essere finito in carcere nella
“Mani pulite” della Costa Rica. A poche celle dalla sua, nella squallida prigione
La Reforma, c’è quella di Rafael Ángel Calderón, suo compagno di partito e alla
guida del paese centroamericano nei primi anni Novanta. Per entrambi l’accusa
è di corruzione, ma per casi differenti, che hanno rivelato tutta la fragilità
di un sistema che si era sempre vantato di essere uno dei più sviluppati ed equi
dell’intera America Latina.
Le indagini, condotte da differenti pool di giudici, ma sotto la guida unica
del Procuratore generale della Repubblica, Francesco Dall’Anese, discendente di
emigranti spezzini, hanno rivelato diversi filoni, dimostrando come tutto l’ordinamento
pubblico della Costa Rica sia stato manovrato, nell’ultima decada, da poche altolocate
famiglie.
Le inchieste - Due le inchieste principali seguite dagli inquirenti, entrambi con le radici
in Europa. La prima, che ha coinvolto l’ex presidente Calderón, ha come sfondo
un prestito di

quasi 40 milioni di dollari dal governo della Finlandia per l’acquisto di prezioso
materiale per gli ospedali del Paese. Su quei soldi il bottino politico fu una
commissione di 8 milioni, divisa equamente tra i notabili interessati all’affare.
Rodríguez, invece, è stato tirato in ballo dal suo ex delfino José Antonio Lobo,
un alto dirigente dell’azienda pubblica Ice (Instituto Costarricense de Electricidad).
L’ex segretario dell’Osa, secondo la versione di Lobo, avrebbe infatti percepito
un “premio” di un milione e 200 mila dollari per appoggiare l’approvazione di
400.000 linee cellulari all’impresa Alcatel. Il colosso francese delle telecomunicazioni
avrebbe distribuito succulente mazzette in maniera indistinta ad esponenti del
partito di governo e dell’opposizione, per garantirsi la gestione della telefonia
cellulare in Costa Rica, un affare valutato in quasi 150 milioni di dollari.
L'opinione pubblica - Presentata all’opinione pubblica come una straordinaria campagna contro la corruzione,
la “Mani Pulite” con il passare dei giorni comincia a perdere questa sua caratteristica
moralizzatrice per assumere quella più probabile di un regolamento di conti tra
fazioni politiche impegnate in una guerra senza quartiere. Rodríguez, che ha rilasciato
nei giorni scorsi la prima intervista dopo l’arresto, ha parlato esplicitamente
di un “circo” montato apposta e le modalità della sua detenzione, sull’aereo che
lo riportava in patria e alla presenza delle telecamere, fa precisamente pensare
a una manovra pensata a tavolino.
Resta però da decifrare quali siano gli interessi che hanno provocato il terremoto
politico. Di certo, c’è che per le prossime elezioni presidenziali, risalta la
candidatura di Óscar Árias, che a questo punto si ritrova senza alcun rivale.
Premio Nobel per la Pace nel 1987, Árias è il candidato ideale per l’attuale amministrazione
di Washington che, da tempo, caldeggia per la Costa Rica, che possiede ancora
varie imprese statali ed uno Stato sociale funzionante, la via alla

privatizzazione. Per la sua adesione alle politiche liberali Árias è inviso
a molti settori sociali del suo Paese, ma grazie all’azione della magistratura,
in questo momento si trova con una opposizione politica praticamente inesistente.
Intanto, persa buona parte della credibilità internazionale, la Costa Rica tenta
in questi giorni di riprendere parte del terreno perduto ospitando il XIV Congresso
Interamericano, in programma per il 19 e 20 novembre, questo fine settimana. Rimane
però il boccone amaro delle defezioni: Lula, Fidel Castro, Alejandro Toledo, Chavez,
il cileno Ricardo Lagos ed il presidente portoghese Sampaio, infatti non ci saranno.
Maurizio Campisi